Cassazione Civile, Ordinanza n. 10279/2023 del 18/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia nasce dalla realizzazione di un viadotto su un'area privata, poi oggetto di procedimento espropriativo dichiarato illegittimo dal giudice amministrativo. Successivamente la Provincia ha adottato un decreto di acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, quantificando l'indennizzo dovuto al proprietario. Il proprietario ha dapprima contestato il decreto nel giudizio amministrativo di ottemperanza e poi davanti al TAR, ma il TAR ha dichiarato inammissibile la contestazione sul quantum perché proposta oltre il termine di decadenza di 30 giorni. Successivamente egli ha introdotto opposizione davanti alla Corte d'appello, sostenendo: 1) la tempestività dell'impugnazione amministrativa e quindi la possibilità di translatio iudicii; 2) che la Corte d'appello dovesse esaminare autonomamente la questione, non essendo vincolata dalle pronunce amministrative; 3) che la contestazione dell'importo dovesse essere decisa nel merito; 4) che per l'indennità ex art. 42-bis dovesse applicarsi non il termine decadenziale di 30 giorni, ma quello prescrizionale ordinario di 5 anni, perché l'art. 54 d.P.R. 327/2001 sarebbe applicabile all'acquisizione sanante solo in base a un orientamento successivo. Con il secondo motivo ha chiesto la rimessione in termini per errore scusabile, invocando l'incertezza sulla giurisdizione e la mancata indicazione dell'autorità giudiziaria da parte della P.A.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la domanda relativa alla quantificazione dell'indennizzo da acquisizione sanante ex art. 42-bis sia soggetta al termine breve di decadenza di 30 giorni previsto dal combinato disposto degli artt. 54 d.P.R. 327/2001 e 29 d.lgs. 150/2011, applicabile in via estensiva anche a tale fattispecie. Ha inoltre escluso che potesse operare la translatio iudicii, poiché le contestazioni svolte nel giudizio amministrativo erano state dichiarate tardive/inammissibili e tale statuizione non era stata impugnata, quindi era passata in giudicato. Ha infine ritenuto infondato il motivo sulla rimessione in termini, osservando che l'incertezza sulla giurisdizione non incide sul diverso tema del termine di impugnazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
"valutati gli interessi in conflitto... può disporre che esso sia acquisito... e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo"
Il provvedimento di acquisizione sanante è considerato atto conclusivo di un procedimento espropriativo; l'indennizzo ha natura indennitaria e la contestazione del quantum segue il regime processuale proprio delle opposizioni alla stima.
art. 54 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
"Decorsi trenta giorni dalla comunicazione... il proprietario espropriato... può impugnare... gli atti... e comunque può chiedere la determinazione giudiziale dell’indennità"
La Corte lo applica al caso dell'acquisizione sanante, ritenendo che la contestazione dell'indennità debba essere proposta entro 30 giorni dalla comunicazione/notifica del provvedimento.
art. 29 d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150
La norma è interpretata estensivamente: la competenza in unico grado della corte d'appello e il termine di 30 giorni si estendono anche alle controversie sull'indennizzo ex art. 42-bis.
Richiamato dal ricorrente per sostenere la translatio iudicii; la Corte esclude l'operatività concreta del trasferimento perché manca una domanda tempestivamente proposta e valida da traslare.
art. 59 l. 18 giugno 2009, n. 69
Invocato in tema di translatio iudicii e rimessione in termini; la Corte non ne ravvisa l'utilità nel caso concreto.
art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, c.p.c.
È il parametro dei motivi di ricorso per cassazione dedotti dal ricorrente.
Invocato per la rimessione in termini per errore scusabile; la Corte ritiene insussistente un errore idoneo a giustificare la rimessione.
art. 3 l. 7 agosto 1990, n. 241
Invocato per la mancata indicazione dell'autorità cui rivolgersi; la Corte non attribuisce a tale omissione rilievo decisivo ai fini della rimessione in termini.
art. 53, comma 2, d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327
Concorre a radicare la giurisdizione ordinaria sulle controversie indennitarie conseguenti al procedimento espropriativo.
art. 133, comma 1, lett. g), c.p.a.
"indennità in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa"
La Corte vi ricava la devoluzione al giudice ordinario delle controversie sul quantum dell'indennizzo da acquisizione sanante.
Richiamato per distinguere l'azione di riconoscimento della giusta indennità, ove non vi sia una determinazione amministrativa definitiva, dal rimedio impugnatorio soggetto a decadenza.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
Usato per disporre l'obbligo dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.
Massime di principio
- La controversia sulla quantificazione dell'indennizzo dovuto per acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001 ha natura indennitaria e, quando investe la determinazione dell'importo già effettuata dall'amministrazione, è soggetta al termine breve di decadenza previsto per l'opposizione alla stima.
- Il regime processuale dell'opposizione alla stima ex art. 54 d.P.R. 327/2001 e art. 29 d.lgs. 150/2011 si applica in via estensiva anche all'indennizzo da acquisizione sanante, benché l'istituto sia stato introdotto successivamente rispetto alla formulazione della norma.
- La possibilità di translatio iudicii presuppone una domanda originariamente proposta in modo processualmente spendibile; non può essere utilizzata per superare una decadenza già maturata o una statuizione di inammissibilità/tardività non impugnata e quindi coperta da giudicato.
- L'incertezza sulla giurisdizione non vale di per sé a superare i termini decadenziali per l'impugnazione del provvedimento, poiché il dubbio sul giudice competente è concettualmente distinto dal termine entro cui il rimedio va esercitato.
- Quando il giudice amministrativo dichiara tardiva o inammissibile la contestazione sul quantum dell'indennità e tale decisione non viene impugnata, essa si consolida e impedisce di riesaminare la medesima questione in un successivo giudizio davanti al giudice ordinario.
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