Cassazione Penale, Sentenza n. 23528/2023 del 30/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza che confermava il sequestro preventivo di numerosi manufatti e strutture posti in prossimità dello stabilimento balneare (strutture in legno, chiosco mobile, pergolati, casette mobili, bagni chimici ecc.), contestando la configurabilità dei reati e la sussistenza del periculum in mora. Sostenevano che, alla luce del decreto legge n. 76/2020 (conv. dalla legge n. 120/2020) e delle disposizioni sull'edilizia libera (art. 6 DPR 380/2001 e lettera A17 DPR 31/2017), le opere erano precarie/stagionali e non richiedevano permesso di costruire; richiamavano inoltre un provvedimento cautelare del T.A.R. di Lecce che aveva autorizzato il mantenimento stagionale delle strutture, nonché la rimozione delle opere al termine della stagione estiva, e contestavano la carenza di motivazione circa il pericolo di aggravamento dell'offesa urbanistica/paesaggistica.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse adeguatamente motivato la conferma del sequestro sulla base degli accertamenti investigativi (ispezioni, rilievi catastali, collegamenti elettrici/idrici/fognari, presenza continuativa delle strutture e trasformazione della destinazione d'uso, taglio di macchia mediterranea). La Corte ha confermato che le opere non risultavano riconducibili alla precarietà intrinseca richiesta per escludere l'obbligo di titoli abilitativi e che il provvedimento cautelare del TAR non esauriva la valutazione penale. Ha inoltre ritenuto che le contestazioni difensive vertissero su apprezzamenti di merito non sindacabili in Cassazione in materia di sequestro. Perciò i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili; i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali ex art. 616 c.p.p. e a versare, in via equitativa, €3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
decreto legislativo n. 42 del 2004, art. 181
Applicato per i profili paesaggistici: le opere sequestrate sono state ritenute lesive del vincolo paesaggistico, giustificando il sequestro preventivo.
d.P.R. n. 380 del 2001, art. 44 lett. c
Richiamato per la qualificazione dei reati edilizi contestati; le opere sono state ritenute difformi/abusivamente realizzate rispetto alla disciplina edilizia.
d.P.R. n. 380 del 2001, art. 6
Valutata nella discussione sulla 'edilizia libera' e sulla nozione di precarietà: la Corte ha ricordato che per escludere l'obbligo di permesso di costruire la precarietà deve essere intrinseca e non derivare solo dalla stagionalità.
d.P.R. n. 31 del 2017, lettera A17
Richiamata dalla difesa in connessione con le categorie di interventi ricompresi nell'edilizia libera; la Corte ha tuttavia ritenuto che, nel caso concreto, le opere non avessero le caratteristiche indicate.
decreto legge n. 76 del 2020, convertito con legge n. 120 del 2020
Invocato dai ricorrenti per sostenere che interventi precari/stagionali non richiedono permesso; la Corte ha osservato che la mera invocazione normativa non supera gli accertamenti di fatto che indicano stabilità e permanenza delle strutture.
Codice della navigazione, artt. 55 e 1161
Richiamati per i reati navali contestati a taluni indagati; la Corte ha ritenuto sussistenti gli elementi indiziari in relazione alle condotte contestate (secondo la ricostruzione investigativa).
Articolo relativo ai reati di deturpamento e deterioramento di bellezze naturali; la Corte ha ritenuto che gli accertamenti (estirpazione di macchia mediterranea, taglio di tamerice) potessero integrare la fattispecie.
Codice di procedura penale, art. 325
Richiamato nel profilo processuale: il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o vizi estremi della motivazione.
Codice di procedura penale, art. 606
La Corte precisa che l'illogicità manifesta della motivazione è azionabile con il motivo specifico di cui alla lett. e) dell'art. 606, non con il generico ricorso per cassazione previsto dall'art. 325.
Codice di procedura penale, art. 616
Norma richiamata per l'onere delle spese a carico dei ricorrenti dichiarati inammissibili; la Corte ha condannato i ricorrenti alle spese processuali.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro ex art. 325 c.p.p. è ammesso principalmente per violazione di legge o per vizi motivazionali così gravi da rendere il provvedimento incomprensibile; non è la sede per rimettere in discussione valutazioni di merito o fatti pacificamente accertati.
- La qualificazione di un manufatto come «precario» non può fondarsi soltanto sulla sua stagionalità o sui materiali impiegati: occorre che la destinazione intrinseca dell'opera sia temporanea e che essa sia immediatamente rimovibile al venir meno della funzione contingente.
- Un provvedimento amministrativo o un'ordinanza cautelare (es. TAR che autorizza il montaggio stagionale) non escludono automaticamente profili di illiceità penale quando successivi accertamenti dimostrino la stabile fruizione, collegamenti fissi o modifiche irreversibili della destinazione d'uso.
- Indizi fattuali quali collegamenti elettrici/idrici/fognari, collocamento su basamenti o mattoni, sospensione delle ruote di un veicolo, presenza continuativa durante l'anno, allacci e utilizzo abitativo sono elementi indiziari forti della stabilità dell'opera e possono imporre titoli autorizzatori.
- Il periculum in mora può essere fondato anche sul pregiudizio al vincolo paesaggistico e sull'aumento del carico urbanistico derivante dalle opere, giustificando misure cautelari come il sequestro preventivo.
- Le contestazioni difensive che consistono in diverse valutazioni dei fatti o della loro rilevanza giuridica vanno approfondite nel merito del processo; non costituiscono in genere motivo valido per cassazione contro ordinanze cautelari.
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