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Sentenza

Sentenza del 22/06/2018 n. 16543 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Associazione ha impugnato per cassazione la sentenza della Commissione tributaria regionale delle Marche, che aveva ritenuto legittimo un avviso di accertamento relativo a maggiori IRPEG, IRAP e IVA per l'anno 2004. L'Amministrazione aveva contestato la natura non commerciale dell'ente, sostenendo che l'associazione svolgesse in realtà un'attività d'impresa consistente nella gestione di una sala Bingo, in continuità con una precedente società a responsabilità limitata. I quattro motivi di ricorso riguardavano l'applicabilità delle agevolazioni fiscali previste per gli enti non commerciali, la mancata deduzione dei costi di locazione, l'omessa valutazione di una sentenza penale e presunti vizi della motivazione sulla struttura associativa.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo principale, affermando che la CTR non aveva applicato automaticamente una norma antielusiva, ma aveva escluso in concreto la natura non profit dell'associazione sulla base di molteplici elementi fattuali, tra cui la gestione di una sala Bingo, la continuità con la precedente società e il mancato rispetto dei requisiti di democraticità interna. Il motivo relativo alla deduzione dei costi è stato dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso. Anche la censura sulla sentenza penale è stata dichiarata inammissibile e, comunque, la Corte ha precisato che la sentenza penale non vincola automaticamente il giudice tributario. Il quarto motivo, relativo ai presunti vizi motivazionali sull'organizzazione associativa, è stato ritenuto infondato. L'Associazione è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 4.000 euro, oltre alle spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • Art. 148 TUIR

    "decommercializzazione" delle attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e rivolte agli associati, anche a fronte del pagamento di corrispettivi specifici

    Il regime agevolato non si applica per il solo fatto che l'ente sia formalmente costituito come associazione. Occorre dimostrare in concreto la natura non commerciale dell'attività e il rispetto dei requisiti sostanziali e organizzativi previsti dalla norma, inclusa la democraticità interna.

  • Art. 148, comma 8, lett. e), TUIR

    Il rispetto dei principi di democraticità e partecipazione associativa costituisce un elemento rilevante per il riconoscimento del regime fiscale riservato agli enti non commerciali.

  • D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 4, commi 4 e 6

    Le agevolazioni IVA per le attività associative presuppongono che l'attività sia effettivamente istituzionale e non costituisca, nella sostanza, esercizio di un'attività commerciale.

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 37-bis

    La Corte ha chiarito che l'accertamento non si fondava necessariamente sull'applicazione della norma antielusiva, ma sulla qualificazione concreta dell'attività dell'associazione come commerciale.

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4

    Nel processo tributario vigono specifici limiti in materia di prova e possono assumere rilievo anche presunzioni semplici, che non sarebbero sufficienti, da sole, per una condanna penale.

  • Art. 116 c.p.c.

    Il giudice tributario deve valutare autonomamente il materiale probatorio e può esaminare le risultanze di un procedimento penale senza essere automaticamente vincolato dalle conclusioni raggiunte in quella sede.

  • Art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., nel testo applicabile ratione temporis

    "omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione"

    Il vizio di motivazione deve riguardare un fatto storico controverso e decisivo e deve evidenziare un effettivo vuoto, insufficienza o insanabile contraddittorietà dell'iter argomentativo; non consente di chiedere alla Cassazione una nuova valutazione dei fatti.

  • Art. 718 c.p.

    La contestazione penale relativa all'esercizio di giochi d'azzardo aveva oggetto diverso rispetto alla controversia tributaria sulla natura commerciale o non commerciale dell'associazione.

Massime di principio

  • La forma associativa e la dichiarazione di finalità non lucrativa non sono sufficienti per ottenere agevolazioni fiscali: conta l'attività concretamente svolta e il modo in cui l'ente opera.
  • Un'associazione può perdere il regime fiscale agevolato quando emergano elementi che dimostrino l'esercizio stabile e organizzato di un'attività commerciale, soprattutto se vi è continuità operativa, economica o soggettiva con una società commerciale preesistente.
  • Per beneficiare della decommercializzazione prevista dall'art. 148 TUIR occorre provare sia il collegamento dell'attività agli scopi istituzionali sia il rispetto dei requisiti statutari e sostanziali, inclusa l'effettiva democraticità della vita associativa.
  • Le risultanze di un processo penale non producono automaticamente effetti vincolanti nel giudizio tributario: il giudice fiscale deve valutarle autonomamente insieme agli altri elementi di prova.
  • In Cassazione non è sufficiente contestare genericamente la valutazione dei fatti. I motivi devono essere autosufficienti, indicare con precisione gli atti rilevanti e dimostrare una specifica violazione di legge o un effettivo vizio motivazionale.
  • Le questioni relative alla deduzione dei costi devono essere state tempestivamente sollevate nei precedenti gradi di giudizio e adeguatamente documentate; non possono essere introdotte per la prima volta in Cassazione.

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