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Sentenza

Sentenza del 23/10/2015 n. 21592 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate aveva recuperato un credito d'imposta ritenuto indebitamente compensato, perché due lavoratrici assunte in zona svantaggiata non possedevano i requisiti soggettivi previsti dall'art. 7 della legge n. 388/2000, tra cui l'età minima di 25 anni e l'assenza di un precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato negli ultimi 24 mesi. La società sosteneva invece di avere applicato alle lavoratrici il diverso credito d'imposta previsto dall'art. 4 della legge n. 449/1997 e contestava il valore delle dichiarazioni rese dal legale rappresentante e riportate nel processo verbale di constatazione. La Corte ha ritenuto decisive tali dichiarazioni, qualificandole come confessione stragiudiziale, e ha escluso che la contribuente potesse superarle con documentazione contraria.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto integralmente il ricorso della società, confermando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva riconosciuto legittimo il recupero del credito d'imposta. Ha ritenuto infondati il primo e il sesto motivo e inammissibili i motivi secondo, terzo, quarto e quinto. In particolare, le dichiarazioni contra se rese dal legale rappresentante nel corso della verifica sono state considerate confessione stragiudiziale avente valore di prova legale, prevalente sulle altre prove documentali. La società è stata inoltre condannata a rimborsare all'Agenzia delle Entrate le spese processuali, liquidate in 1.500 euro, oltre alle spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • Legge 23 dicembre 2000, n. 388, art. 7

    Il beneficio riguardava l'incremento dei livelli occupazionali e richiedeva, tra gli altri requisiti, età non inferiore a 25 anni e assenza di un'occupazione a tempo indeterminato negli ultimi 24 mesi.

    Il credito d'imposta non spettava per lavoratori privi dei requisiti soggettivi previsti dalla norma.

  • Legge 27 dicembre 1997, n. 449, art. 4

    La società sosteneva che il credito utilizzato per le due lavoratrici fosse quello previsto da questa disposizione, diverso dal beneficio disciplinato dalla legge n. 388/2000 e soggetto a condizioni differenti; la tesi non è stata accolta in ragione delle dichiarazioni rese durante la verifica.

  • Codice civile, artt. 2730, 2732 e 2735

    La confessione stragiudiziale ha efficacia probatoria secondo le regole della confessione.

    Le dichiarazioni contra se rese dal legale rappresentante in sede di verifica possono integrare una confessione stragiudiziale e costituiscono prova legale, salvo revoca per errore di fatto o violenza, adeguatamente dedotta e provata.

  • Codice civile, artt. 2700 e 2731

    Le disposizioni sono state richiamate dalla contribuente per contestare il valore probatorio del processo verbale, ma la Corte ha ritenuto prevalente la disciplina della confessione stragiudiziale.

  • D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 51, comma 6, e 52

    Le norme disciplinano i poteri di verifica e le dichiarazioni raccolte dall'Amministrazione finanziaria; non impediscono che le dichiarazioni del rappresentante assumano valore di confessione.

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32

    La disposizione sui poteri istruttori dell'Amministrazione finanziaria non prevede una decadenza automatica per il contribuente che non contesti immediatamente tutte le risultanze del verbale.

  • Legge 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7

    La facoltà di presentare osservazioni dopo la conclusione della verifica non esclude il valore probatorio delle dichiarazioni già rese e sottoscritte durante le operazioni di controllo.

  • Codice di procedura civile, art. 112

    La Corte ha rilevato che le questioni relative alla mancanza dell'animus confitendi e all'errore di fatto non erano state correttamente censurate come omessa pronuncia né era stata dimostrata la loro tempestiva deduzione nei precedenti gradi.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, nn. 3 e 5

    La contestazione della corretta applicazione delle regole sulla confessione costituisce violazione di legge e deve essere proposta ai sensi del n. 3, non come semplice vizio di motivazione ai sensi del n. 5.

Massime di principio

  • Le dichiarazioni rese dal legale rappresentante di una società durante una verifica fiscale, se contengono ammissioni di fatti sfavorevoli alla contribuente, possono essere qualificate come confessione stragiudiziale e avere valore di prova legale.
  • La documentazione prodotta successivamente non prevale automaticamente su una confessione stragiudiziale: per superarla occorre dimostrare specificamente che la dichiarazione sia stata resa per errore di fatto, violenza o in assenza dei presupposti giuridici della confessione.
  • La sottoscrizione del processo verbale senza contestazioni specifiche può rafforzare la rilevanza delle dichiarazioni riportate, anche se la mancata contestazione non costituisce di per sé una generale decadenza dal diritto di difesa.
  • Chi intende contestare in giudizio una dichiarazione resa durante la verifica deve dedurre tempestivamente e in modo preciso la mancanza dell'intento confessorio, l'errore di fatto o l'inesatta trascrizione dei fatti, documentando tali circostanze.
  • Nel contenzioso tributario è essenziale distinguere tra il tipo di agevolazione effettivamente utilizzato e quello contestato dall'Ufficio, conservando e producendo modelli fiscali, comunicazioni e registrazioni contabili idonei a collegare ogni lavoratore al relativo beneficio.
  • Le censure relative alla valutazione giuridica della confessione devono essere formulate come violazioni di legge; il semplice richiamo a un'insufficiente o omessa motivazione può essere dichiarato inammissibile se la doglianza riguarda in realtà l'interpretazione di una prova legale.

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