Cassazione Civile, Ordinanza n. 32489/2025 del 12/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (ente previdenziale)
La controversia
Un soggetto privato ha impugnato davanti al giudice del lavoro un’intimazione di pagamento relativa a quindici avvisi di addebito per complessivi euro 232.309,81, chiedendo l’annullamento del ruolo e del debito sottostante all’estratto di ruolo. Ha dedotto la mancata notifica degli atti presupposti e l’intervenuta prescrizione. Il tribunale ha rigettato l’opposizione ritenendo documentalmente provata la rituale notifica degli avvisi di addebito e dell’intimazione di pagamento, e reputando infondate le contestazioni sulle notifiche via posta e via PEC. In appello il soccombente ha riproposto le doglianze sulle notifiche, ha eccepito prescrizione e decadenza delle pretese e ha anche contestato la costituzione in giudizio dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione con difensore del libero foro anziché con l’Avvocatura dello Stato. La corte d’appello ha rigettato integralmente il gravame. In cassazione sono stati proposti cinque motivi: (1) nullità del procedimento e della sentenza per asserita violazione delle regole sulla difesa dell’Agenzia e del relativo protocollo con l’Avvocatura dello Stato; (2) vizio motivazionale e violazione delle norme sulle copie documentali e sul disconoscimento, per avere la corte d’appello ignorato il preteso disconoscimento di conformità delle copie agli originali; (3) violazione delle norme sulla notifica degli atti e sulla notifica via PEC, per asserita illegittimità delle notifiche degli avvisi di addebito e degli atti interruttivi; (4) violazione dell’art. 2934 c.c. per mancato rilievo della prescrizione; (5) violazione della disciplina sulla decadenza per mancato rilievo del decorso del termine decadenziale. La Corte di cassazione ha ritenuto il primo e il secondo motivo infondati, il terzo in parte inammissibile e in parte infondato, e il quarto e il quinto inammissibili per mancato confronto con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva accertato la ritualità delle notifiche e la tempestività dell’azione di riscossione; ha quindi rigettato il ricorso.
La decisione
La Corte ha confermato la decisione della corte d’appello, rigettando il ricorso per cassazione. Ha ritenuto che la difesa dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione con avvocato del libero foro non fosse nulla nel caso concreto, in base all’orientamento che consente il patrocinio esterno quando la convenzione non riserva la difesa all’Avvocatura dello Stato e manchino le condizioni ostative. Ha inoltre escluso che vi fosse un efficace disconoscimento delle copie documentali, poiché la contestazione era generica e non specificava le difformità dall’originale. Quanto alle notifiche, ha rilevato che il motivo non si confrontava con la ratio della decisione di merito, che aveva accertato notifiche eseguite a mezzo raccomandata e servizio postale ordinario; ha inoltre richiamato il principio secondo cui, per le notifiche via PEC, la provenienza da un indirizzo non censito non invalida di per sé l’atto senza specifica allegazione di un pregiudizio difensivo. Infine, ha dichiarato inammissibili le censure su prescrizione e decadenza perché non attaccavano la motivazione della sentenza impugnata, la quale aveva escluso il maturare di entrambi i termini. Le spese sono state poste a carico del ricorrente in favore di entrambi i resistenti, con ulteriore attestazione dei presupposti per il contributo unificato aggravato.
Norme richiamate
primo comma, nn. 3, 4 e 5
La Corte richiama i limiti del sindacato di legittimità e ribadisce che il motivo deve confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata, altrimenti è inammissibile come 'non motivo'.
Richiamato dalla parte ricorrente in relazione alla dedotta nullità del procedimento, senza accoglimento della censura.
Evocato dal ricorrente per sostenere la nullità della costituzione in giudizio dell’Agenzia; la Corte ritiene infondata la censura alla luce della disciplina convenzionale e dell’orientamento consolidato.
art. 43, comma 4, R.d. n. 1611 del 1933
Richiamato come ipotesi di conflitto che consente deroghe al patrocinio dell’Avvocatura dello Stato.
art. 132, primo comma, n. 4 c.p.c.
La Corte esclude il vizio di nullità della sentenza per difetto assoluto di motivazione, poiché la motivazione della corte d’appello era ampia e specifica.
art. 118, primo comma, disp. att. c.p.c.
Richiamato insieme all’art. 132 c.p.c. per censurare la motivazione; il motivo è respinto.
Il disconoscimento delle copie richiede una contestazione specifica e non generici rilievi sulla mancata produzione degli originali.
art. 60, comma 1, lett. e), d.P.R. 600/1973
Evocato per sostenere l’illegittimità delle notifiche, ma la censura è dichiarata inammissibile perché non si confronta con la motivazione di merito.
Richiamato dal ricorrente sulla notificazione telematica; la Corte non ne fa applicazione favorevole al ricorrente.
Richiamato dal ricorrente in tema di notifiche telematiche; la censura è respinta.
art. 57-bis, comma 1, d.lgs. 82/2005
Richiamato dal ricorrente sulla validità delle notifiche via PEC; non comporta l’accoglimento del motivo.
Norma centrale sulla notifica della cartella/atti della riscossione; la Corte richiama la presunzione di conoscenza in caso di consegna a familiare convivente e la validità della notifica via raccomandata.
Richiamato per sostenere la prescrizione; la censura è inammissibile perché non attinge la ratio decidendi sulla tempestività della pretesa.
Richiamato per la decadenza della pretesa; la Corte dichiara inammissibile il motivo per mancato confronto con l’accertamento di tempestività.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002
Richiamato nel dispositivo per dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.
Massime di principio
- In sede di legittimità il motivo di ricorso è inammissibile quando non si confronta con la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata; la censura deve criticare la motivazione effettivamente posta a base della decisione e non prospettare in astratto una diversa lettura dei fatti.
- Il disconoscimento di copie documentali ex art. 2719 c.c. richiede una contestazione specifica e univoca della difformità dall’originale; non è sufficiente un mero rilievo generico sulla mancata produzione degli originali.
- Quando l’agente della riscossione produce copia della relata di notifica o dell’avviso di ricevimento, il destinatario che contesti la conformità all’originale deve indicare le ragioni concrete della pretesa difformità, poiché un disconoscimento generico è inefficace.
- La notifica degli atti della riscossione eseguita a mezzo raccomandata postale può ritenersi ritualmente perfezionata secondo le regole speciali applicabili, e la consegna a familiare convivente fa operare una presunzione di conoscenza superabile solo con prova contraria del destinatario.
- Nella notificazione a mezzo PEC degli atti della riscossione, l’utilizzo di un indirizzo del mittente non censito nel pubblico registro non determina di per sé invalidità della notifica, salvo che il destinatario alleghi e dimostri specifici pregiudizi al diritto di difesa.
- Le censure di prescrizione e decadenza sono inammissibili se non misurano la loro critica con l’accertamento del giudice di merito circa la rituale notificazione degli atti interruttivi e la tempestiva azione di riscossione.
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