Cassazione Civile, Sentenza n. 17697/2021 del 22/06/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
L'Agenzia contestava che la società Arte Vetro S.A. (con sede legale a San Marino) fosse, in realtà, residente in Italia e costituisse una "società di fatto" operante presso i locali di Junior Glass s.p.a., con unico socio Antonio Venturini. Sulla base del processo verbale della Guardia di Finanza e della presunzione che gli utili non contabilizzati di Arte Vetro fossero stati distribuiti al socio unico, l'Agenzia aveva notificato a Venturini un avviso di accertamento per il 2007, determinando un reddito di capitale pari al 40% degli utili presunti distribuiti (ai sensi dell'art. 47, comma 1, d.P.R. 917/1986) e le correlate imposte, interessi e sanzioni. Venturini impugnò l'atto, la CTP di Rimini gli diede ragione; la CTR Emilia-Romagna respinse l'appello dell'Agenzia ritenendo insufficienti le prove dell'Amministrazione e richiamando una serie di pronunce favorevoli ai contribuenti per anni precedenti. L'Agenzia propose ricorso per cassazione deducendo violazione di norme sul giudicato e sulla estensione degli effetti di sentenze non definitive.
La decisione
La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia. La Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui la portata vincolante di una sentenza tributaria per altri periodi d'imposta riguarda solo quegli elementi costitutivi della fattispecie che hanno carattere tendenzialmente permanente (es. qualificazioni giuridiche preliminari), mentre elementi potenzialmente variabili (quali la localizzazione della residenza fiscale o la composizione della compagine societaria) richiedono accertamento autonomo per ciascun periodo. Pur rilevando che la CTR ha talvolta usato locuzioni improprie ("estendono i propri effetti", "preclusione") la Suprema Corte ha ritenuto che, nei fatti, la CTR aveva correttamente valutato l'insufficienza delle risultanze probatorie addotte dall'Amministrazione (processo verbale della G.d.F.) e che le pronunce favorevoli precedenti, ormai passate in giudicato, confermavano l'assenza di prove idonee a dimostrare esterovestizione o attribuzione degli utili a Venturini per l'anno 2007. Ne è conseguito il rigetto del ricorso e la conferma della sentenza di merito favorevole al contribuente.
Norme richiamate
d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 41
Norma richiamata come base per l'accertamento induttivo in materia di imposte sui redditi; la Corte rileva che l'amministrazione deve fornire prove sufficienti per fondare tali accertamenti.
d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39
Richiamato insieme all'art. 41 per la disciplina degli accertamenti induttivi; impone il necessario supporto probatorio per le presunzioni fiscali.
d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 25
Norma utilizzata quale riferimento per l'accertamento induttivo ai fini IRAP; la decisione richiama il principio della necessità di elementi probatori adeguati.
d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 55
Richiamato in relazione all'accertamento induttivo dell'IVA; la Corte conferma che l'accertamento per ciascun periodo richiede adeguata istruttoria.
d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 47, comma 1
Prevede la presunzione percentuale (qui applicata dall'Agenzia come base per determinare il reddito di capitale) sugli utili presuntivamente distribuiti; la Corte conferma che l'applicazione richiede idonea emersione probatoria.
d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 73, comma 3
"per la maggior parte del periodo d'imposta [...] la sede legale o la sede dell'amministrazione o l'oggetto principale nel territorio dello Stato"
Fornisce il criterio per la determinazione della residenza fiscale delle società; la Corte osserva che tale elemento è potenzialmente variabile e va accertato per ciascun periodo d'imposta.
cod. proc. civ., art. 360, primo comma, n. 3
Norma invocata dall'Agenzia come motivo di ricorso per cassazione (violazione e falsa applicazione di norme); la Corte ne respinge la doglianza ritenendola infondata.
Norma richiamata dall'Agenzia nella doglianza sul giudicato; la Corte però precisa i limiti dell'efficacia di sentenze relative ad anni diversi e sottolinea che il giudicato esterno vincola solo se ricorrono identici fatti costitutivi e se la sentenza è definitiva.
Massime di principio
- Una sentenza tributaria su un dato periodo d'imposta vincola altri periodi solo con riferimento ad elementi sostanzialmente stabili e tendenzialmente permanenti (es. qualificazione giuridica), non già per fatti che possono variare nel tempo (es. sede effettiva, composizione sociale).
- La residenza fiscale di una società e la sua composizione societaria sono elementi che richiedono accertamento specifico per ciascun anno; non è permesso traslare automaticamente un accertamento da un periodo all'altro senza prova delle condizioni di fatto nel periodo successivo.
- Le pronunce favorevoli consecutive per anni precedenti, una volta passate in giudicato, non estendono automaticamente il loro effetto ad anni diversi, ma costituiscono un forte indice (e possono fondare un convincimento del giudice) sull'insufficienza delle prove addotte dall'Amministrazione per quegli anni in cui le risultanze fattuali non appaiono mutate.
- L'Amministrazione finanziaria che intende imputare utili non contabilizzati al socio deve basarsi su elementi probatori idonei e specifici per l'anno contestato; il mero richiamo a processi verbali o a circostanze antecedenti non sostituisce l'istruttoria sul caso concreto.
- Il giudicato esterno vincola solo quando la fattispecie costitutiva dell'obbligo tributario è sostanzialmente identica e la sentenza è definitiva; termini come "estendere gli effetti" di sentenze non definitive sono impropri e non determinano automaticamente preclusione del riesame.
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