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Cassazione Civile, Ordinanza n. 17089/2023 del 15/06/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente locale)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento ICI per l'annualità 2010 emesso da un comune nei confronti di una fondazione ONLUS proprietaria di un immobile nel quale si svolgeva attività sanitaria e assistenziale, in parte convenzionata con il Servizio sanitario nazionale e in parte a pagamento diretto dell'utente. La commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso della fondazione; la commissione tributaria regionale aveva invece respinto l'appello dell'ente. In cassazione la fondazione ha proposto tre motivi: con i primi due ha dedotto violazione delle norme sull'esenzione ICI per gli immobili destinati esclusivamente ad attività assistenziali e sanitarie e delle regole sull'onere e valutazione della prova, sostenendo che la CTR avesse erroneamente negato l'esenzione pur in presenza di attività istituzionale svolta con proprio personale e senza finalità commerciale; con il terzo ha denunciato la violazione delle norme processuali sulle spese per essere stata condannata alle spese di appello nonostante la soccombenza del giudizio di merito fosse controversa.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondati i primi due motivi. Ha ribadito che l'esenzione ICI prevista per gli immobili di enti non commerciali richiede cumulativamente un requisito soggettivo e uno oggettivo: da un lato la natura non commerciale dell'ente possessore, dall'altro la destinazione esclusiva dell'immobile ad attività tra quelle tipizzate dalla norma, da accertarsi in concreto e con esclusione delle attività svolte con modalità commerciali. Ha quindi affermato che anche l'attività sanitaria convenzionata con il SSN può integrare attività economica/commerciale quando i corrispettivi siano funzionali alla copertura dei costi e alla remunerazione dei fattori della produzione; l'accreditamento o la convenzione pubblicistica non bastano di per sé a escludere la commercialità. Ha inoltre escluso che il verbale della Guardia di finanza trascritto in modo parziale fosse idoneo a dimostrare il requisito oggettivo richiesto per l'esenzione. Conseguentemente il terzo motivo sulle spese è stato assorbito. Il ricorso è stato integralmente rigettato e la fondazione è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità, con ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Ai fini dell'esenzione ICI per immobili di enti non commerciali, il giudice deve verificare cumulativamente sia il requisito soggettivo del possessore sia il requisito oggettivo della destinazione esclusiva dell'immobile ad attività tipizzate dalla legge.
  • La destinazione dell'immobile ad attività sanitarie o assistenziali non basta, da sola, a fondare l'esenzione: occorre accertare in concreto che tali attività non siano svolte con modalità commerciali.
  • Un'attività è commerciale o economica quando è organizzata per offrire servizi a terzi dietro corrispettivi idonei a coprire i costi e a remunerare i fattori della produzione, anche se svolta da un ente senza scopo di lucro o in un contesto convenzionato con la pubblica amministrazione.
  • L'accreditamento o la convenzione con il Servizio sanitario nazionale non escludono automaticamente la natura commerciale della prestazione sanitaria; ciò che rileva è la concreta struttura economica dell'attività e il regime dei corrispettivi.
  • La qualificazione giuridica della natura commerciale o non commerciale dell'attività spetta al giudice e non può essere vincolata da circolari amministrative interne.
  • Per vincere la pretesa esentativa non è sufficiente una prova parziale o generica: occorre dimostrare in modo rigoroso i fatti costitutivi del beneficio fiscale invocato.

Come è indicizzato

MaterieAccertamento
RamiTributi
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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