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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 9057/2025 del 06/04/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la nomina del 2013 a direttore del Distretto sanitario Cosenza/Savuto e la successiva revoca/ricollocazione (2018), chiedendo accertamento di illegittimità della nomina, accertamento dell'inadempimento della verifica dei risultati, riassegnazione all'incarico, differenze retributive e risarcimento danni. Denunciava l'assenza dell'autorizzazione regionale prevista dalla normativa regionale e la mancata adozione dell'atto aziendale, nonché violazioni delle procedure di valutazione e revoca previste dalla disciplina sanitaria e contrattuale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il conferimento dell'incarico 2013 era nullo per mancanza dell'autorizzazione regionale ex art.16 L.R. Calabria n.9/2007 e per l'assenza di atto aziendale, norme imperative il cui mancato rispetto determina la nullità dell'atto. Per la nullità residuava solo la tutela prevista dall'art.2126 c.c., che nel caso di specie era stata rispettata (il Perri fu assegnato ad altro incarico e mantenne il medesimo trattamento economico da febbraio a maggio 2018, fino alla naturale scadenza). Di conseguenza la corte ha escluso il diritto del ricorrente alla valutazione dei risultati legata a un incarico nullo e ha ritenuto infondate le domande di riassegnazione, risarcimento e accertamento di illegittimità della revoca. Ha inoltre dichiarato inammissibile o priva di interesse la domanda subordinata sull'illegittimità della procedura di nomina del successore, per mancanza di utilità concreta. Condanna del ricorrente alle spese e rilevazione dell'obbligo di ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • Legge regionale Calabria n. 9/2007, art. 16

    "Nelle aziende del servizio sanitario regionale l'indizione e l'espletamento di concorsi, le assunzioni, anche a tempo determinato, i trasferimenti, la mobilità, i comandi e ogni altra forma di copertura di posti della dotazione organica anche mediante forme di lavoro flessibile, collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, sono soggette a preventiva autorizzazione regionale... Le assunzioni, i trasferimenti, la mobilità, i comandi e tutte le altre forme di utilizzazione del personale previste dal comma 1, che vengano disposti in assenza di autorizzazione regionale sono nulli di diritto, fatta salva l'applicazione dell'articolo 2126 del codice civile..."

    La Corte ha ritenuto che l'art.16 richiede preventiva autorizzazione regionale per le forme di copertura di posti indicate; la mancanza dell'autorizzazione rende l'atto di conferimento nullo di diritto e il contratto individuale conseguente privo di efficacia, salvo la sola tutela di cui all'art.2126 c.c.

  • D.lgs. n.502/1992, art. 15 (e art. 15-quinquies comma 5 richiamato)

    "Gli incarichi di direzione di struttura, semplice o complessa, implicano il rapporto di lavoro esclusivo. Per struttura ai fini del presente decreto, si intende l'articolazione organizzativa alla quale è prevista, dall'atto aziendale di cui all'art. 3, comma 1-bis, responsabilità di gestione di risorse umane, tecniche o finanziarie"

    La Corte ha affermato che l'atto aziendale è presupposto imprescindibile per il conferimento di incarichi dirigenziali e per l'attribuzione del relativo trattamento economico; l'assenza dell'atto aziendale rende illegittimo il conferimento.

  • Legge n.311/2004 (commi 174, 176, 180) - Piano di rientro

    Le disposizioni sul piano di rientro non esonerano dall'osservanza dei presupposti formali per il conferimento degli incarichi (autorizzazione regionale e atto aziendale). Le misure di riassetto finanziario non sostituiscono la necessità delle autorizzazioni previste dalla normativa regionale e dall'atto aziendale.

  • Codice civile, art. 2126

    L'art.2126 c.c. rappresenta la tutela residuale per atti amministrativi o contratti nulli per omissione di autorizzazioni: salva la possibilità di applicare le sue previsioni, che nel caso di specie sono state ritenute rispettate (mantenimento del trattamento economico fino alla naturale scadenza).

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n.3

    Norma invocata come motivo di ricorso per violazione di norme processuali e di diritto; la Corte ha ritenuto infondati o inammissibili i motivi dedotti sotto tale riferimento.

  • Codice di procedura civile, art. 384

    La Corte ha corretto l'affermazione della sentenza di merito riguardo alla 'cessazione della materia del contendere', precisando che la domanda sul mancato obbligo di verifica era inammissibile per mancanza di presupposti in conseguenza della nullità dell'incarico.

  • D.P.R. n.115/2002, art.13, comma 1-quater

    Rilevato l'obbligo, per la parte ricorrente, del versamento dell'ulteriore importo del contributo unificato in caso di impugnazione integralmente rigettata.

Massime di principio

  • Il conferimento di incarichi dirigenziali in strutture sanitarie richiede la preventiva adozione dell'atto aziendale e, se previsto dalla normativa regionale, l'autorizzazione regionale: la loro assenza determina la nullità dell'incarico.
  • La nullità dell'incarico per vizi formali non crea automaticamente un diritto alla valutazione dei risultati o alla conferma: residua la sola tutela prevista dall'art.2126 c.c., se rispettata.
  • Se l'incarico è nullo ab origine, le questioni sulla legittimità della revoca o sulla mancata valutazione sono generalmente precluse, salvo che non emerga una diversa tutela concreta (es. risarcimento provato).
  • La tempestiva valutazione aziendale è rilevante solo se l'incarico è valido; prove sopravvenute di valutazione non sanano una nullità originaria.
  • Per ottenere un accertamento giudiziale utile è necessario chiedere misure concrete (reintegrazione, rinnovo della procedura, o risarcimento per perdita di chance); il mero accertamento di illegittimità di terzi può essere reputato privo di interesse.
  • Nelle impugnazioni è essenziale collegare i vizi formali dedotti a un rimedio concreto e alla concreta utilità della pronuncia richiesta; altrimenti la domanda può essere dichiarata priva di interesse o inammissibile.

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