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Sentenza

Sentenza del 09/03/2018 n. 5724 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il contribuente ha impugnato l'accertamento IRPEF relativo al 2006, con cui l'Agenzia delle entrate aveva recuperato a tassazione un reddito non dichiarato di 131.021 euro, ritenuto derivante dalla plusvalenza realizzata mediante la cessione della licenza taxi. I motivi riguardavano: la carenza di motivazione dell'avviso, fondato anche su studi e dati non adeguatamente allegati; l'asserita mancanza della delega di firma del funzionario; e l'erronea determinazione del valore della licenza, anche per mancata considerazione dell'avviamento e per violazione delle regole sull'onere della prova.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto che la licenza taxi sia un bene immateriale strumentale all'esercizio di un'impresa e che la sua cessione onerosa possa generare una plusvalenza imponibile ai sensi dell'art. 86 del D.P.R. n. 917 del 1986. In caso di reddito non dichiarato, l'Amministrazione può procedere con accertamento induttivo ai sensi dell'art. 39, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973, utilizzando anche presunzioni non necessariamente gravi, precise e concordanti. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza, il terzo infondato e generico, mentre il secondo è stato respinto perché la contestazione relativa alla delega di firma era stata introdotta tardivamente mediante memoria integrativa. Il contribuente è stato condannato alle spese, liquidate in 2.800 euro, oltre alle spese prenotate a debito, nonché al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • Legge 15 gennaio 1992, n. 21, artt. 7, 8 e 9

    "Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea"

    La licenza taxi è collegata a un'attività d'impresa artigiana, viene rilasciata dal Comune e può essere trasferita a determinate condizioni a una persona designata dal titolare.

  • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 86

    Le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni relativi all'impresa concorrono alla formazione del reddito d'impresa. La licenza taxi è stata qualificata come bene immateriale strumentale all'attività.

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 2

    Quando il reddito non è stato indicato in dichiarazione, l'Ufficio può utilizzare dati e notizie comunque raccolti e avvalersi anche di presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 42, comma 2

    La motivazione dell'avviso può fare riferimento ad altri atti, ma il contribuente deve poter conoscere il contenuto essenziale degli elementi posti a fondamento della pretesa. Nel caso concreto, la censura non è stata esaminata per difetto di autosufficienza del ricorso.

  • Legge 27 luglio 2000, n. 212, art. 7

    Impone requisiti di motivazione e trasparenza degli atti dell'Amministrazione finanziaria. La doglianza del contribuente è stata dichiarata inammissibile perché il ricorso non riportava adeguatamente gli elementi necessari per verificarne la fondatezza.

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 24, comma 2

    Nel processo tributario i motivi di impugnazione devono essere dedotti con il ricorso introduttivo; non è possibile introdurre nuovi motivi di illegittimità dell'atto mediante memoria integrativa.

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 32

    Le memorie possono illustrare e precisare le contestazioni già proposte, ma non possono introdurre una nuova causa di impugnazione non contenuta nel ricorso originario.

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, artt. 11, comma 1-quater, e 13, comma 1-bis

    In caso di rigetto del ricorso, il ricorrente è tenuto al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Massime di principio

  • La cessione di una licenza taxi, in quanto collegata a un'attività d'impresa e avente valore economico, può generare una plusvalenza imponibile anche se il contribuente sostiene che il trasferimento sia stato gratuito; tale gratuità deve essere dimostrata con elementi concreti.
  • In presenza di un reddito non dichiarato, l'Amministrazione finanziaria può utilizzare un accertamento induttivo e basarsi anche su presunzioni semplici non dotate dei requisiti ordinari di gravità, precisione e concordanza.
  • Quando il valore della cessione è stimato presuntivamente, il contribuente può contestarlo fornendo documenti, dati di mercato o presunzioni alternative che dimostrino un corrispettivo effettivo inferiore.
  • Nel processo tributario tutte le contestazioni relative alla validità dell'avviso, comprese quelle sulla delega di firma, devono essere inserite tempestivamente nel ricorso introduttivo; una memoria successiva non può introdurre motivi nuovi.
  • Nel giudizio di cassazione le censure sulla motivazione dell'avviso o della sentenza devono essere formulate in modo autosufficiente, riportando gli atti e i passaggi rilevanti; in mancanza, il motivo può essere dichiarato inammissibile.
  • Una contestazione generica sulla quantificazione del valore o sull'onere della prova non è sufficiente: occorre indicare specificamente quali elementi siano stati ignorati e perché avrebbero potuto condurre a una diversa decisione.

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