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Cassazione Civile, Ordinanza n. 29349/2021 del 21/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La società impugnava un avviso di accertamento emesso per IVA, IRPEG e IRAP 2002 nell'ambito di un accertamento analitico-induttivo. La controversia riguardava, in particolare: il recupero a tassazione di maggiori ricavi relativi al reparto abbigliamento, gestito tramite contratto di associazione in partecipazione con altra società; il recupero di costi ritenuti indeducibili relativi ai servizi prestati da una società collegata; il recupero di compensi non spettanti per i "banchi dei freschi"; e il criterio di calcolo del ricarico medio adottato dall'Ufficio. La società deduceva, con il primo motivo, violazione di norme sull'accertamento induttivo, sulle presunzioni e sull'onere della prova, sostenendo l'erroneità del ricarico medio applicato rispetto a quello dichiarato. Con il secondo motivo lamentava vizio motivazionale per l'asserita insufficiente considerazione della significatività del campione di merci e della ponderazione dei ricarichi. Con il terzo motivo denunciava violazione di norme tributarie e costituzionali, contestando il recupero dei costi collegati all'associazione in partecipazione e la qualificazione del contratto come antieconomico/elusivo.

La decisione

La Corte ha esaminato congiuntamente il primo e il secondo motivo e li ha ritenuti infondati: ha affermato che, in caso di omessa o irregolare tenuta delle scritture ausiliarie di magazzino, la ricostruzione induttiva dei maggiori ricavi può essere legittimamente svolta sulla base di dati noti all'Amministrazione, e che la CTR aveva adeguatamente motivato sia sulla scelta del campione di merci più rappresentative e di maggior smercio sia sulla ponderazione dei prezzi di acquisto su cinque rami merceologici. Ha poi respinto anche il terzo motivo, ritenendo congrua la ratio decidendi della CTR secondo cui i costi sostenuti nell'ambito del contratto di associazione in partecipazione erano sproporzionati rispetto alla quota spettante alla società associante e non risultavano giustificati in relazione al rischio d'impresa, con conseguente conferma del recupero a tassazione. Il ricorso è stato quindi integralmente rigettato, con condanna della ricorrente alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In tema di accertamento del reddito d'impresa, la ricostruzione dei maggiori ricavi può avvenire in via analitico-induttiva quando la contabilità di magazzino sia omessa o irregolare, senza necessità di una ricostruzione analitica piena.
  • Il campione di merci utilizzato per determinare la percentuale di ricarico deve essere rappresentativo e adeguato, ma la valutazione resta censurabile in cassazione solo se la motivazione del giudice di merito è assente, illogica o meramente apparente.
  • Il giudice di merito può fondare la conferma dell'accertamento sulla selezione delle merci più rappresentative e sulla ponderazione dei prezzi di acquisto rispetto a più rami merceologici, purché dia conto del percorso logico seguito.
  • L'antieconomicità di un'operazione e la sproporzione dei costi rispetto al vantaggio atteso o alla quota di utili spettante possono costituire indice rilevante ai fini del recupero fiscale, se sorrette da un accertamento in fatto specifico e logicamente motivato.
  • Una censura di vizio motivazionale non è sufficiente se non individua fatti storici decisivi, ritualmente introdotti nel processo, che il giudice di merito avrebbe omesso di valutare.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioProveImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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