Cassazione Civile, Sentenza n. 8025/2021 del 23/03/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto che aveva parzialmente accolto l'appello dell'Agenzia e respinto l'appello incidentale della Ferraris relativo ad avvisi di accertamento e cartella di pagamento per imposte dirette e IVA relativi al 2003/2004. La questione centrale era se le fatture fossero soggettivamente inesistenti nell'ambito di una "frode carosello" e se la società (attraverso il suo legale rappresentante) fosse consapevole della frode; contestate anche numerose questioni processuali e probatorie (termine di decadenza/raddoppio dei termini, rilevanza della sentenza penale di patteggiamento, omissioni motivazionali, rilevanza di consulenze tecniche di parte, presunta tardività dell'attività di verifica, vizi della cartella esattoriale).
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione della CTR che, valorizzando il PVC e la sentenza di patteggiamento del GIP, ha trovato elementi gravi, precisi e concordanti a carico delle imprese fornitrici e della compartecipazione del legale rappresentante della Ferraris alla frode, giustificando la disconoscimento delle detrazioni IVA. Sono stati respinti i motivi relativi a vizio motivazionale assoluto, omissioni di pronuncia e vizi procedurali ritenuti infondati o non decisivi; la Corte ha inoltre confermato che la regolarità dei pagamenti e della contabilità non è di per sé sufficiente a escludere la consapevolezza. Il ricorrente è condannato alle spese.
Norme richiamate
artt. 39-40-42; art. 43, comma 3
Gli artt. 39-40-42 sono richiamati in tema di accertamento e poteri d'ufficio; il "raddoppio" dei termini ex art. 43, comma 3 opera quando sussistono elementi tali da rendere obbligatoria la denuncia penale, ed è distinta dai termini ordinari (non è una riapertura o proroga di termini scaduti)
artt. 19; 21, comma 7; 54-56; 57, comma 3; art. 60-bis, comma 2
Le norme IVA sono ricondotte alle distinzioni tra operazioni inesistenti (art. 21, comma 7) e cessioni a valore inferiore (art. 60-bis). Per l'esclusione della detrazione IVA rileva l'inesistenza soggettiva della fattura; l'art. 60-bis disciplina responsabilità solidale in ipotesi diverse (cessionI a prezzi inferiori) e presuppone l'effettività dell'operazione
Richiamata in relazione ai criteri di valutazione delle imposte dirette in presenza di fatti penali collegati; la Corte ha distinto l'efficacia del giudicato penale nel processo tributario
legge 212/2000 (Statuto del contribuente)
art. 12, comma 5; art. 3, comma 3
La violazione del termine di permanenza degli ispettori ex art. 12, comma 5 non determina la nullità degli atti ispettivi né l'inutilizzabilità delle prove; l'art. 3 comma 3 richiamato in relazione agli oneri probatori e garanzie processuali
legge 208/2015 (legge di bilancio 2016)
La modifica normativa introdotta non incide retroattivamente sugli avvisi notificati entro certi termini; lo jus superveniens non rileva per gli atti anteriori al regime di modifica
Richiamato quale quadro normativo dei reati tributari che attivano l'obbligo di denuncia e i connessi effetti sul raddoppio dei termini
art. 331; art. 444; art. 654
L'art. 331 c.p.p. riguarda l'obbligo di denuncia; l'accordo di patteggiamento ex art. 444 c.p.p. costituisce elemento di prova apprezzabile dal giudice tributario, senza però produrre automatica efficacia di giudicato; l'art. 654 è richiamato in tema di limiti dell'autorità della cosa giudicata penale nel processo tributario
Richiamati in tema di onere della prova e presunzioni: l'Amministrazione deve provare la fittizietà e la consapevolezza; sul contribuente grava la prova contraria
artt. 116; 132; 360 (in particolare comma 1 nn. 3-4-5); art. 384; art. 395
Principi processuali relativi alla valutazione delle prove, limiti del sindacato di legittimità in Cassazione, motivazione, omessa pronuncia e rimedi (eventuale revocazione ex art. 395)
Massime di principio
- In materia di IVA l'Amministrazione ha l'onere di provare non solo la fittizietà oggettiva del fornitore ma anche la consapevolezza del cessionario che l'operazione partecipava a una frode; tale onere può essere assolto anche tramite presunzioni purché gravi, precise e concordanti
- Il contribuente che ha detratto IVA deve fornire la prova contraria di aver usato la diligenza dovuta e di aver effettivamente concluso l'operazione con il cedente; la regolarità della contabilità o dei pagamenti non è di per sé sufficiente a escludere la consapevolezza
- La sentenza di patteggiamento o altri provvedimenti penali hanno rilevanza probatoria nel processo tributario ma non effetto automatico di cosa giudicata: il giudice tributario può valorizzarli previa motivazione
- Il cosiddetto "raddoppio" dei termini di accertamento si applica sulla base dei presupposti previsti dalla legge (seri indizi che impongono denuncia) ed è distinto dai termini ordinari; non costituisce una riapertura di termini decaduti
- La violazione del termine di permanenza degli organi ispettivi nella sede del contribuente non comporta di per sé invalidità degli atti o inutilizzabilità delle prove raccolte
- In cassazione non è consentito un libero riesame del merito: le contestazioni che si limitano a rimettere in discussione la valutazione delle prove del giudice di merito sono, di norma, inammissibili
- Le consulenze tecniche di parte sono allegazioni difensive e non hanno autonomo valore probatorio; la valutazione tecnica compete al giudice e può essere superata da elementi contrastanti
- Se il giudice di merito omette di pronunciare su un motivo ma la questione risulta manifestamente infondata e non richiede ulteriori accertamenti di fatto, la Corte di cassazione può decidere nel merito senza rinvio
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