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Sentenza

Sentenza del 23/11/2018 n. 30362 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguardava avvisi di liquidazione per complessivi 677.407,54 euro relativi al canone per la pubblicità dell'anno 2000. La società contestava la giurisdizione indicata negli avvisi, la prescrizione quinquennale del credito, l'inclusione di importi riferiti alla TOSAR, il criterio di calcolo del COSAP e l'asserito mancato pagamento. Contestava inoltre la legittimazione del dirigente comunale a rappresentare Roma Capitale in giudizio. Il Comune sosteneva invece la giurisdizione del giudice ordinario, la non applicabilità della prescrizione quinquennale e l'efficacia interruttiva di precedenti comunicazioni e di un atto di impegno al pagamento.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale di Roma Capitale e ha sostanzialmente confermato l'esito favorevole alla società. Ha ritenuto infondata la contestazione sulla rappresentanza processuale, poiché, nel contenzioso tributario, il dirigente dell'ufficio competente del Comune di Roma era legittimato a proporre l'appello in base alla normativa statale, allo Statuto e ai regolamenti comunali. Ha dichiarato inammissibile il motivo sulla giurisdizione, perché Roma Capitale non aveva trascritto gli avvisi necessari a stabilire se si trattasse di un canone tributario per l'installazione di mezzi pubblicitari, soggetto alla giurisdizione tributaria, oppure di un canone concessorio per l'occupazione di spazi pubblici, rientrante nella giurisdizione ordinaria. Ha ritenuto infondato il motivo sulla prescrizione, correggendo la motivazione della CTR: i tributi locali si prescrivono in cinque anni ai sensi dell'art. 2948, n. 4, c.c., salvo atti interruttivi tempestivi. Sono stati dichiarati inammissibili anche i motivi relativi alla presunta interruzione della prescrizione e al calcolo dell'imposta, per carenza di trascrizione e autosufficienza del ricorso. Roma Capitale è stata condannata a pagare alla società 10.000 euro di spese, oltre accessori e ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2

    "Appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie attinenti l'imposta o il canone comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni."

    Le controversie sul canone comunale per la pubblicità, quando il canone costituisce una variante dell'imposta comunale sulla pubblicità, appartengono alla giurisdizione tributaria. Restano invece al giudice ordinario le controversie relative al canone concessorio per l'uso di spazi pubblici destinati all'installazione degli impianti.

  • D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 50

    In via generale il Sindaco rappresenta processualmente il Comune, salvo che lo Statuto o, nei limiti consentiti, il regolamento comunale attribuiscano tale potere ai dirigenti.

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 11, comma 3

    Nel processo tributario l'ente locale può stare in giudizio, anche in appello, tramite il dirigente dell'ufficio tributi o il dirigente responsabile dell'ufficio competente per lo specifico tributo.

  • Codice civile, art. 2948, n. 4

    I tributi locali sono soggetti a prescrizione quinquennale, decorrente dalla scadenza del tributo o dall'ultimo atto interruttivo validamente notificato.

  • D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 52 e 59

    Gli articoli riguardano il potere regolamentare degli enti locali e i termini di decadenza per l'accertamento. La Corte ha distinto la decadenza, relativa al potere di accertare, dalla prescrizione, relativa al successivo diritto di riscuotere il credito.

  • D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 62

    Il canone previsto per l'installazione di mezzi pubblicitari può costituire una variante dell'imposta comunale sulla pubblicità e mantenere natura tributaria.

  • D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 366, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Il ricorso per cassazione deve contenere un'esposizione sommaria ma completa dei fatti e degli atti rilevanti. La mancata trascrizione degli avvisi o dei documenti decisivi può rendere inammissibile la censura.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater

    In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente è tenuto al versamento di un ulteriore importo pari al contributo unificato dovuto.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 64 del 2008

    È stata dichiarata illegittima l'attribuzione alla giurisdizione tributaria delle controversie sul COSAP; la giurisdizione deve essere individuata in base alla natura effettiva del canone controverso.

Massime di principio

  • Per individuare il giudice competente non conta soltanto la denominazione utilizzata dal Comune, ma la natura sostanziale della pretesa: il canone pubblicitario con natura tributaria va al giudice tributario, mentre il canone concessorio per l'occupazione di spazi pubblici va al giudice ordinario.
  • I tributi locali, in linea generale, si prescrivono in cinque anni. È quindi necessario verificare la data di scadenza e l'esistenza di atti interruttivi validamente notificati entro tale termine.
  • La prescrizione e la decadenza sono istituti diversi: la decadenza riguarda il termine entro cui l'amministrazione deve accertare o notificare la pretesa; la prescrizione riguarda il termine entro cui il credito deve essere fatto valere o riscosso.
  • Nel ricorso per cassazione occorre trascrivere almeno le parti essenziali degli avvisi, degli atti interruttivi e dei documenti decisivi. Il semplice richiamo a documenti presenti nel fascicolo non è normalmente sufficiente.
  • La legittimazione del dirigente comunale a stare in giudizio deve essere verificata alla luce della normativa processuale tributaria e delle disposizioni statutarie o regolamentari dell'ente. In assenza di una specifica attribuzione, resta competente il Sindaco.
  • Un atto o una comunicazione interrompe la prescrizione solo se ha contenuto idoneo a manifestare in modo chiaro la volontà di far valere il credito ed è validamente portato a conoscenza del debitore.
  • Quando la motivazione della sentenza è errata ma il dispositivo è conforme al diritto, la Corte di cassazione può correggere la motivazione senza modificare l'esito finale.

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