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Cassazione Civile, Ordinanza n. 18243/2023 del 27/06/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (privato)

La controversia

La lite nasce da un compendio immobiliare sito in area vincolata e parzialmente soggetta a diverse destinazioni urbanistiche, acquistato da privati nel 1993. Su uno dei mappali insisteva un vecchio edificio, successivamente ricostruito dalla proprietaria; l’intervento fu sequestrato in sede penale e il reato si estinse per prescrizione. Nel 2004 venne presentata istanza di condono edilizio ex art. 32 del d.l. n. 269/2003. Dopo un precedente contenzioso, il Comune riavviò il procedimento di sanatoria ma nel 2016 rigettò la domanda ritenendo l’abuso insanabile per legge. Il TAR rigettò il ricorso della proprietaria; il Consiglio di Stato, all’esito di verificazione e valorizzando anche il giudicato penale come elemento indiziario, riformò la sentenza e accolse il ricorso di primo grado, annullando il diniego con salvezza del successivo riesame comunale e indicando criteri interpretativi favorevoli alla sanabilità. Il Comune ha quindi proposto ricorso per cassazione per motivi inerenti alla giurisdizione, deducendo che il Consiglio di Stato avrebbe: sostituito la propria valutazione a quella della pubblica amministrazione; compresso in modo indebito la discrezionalità tecnica e amministrativa dell’ente; autonomamente qualificato il manufatto come ricostruzione fedele di un rudere; valutato l’interesse pubblico alla conservazione del sentiero Monterosso-Levanto; e applicato una norma "creata" dal giudice, alterando l’art. 3 della l.r. Liguria n. 5/2004 e invadendo la sfera legislativa.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto che il Consiglio di Stato si sia mosso entro i limiti della giurisdizione di legittimità: ha effettuato un controllo di legittimità sul diniego di condono, avvalendosi di verificazione e di altri elementi istruttori, e ha annullato l’atto con salvezza del riesame da parte del Comune, senza sostituirsi alla P.A. né esercitare un potere normativo. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile. Il Comune è stato condannato alle spese e, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002, è stato dato atto dell’obbligo di versamento dell’ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 103 Cost.

    richiamato come parametro costituzionale del riparto di giurisdizione e dei limiti della giurisdizione amministrativa

  • art. 111, comma 8, Cost.

    indicato come base del ricorso per cassazione per motivi inerenti alla giurisdizione

  • art. 362 c.p.c.

    richiamato quale norma sul ricorso in cassazione per motivi di giurisdizione

  • art. 110 d.lgs. n. 104/2010

    richiamato nel motivo di ricorso per dedurre il superamento dei limiti della giurisdizione amministrativa

  • artt. 4 e 7 d.lgs. n. 104/2010

    richiamati dal ricorrente a sostegno della tesi dell’invasione della sfera riservata alla P.A.

  • art. 32 d.l. n. 269/2003

    richiamato come base normativa dell’istanza di condono edilizio

  • L. n. 326/2003

    citata in relazione alla conversione del d.l. n. 269/2003 e al quadro del condono edilizio

  • art. 3, comma 1, l.r. Liguria 29 marzo 2004, n. 5

    considerato dal Consiglio di Stato come criterio direttivo per il riesame della domanda di condono, nel senso della sanabilità di alcune tipologie edilizie

  • art. 3, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 380/2001

    interpretato dal Consiglio di Stato nel senso che la ristrutturazione può includere anche la parziale ricostruzione di immobili preesistenti, pure in aree vincolate

  • d.l. n. 76/2020, art. 10, comma 1, lett. b), n. 2-bis

    richiamato quale intervento normativo che ha novellato l’art. 3, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 380/2001

  • sentenza Corte cost. n. 6/2018

    richiamata per delimitare il sindacato della Cassazione sui motivi inerenti alla giurisdizione

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    richiamato per il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • L’eccesso di potere giurisdizionale del giudice amministrativo ricorre solo quando egli travalichi i limiti esterni della giurisdizione, sostituendosi alla pubblica amministrazione con una pronuncia autoesecutiva o compiendo un sindacato di merito non consentito; non ricorre, invece, quando il giudice si limiti ad annullare l’atto per illegittimità e a conformare il successivo riesercizio del potere amministrativo.
  • Il sindacato della Corte di cassazione per motivi inerenti alla giurisdizione non copre gli errori interpretativi o applicativi del giudice speciale sulla normativa sostanziale, salvo che tali errori si traducano nell’applicazione di una norma creata dal giudice stesso e non di una norma esistente.
  • L’annullamento giurisdizionale di un diniego amministrativo con salvezza dei successivi provvedimenti dell’amministrazione non integra sostituzione del giudice alla P.A., perché preserva il potere finale di riesame dell’ente competente.
  • La verificazione disposta dal giudice amministrativo e la valutazione di elementi istruttori tecnici non trasformano automaticamente il giudizio di legittimità in un giudizio di merito, se restano funzionali al controllo sulla legittimità dell’atto impugnato.
  • Non configura invasione della sfera legislativa l’interpretazione sistematica e teleologica della normativa vigente, anche quando essa incida sul contenuto del successivo riesercizio del potere amministrativo; la violazione del limite giurisdizionale richiede invece una vera produzione normativa giudiziale.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContratto preliminareProprietà
RamiProcesso civileImmobiliareDiritti reali
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

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