Cassazione Civile, Ordinanza n. 18001/2023 del 22/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente (privato)
La controversia
Il comune aveva intimato alla titolare della concessione cimiteriale il pagamento di una somma qualificata come aggiornamento del canone relativo a una tomba ubicata nel cimitero comunale, in relazione a una concessione perpetua risalente a una convenzione del 1974 e originariamente corrisposta, secondo la prospettazione della controparte, a titolo una tantum. La destinataria dell’ingiunzione aveva proposto opposizione, accolta in primo grado e poi confermata in appello. Nel ricorso per cassazione il comune ha articolato cinque motivi: ha dedotto, anzitutto, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo, sostenendo che la controversia coinvolgesse l’esercizio di poteri autoritativi e discrezionali dell’amministrazione sulla gestione del rapporto concessorio; ha poi lamentato che fosse stato negato il fondamento normativo del potere comunale di esigere ulteriori versamenti e di rideterminare unilateralmente il canone delle concessioni cimiteriali perpetue, invocando la natura demaniale dei cimiteri, i poteri di gestione e regolazione dell’ente, gli artt. 823, 824 e 1339 c.c., gli artt. 9 e 10 l. 537/1993 e i principi di onerosità ed equità redistributiva; con i motivi quarto e quinto ha denunciato omesso esame di fatti decisivi, relativi alla presunta integrabilità nel tempo del canone e alla rilevanza della delibera comunale n. 18/2008, che il giudice di merito aveva ritenuto inconferente rispetto alla specifica concessione in giudizio.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha preliminarmente preso atto che le questioni di giurisdizione erano già state decise dalle Sezioni Unite, con sentenza resa in questo stesso processo, che aveva confermato la giurisdizione del giudice ordinario e reso vincolante tale accertamento. Nel merito ha ritenuto infondato il terzo motivo e inammissibili, per doppia conforme, le censure di omesso esame veicolate con il quarto e il quinto motivo nella parte in cui prospettavano il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c. La Corte ha escluso che il comune potesse pretendere, in difetto di una specifica base legale o di una previsione nell’atto concessorio, un’integrazione unilaterale del canone di una concessione cimiteriale perpetua già regolata e pagata una tantum, osservando che la disciplina sopravvenuta non consente di trasformare tali concessioni in rapporti a canone periodico. Ha ritenuto non pertinenti gli artt. 823 e 824 c.c., gli artt. 9 e 10 l. 537/1993 e l’art. 1339 c.c., perché nessuna norma di legge o atto normativo secondario imponeva, per quelle concessioni pregresse, il nuovo prelievo invocato. Ha quindi condannato il ricorrente alle spese di legittimità.
Norme richiamate
R.D. n. 639 del 1910, art. 3
richiamato per la forma dell'ingiunzione e per l'opposizione davanti al giudice civile competente
D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 32
richiamato dalla pretesa monitoria/comunque come base del procedimento opposto
D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 133, comma 1, lett. b)
le controversie su indennità, canoni o altri corrispettivi restano devolute al giudice ordinario quando attengono a diritti soggettivi patrimoniali e non all'esercizio di poteri discrezionali
art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1
motivo di ricorso per difetto di giurisdizione
art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3
motivo per violazione o falsa applicazione di legge
art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5
censura per omesso esame di fatto decisivo, dichiarata inammissibile in presenza di doppia conforme
non giustifica, nel caso concreto, la pretesa di assimilare la concessione perpetua a una vendita o di imporre un canone periodico
non è idoneo a fondare la pretesa comunale di integrazione del canone
non applicabile perché manca una norma imperativa che inserisca il nuovo canone nel rapporto preesistente
non pertinenti perché riferiti a canoni periodici e non alla fattispecie delle concessioni cimiteriali perpetue già perfezionate
art. 2 Cost.
richiamato dalla parte ricorrente a sostegno della propria tesi, senza rilievo decisivo accolto dalla Corte
art. 3 Cost.
richiamato dalla parte ricorrente a sostegno della propria tesi, senza rilievo decisivo accolto dalla Corte
art. 97 Cost.
evocato per affermare che i poteri regolatori e conformativi della P.A. presuppongono base legale
art. 42 D.Lgs. n. 267 del 2000
attribuisce la competenza consiliare alla disciplina delle tariffe, ma solo per determinare il canone dovuto secondo l'atto concessorio originario
D.P.R. n. 803 del 1975, art. 93
ha eliminato la possibilità di nuove concessioni cimiteriali perpetue, salvando quelle già rilasciate
D.P.R. n. 285 del 1990, art. 92
conferma che le concessioni ora sono a tempo determinato; per quelle perpetue anteriori consente solo la revoca nei casi previsti e ne salva altrimenti la validità
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002
richiamato ai fini del raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto del ricorso
Massime di principio
- Nelle controversie aventi ad oggetto canoni o corrispettivi di una concessione di beni pubblici, la giurisdizione ordinaria sussiste quando la domanda riguarda l'an o il quantum di una pretesa patrimoniale fondata su un rapporto convenzionale, senza che venga in rilievo l'esercizio di poteri autoritativi o discrezionali dell'amministrazione.
- Le concessioni cimiteriali perpetue rilasciate sotto la disciplina allora vigente restano valide nei limiti in cui furono originariamente regolate; la sopravvenienza di una disciplina che esclude nuove concessioni perpetue non consente, di per sé, di trasformare retroattivamente quelle già esistenti in concessioni a canone periodico.
- Un'amministrazione non può pretendere unilateralmente l'integrazione di un canone pattuito una tantum in mancanza di una specifica base legale o di una previsione dell'atto concessorio che preveda l'aggiornamento o la revisione del corrispettivo.
- L'art. 1339 c.c. opera solo quando una norma imperativa inserisce automaticamente nel rapporto una clausola o un prezzo determinato: se manca una norma di legge, primaria o secondaria, che imponga il nuovo assetto economico, non è possibile sostituire il regolamento pattizio originario con un canone periodico.
- Le censure di omesso esame del fatto decisivo sono inammissibili quando la sentenza impugnata è conforme a quella di primo grado e la dedotta questione è stata comunque valutata dal giudice di merito.
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