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Cassazione Civile, Ordinanza n. 20137/2024 del 22/07/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia riguarda un decreto ingiuntivo emesso per il pagamento di un'indennità di occupazione senza titolo relativa a un immobile sito in Roma, adibito a uso istituzionale della pubblica amministrazione, per il periodo luglio-dicembre 2012. La parte pubblica propose opposizione sostenendo di avere già adempiuto integralmente il dovuto, calcolando l'importo con la decurtazione del 15% prevista dall'art. 3, comma 4, ultimo periodo, del d.l. n. 95/2012. L'opposizione fu accolta in primo grado e l'appello venne respinto. In cassazione la società ricorrente dedusse: (1) violazione della norma sulla riduzione del 15% e dell'art. 3 Cost., sostenendo che la decurtazione operasse solo dal 1° luglio 2014 e non per il secondo semestre 2012; (2) violazione del giudicato e omessa pronuncia, assumendo che una precedente sentenza tra le stesse parti aveva affermato l'operatività della riduzione solo dal 1° luglio 2014; (3) omesso esame di un fatto decisivo, riproponendo la censura sul giudicato; (4) violazione delle norme processuali e sostanziali sul calcolo dell'importo, lamentando che la riduzione del 15% non potesse applicarsi ai primi sei giorni di luglio 2012 e che l'indennità dovesse essere integrale per quel periodo.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la riduzione del 15% per gli immobili occupati senza titolo da amministrazioni centrali e altri enti indicati dalla norma si applica dalla data di entrata in vigore del d.l. n. 95/2012, dunque anche all'occupazione del secondo semestre 2012. Ha rigettato i motivi secondo e terzo perché la parte ricorrente non aveva dimostrato il passaggio in giudicato della sentenza invocata e, comunque, non risultavano identici petitum e causa petendi rispetto alla controversia decisa; la precedente sentenza era al più una decisione su causa connessa, priva di efficacia di giudicato esterno. Ha dichiarato inammissibile il quarto motivo per difetto di specifica trascrizione/localizzazione degli atti richiamati e per mancanza di decisività concreta della censura, non essendo spiegato quale residuo credito sarebbe eventualmente rimasto dovuto. La ricorrente è stata condannata alle spese e al contributo unificato დამატivo.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La riduzione del 15% prevista per le indennità dovute per l'utilizzo senza titolo di immobili da parte di determinate amministrazioni pubbliche opera dalla data di entrata in vigore del d.l. n. 95/2012, non dal 1° luglio 2014, salvo diversa previsione espressa.
  • L'eccezione di giudicato esterno richiede la dimostrazione del passaggio in giudicato formale della precedente sentenza, da provarsi con la certificazione di cancelleria; in mancanza, il giudicato non può essere utilmente opposto.
  • Perché possa parlarsi di efficacia preclusiva di una precedente decisione tra le stesse parti è necessario anche che vi sia identità di petitum e causa petendi; una decisione resa in altra controversia su un rapporto solo connesso non produce giudicato sul diverso rapporto dedotto in giudizio.
  • Nel ricorso per cassazione, la censura che si fonda su documenti o atti processuali deve riportarne il contenuto rilevante e indicarne specificamente la collocazione nel fascicolo; altrimenti il motivo è inammissibile.
  • Un motivo di ricorso non è specifico e non è scrutinabile se non chiarisce in concreto quale sia l'errore denunciato e quale sarebbe la ricaduta pratica sul saldo dovuto.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProveInadempimentoLocazione commerciale
RamiProcesso civileObbligazioniContratti
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

Testo integrale

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