Sentenza del 19/04/2019 n. 11045 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle Entrate aveva rettificato il reddito Irpef del contribuente per l'anno 2004, presumendo che i maggiori ricavi extracontabili accertati in capo alla società, pari a 1.081.163 euro, fossero stati distribuiti al socio unico. Il contribuente ha contestato, tra l'altro, la validità dell'appello dell'Ufficio, la mancata allegazione dell'accertamento societario, l'assenza di prova della percezione degli utili e l'illegittimità della presunzione di distribuzione automatica degli utili extracontabili nelle società di capitali a ristretta base partecipativa.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto implicitamente respinta l'eccezione relativa alla delega del funzionario dell'Agenzia, ha considerato adeguatamente verificata l'allegazione e conoscibilità dell'accertamento societario e ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili al socio unico. Tale presunzione deriva dalla ristretta base societaria e può essere superata dal socio soltanto fornendo prova della propria estraneità alla gestione oppure dimostrando che gli utili non furono distribuiti, ma accantonati o reinvestiti dalla società. Il ricorrente è stato condannato al pagamento di 5.600 euro di spese processuali, oltre alle spese prenotate a debito, nonché dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
L'omessa pronuncia sussiste solo quando il giudice omette completamente di decidere su una domanda o eccezione rilevante; la decisione di merito può comportare un rigetto implicito delle questioni incompatibili con essa.
D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36
La sentenza tributaria deve contenere una motivazione idonea a rendere comprensibile il percorso logico e giuridico seguito dal giudice.
Richiamato in relazione all'obbligo di motivazione della decisione giudiziaria.
Art. 111 Cost.
Impone che i provvedimenti giurisdizionali siano motivati, ma una motivazione sintetica non è apparente quando consente di comprendere le ragioni della decisione.
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42
Il contribuente deve essere posto in condizione di conoscere le ragioni della pretesa fiscale. La verifica della conoscibilità può essere effettuata in concreto, anche considerando l'accesso del socio alla documentazione societaria.
Il socio può accedere alla documentazione e alle informazioni relative alla società; tale possibilità può incidere sulla valutazione della conoscenza dell'accertamento societario.
La presunzione di distribuzione degli utili extracontabili è ritenuta ammissibile quando poggia su elementi gravi, precisi e concordanti, individuati nella ristretta base partecipativa e nel conseguente elevato coinvolgimento dei soci nella gestione e nel controllo della società.
La disciplina della trasparenza fiscale delle società di persone non viene direttamente estesa alle società di capitali; tuttavia, per queste ultime, la distribuzione degli utili extracontabili può essere presunta in presenza di una base societaria ristretta.
L'eventuale formazione del giudicato interno deve essere dedotta come violazione delle norme sul giudicato, non come semplice omessa pronuncia ai sensi dell'art. 112 c.p.c.
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, commi 1-bis e 1-quater
In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Massime di principio
- Nelle società di capitali con un unico socio o con una base partecipativa molto ristretta, l'Amministrazione finanziaria può presumere che gli utili extracontabili accertati in capo alla società siano stati distribuiti ai soci.
- La presunzione non deriva dall'automatica applicazione del regime di trasparenza delle società di persone, ma dalla regola di esperienza secondo cui pochi soci tendono ad avere un elevato coinvolgimento nella gestione e un reciproco controllo sulle vicende societarie.
- Il socio può superare la presunzione dimostrando concretamente di essere estraneo alla gestione societaria oppure provando che gli utili sono stati accantonati o reinvestiti e non distribuiti.
- Una volta divenuto definitivo l'accertamento societario, il socio normalmente non può contestare nel proprio giudizio Irpef il merito dei maggiori ricavi accertati alla società; deve concentrarsi sulla mancata percezione o distribuzione degli utili.
- La mancata allegazione dell'atto presupposto non determina necessariamente la nullità dell'accertamento se il contribuente ha avuto concretamente la possibilità di conoscerne il contenuto, anche attraverso la propria posizione di socio.
- La trattazione nel merito di un'impugnazione può implicare il rigetto delle eccezioni preliminari di inammissibilità, anche senza una risposta espressa a ciascuna di esse.
- Chi intende far valere un giudicato interno deve contestare specificamente la violazione delle norme sul giudicato; non è sufficiente invocare genericamente l'omessa pronuncia.
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