Cassazione Civile, Ordinanza n. 04607/2024 del 21/02/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (contribuente)
La controversia
La controversia nasce da un avviso di liquidazione per imposta di registro, con sanzioni, emesso a seguito di verifiche di polizia tributaria per un importo complessivo di euro 737.464,08. L'Ufficio aveva riqualificato, ai sensi dell'art. 20 del TUR, il collegamento tra un contratto di compravendita di rimanenze di magazzino relative alla produzione di torri eoliche e un contratto di servizi, considerando l'operazione nel suo insieme come cessione unitaria di ramo d'azienda. La contribuente ha impugnato l'atto e, in appello, ha proposto ricorso per cassazione con cinque motivi: 1) nullità della sentenza per asserita decisione difforme rispetto a precedente sentenza dello stesso collegio su identica questione, con violazione dei principi di terzietà, imparzialità e giusto processo; 2) nullità per motivazione apparente della sentenza di appello; 3) violazione dell'art. 20 TUR per avere la CTR consentito la riqualificazione dell'operazione sulla base del risultato complessivo e di elementi extratestuali; 4) falsa applicazione degli artt. 2112 c.c. e 20 TUR, per avere ritenuto sufficiente il mero collegamento tra i contratti per configurare una cessione di ramo d'azienda, pur in assenza di prova dell'autonomia organizzativa e funzionale del complesso ceduto; 5) omesso esame di fatti decisivi, quali l'assenza del trasferimento di rapporti con fornitori, lavoratori, ordini, clientela, uffici, beni strumentali e immateriali.
La decisione
La Corte ha rigettato il primo e il secondo motivo, ha accolto il terzo e il quarto motivo, dichiarando assorbito il quinto. Ha cassato la sentenza impugnata nei limiti dei motivi accolti e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, ha deciso nel merito accogliendo il ricorso originario della contribuente. Le spese dell'intero giudizio sono state compensate, valorizzando l'evoluzione normativa e l'incertezza giurisprudenziale risolta solo con l'intervento della Corte costituzionale.
Norme richiamate
L'obbligo di astensione opera solo se il magistrato abbia conosciuto della stessa causa in altro grado dello stesso processo; non è deducibile come nullità della sentenza in un procedimento diverso, anche se tra le stesse parti e su questioni identiche.
art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.
La motivazione della sentenza deve consentire il controllo sulla ratio decidendi; la nullità sussiste solo in caso di motivazione mancante o apparente, non quando la motivazione, pur sintetica, renda comprensibile il percorso decisorio.
art. 36, d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
Nel processo tributario la sentenza deve contenere una concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione; la motivazione apparente è causa di nullità solo se non consente di comprendere le ragioni della decisione.
art. 111 Cost.
Il principio del giusto processo e della motivazione non è violato quando la decisione, pur sintetica, esprima in modo intelligibile le ragioni del decisum; i profili di imparzialità sono garantiti dagli istituti dell'astensione e ricusazione.
art. 6 CEDU
La disciplina interna dell'astensione e ricusazione è ritenuta sufficiente a garantire imparzialità e terzietà del giudice; la disposizione convenzionale non aggiunge regole diverse nel caso esaminato.
art. 47 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea
Ribadisce il diritto a un giudice indipendente e imparziale, ma non introduce un contenuto ulteriore idoneo a fondare la nullità denunciata in assenza di ricusazione.
art. 20 d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131
Per l'imposta di registro l'atto va interpretato in base al contenuto testuale e agli elementi desumibili dallo stesso, senza ricorso ad atti collegati o elementi extratestuali; l'amministrazione non può riqualificare l'operazione complessiva oltre lo schema negoziale risultante dall'atto registrato.
art. 1, comma 87, L. 27 dicembre 2017, n. 205
Ha modificato l'art. 20 TUR chiarendo che l'interpretazione deve avvenire sulla base dell'atto medesimo, prescindendo da elementi extratestuali e da atti collegati, salvo quanto previsto dagli articoli successivi.
art. 1, comma 1084, L. 30 dicembre 2018, n. 145
Costituisce interpretazione autentica dell'art. 20 TUR e ne impone applicazione retroattiva ai rapporti ancora pendenti.
Richiamato dalla ricorrente per escludere che la fattispecie integrasse un trasferimento d'azienda o di ramo; la Corte, però, fonda l'accoglimento sulla corretta applicazione dell'art. 20 TUR e non sulla disciplina lavoristica.
In assenza di ulteriori accertamenti di fatto, la Corte può decidere nel merito dopo la cassazione della sentenza impugnata.
art. 3 Cost.
Richiamato ai fini delle questioni di legittimità della disciplina sull'imposta di registro; la Corte recepisce l'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 20 TUR.
art. 53 Cost.
Richiamato in relazione alla legittimità della norma interpretativa sull'imposta di registro; la Corte valorizza la natura di imposta d'atto.
Richiamato per escludere che l'art. 20 TUR possa essere utilizzato in chiave antielusiva svincolata dalle garanzie procedimentali previste dall'ordinamento.
Massime di principio
- In materia di imposta di registro, la qualificazione dell'atto deve fondarsi sul suo contenuto testuale e sugli elementi desumibili dall'atto stesso, senza estendersi a elementi extratestuali o ad atti collegati, salvo specifiche previsioni normative.
- La riqualificazione di una pluralità di contratti come cessione d'azienda o di ramo d'azienda non può avvenire, ai fini dell'imposta di registro, in base al solo risultato economico complessivo dell'operazione se tale risultato non emerge dall'atto registrato.
- La norma di interpretazione autentica dell'art. 20 TUR ha efficacia retroattiva e si applica anche agli atti anteriori, se il giudizio è ancora pendente.
- L'obbligo di astensione del giudice che abbia conosciuto della stessa causa in altro grado vale nel medesimo processo e non è, di regola, deducibile come autonoma causa di nullità della sentenza in un diverso giudizio tra le stesse parti.
- La motivazione è solo apparente, e quindi nulla, quando non consente di comprendere la ratio decidendi o impedisce qualsiasi controllo logico-giuridico; è invece sufficiente una motivazione sintetica ma intellegibile.
- Quando non occorrono ulteriori accertamenti in fatto, la Corte di cassazione può cassare la sentenza e decidere nel merito, pronunciando direttamente sulla domanda originaria.
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