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Cassazione Civile, Ordinanza n. 17100/2023 del 15/06/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La società ha impugnato in cassazione la sentenza della CTR che aveva confermato il rigetto del suo ricorso contro un avviso di accertamento per mancato versamento dell’IMU 2013 su un immobile di sua proprietà, concesso in locazione a un’associazione del Grande Oriente d’Italia per attività culturali, assistenziali e ricreative. Nel ricorso ha dedotto, in un unico motivo articolato in più censure, la violazione della disciplina IMU e delle norme che richiamano l’esenzione già prevista per l’ICI; ha sostenuto che l’IMU sarebbe tributo diverso dall’ICI e che non potrebbe esservi trasposizione automatica dei requisiti esentativi, in particolare dell’identità soggettiva tra proprietario e utilizzatore. Ha inoltre contestato la legittimità del regolamento comunale nella parte in cui esclude l’esenzione in caso di utilizzo indiretto dell’immobile, richiamando il venir meno del rinvio all’art. 59 d.lgs. 446/1997. Infine ha invocato l’esenzione per immobili destinati ad attività non lucrative, affermando che il canone percepito era minimo e che l’associazione conduttrice svolgeva attività istituzionali e non commerciali.

La decisione

La Corte ha ritenuto innanzitutto inammissibile il motivo per confusione e sovrapposizione di censure eterogenee riconducibili ai nn. 3, 4 e 5 dell’art. 360 c.p.c., poiché la ricorrente aveva cumulato doglianze di violazione di legge, omesso esame e nullità della sentenza senza una chiara separazione delle questioni. In ogni caso, ha reputato infondate le doglianze nel merito: ha ribadito che l’esenzione IMU richiamante l’art. 7, comma 1, lett. i), d.lgs. 504/1992 presuppone, per gli enti non societari, sia il requisito soggettivo della natura non commerciale dell’ente sia quello oggettivo della diretta utilizzazione dell’immobile per attività previste dalla norma; l’utilizzo indiretto mediante locazione esclude il beneficio. Ha inoltre precisato che la società di capitali non rientra tra i soggetti esenti e che la disciplina agevolativa, essendo eccezionale, non può essere estesa in via analogica. La Corte ha quindi respinto il ricorso, condannando la ricorrente alle spese e applicando l’art. 96, comma 3, c.p.c. con ulteriore condanna equitativa per manifesta infondatezza, oltre a dare atto dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • In cassazione è inammissibile il motivo che cumuli in modo indiscriminato censure eterogenee di violazione di legge, nullità processuale e vizio motivazionale, perché il ricorrente deve distinguere chiaramente i diversi vizi dedotti.
  • Le agevolazioni fiscali sono di stretta interpretazione: non possono essere estese per analogia a soggetti o situazioni non espressamente contemplati dalla norma.
  • L’esenzione IMU per gli enti non commerciali richiede cumulativamente un requisito soggettivo e uno oggettivo: il soggetto deve rientrare tra quelli ammessi e l’immobile deve essere direttamente destinato alle attività agevolate; l’uso indiretto mediante locazione esclude il beneficio.
  • La disciplina IMU, pur essendo autonoma rispetto all’ICI, recepisce l’orientamento consolidato sull’esenzione per immobili destinati ad attività non commerciali, anche alla luce del divieto europeo di aiuti di Stato.
  • La condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. può essere disposta d’ufficio quando il ricorso sia manifestamente infondato, con liquidazione equitativa parametrata alle spese o al valore della controversia.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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