Cassazione Civile, Ordinanza n. 40732/2021 del 20/12/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente (contribuente)
La controversia
L'Amministrazione finanziaria aveva emesso avviso di accertamento per il 2007 rettificando il reddito d'impresa di un imprenditore edile e recuperando a tassazione euro 48.400,00, pari all'importo di dodici fatture emesse da un altro imprenditore e ritenute riferite, in tutto o in parte, a operazioni inesistenti o sovrafatturate. Il contribuente aveva impugnato l'atto e ottenuto l'accoglimento in primo grado. In appello, la commissione tributaria regionale aveva confermato il rigetto dell'impugnazione dell'Ufficio, ritenendo che l'Agenzia avesse fornito presunzioni gravi, precise e concordanti sulla non genuinità delle fatture, ma che il contribuente avesse poi fornito prova contraria dell'effettività delle prestazioni mediante contratti di subappalto, fatture, distinte ore lavorate, fotografie e dichiarazioni testimoniali di operai. L'Agenzia ricorreva per cassazione con tre motivi: 1) violazione delle norme su accertamento, reddito d'impresa, onere della prova e presunzioni, sostenendo che, una volta dimostrata la sovrafatturazione, la CTR avrebbe errato nel ritenere sufficienti gli elementi offerti dal contribuente; 2) nullità della sentenza per ultrapetizione e per motivazione apparente, deducendo che la CTR avrebbe affermato l'effettiva esecuzione dei lavori e la riferibilità delle fotografie senza adeguata base decisoria; 3) omesso esame di un fatto decisivo, con riguardo alla contestazione sulla documentazione fotografica.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha escluso sia la violazione dell'art. 112 c.p.c., perché la CTR è rimasta entro il thema decidendum devoluto in appello, sia il vizio di motivazione, poiché il percorso argomentativo della sentenza era complessivamente intelligibile e non meramente apparente. Ha inoltre respinto il primo motivo, rilevando che, in materia di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, l'Ufficio può assolvere l'onere probatorio anche con presunzioni, ma una volta raggiunta tale prova il contribuente può superarla con prova contraria; nel caso concreto, la CTR non aveva invertito l'onere della prova, ma aveva semplicemente valutato nel merito gli elementi offerti dalle parti e ritenuto superata la presunzione di inesistenza. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile perché la censura, pur formalmente veicolata come omesso esame di un fatto decisivo, mirava in realtà a ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio, preclusa in sede di legittimità. Le spese sono state poste a carico della ricorrente, con esclusione dell'applicazione del contributo unificato aggiuntivo per l'Amministrazione dello Stato.
Norme richiamate
art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 600 del 1973
consente l'accertamento induttivo anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti; nella vicenda è richiamato come base degli indizi sulla sovrafatturazione.
art. 109 d.P.R. n. 917 del 1986
richiamato tra le norme sulla deducibilità dei costi nel reddito d'impresa.
la violazione si configura solo se il giudice attribuisce l'onere probatorio alla parte sbagliata, non quando valuta diversamente le prove offerte.
la falsa applicazione è censurabile solo se il ragionamento presuntivo è sussunto in modo erroneo rispetto ai requisiti di gravità, precisione e concordanza.
il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato è violato solo se il giudice attribuisce un bene diverso da quello richiesto o introduce un titolo nuovo estraneo al tema del contendere.
art. 36 d.lgs. n. 546 del 1992
la sentenza tributaria deve consentire di percepire il percorso logico-giuridico seguito dal giudice.
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
utilizzato per denunciare violazioni di legge sostanziale e delle norme sulle presunzioni.
art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.
richiamato per il vizio di nullità della sentenza per ultrapetizione o motivazione mancante/inesistente.
art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
nel testo novellato, il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato all'omesso esame di un fatto storico decisivo e, nei casi estremi, alla motivazione meramente apparente.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
l'ulteriore contributo unificato non si applica alle Amministrazioni dello Stato, esonerate dal versamento mediante prenotazione a debito.
Massime di principio
- In tema di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti, l'Amministrazione finanziaria può assolvere l'onere di prova mediante elementi indiziari gravi, precisi e concordanti; una volta raggiunta tale prova, il contribuente deve dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate.
- La prova contraria del contribuente non può ridursi alla mera esibizione della fattura o alla regolarità formale della contabilità e dei pagamenti, poiché tali elementi non sono di per sé idonei a dimostrare la realtà dell'operazione.
- La violazione dell'art. 2697 c.c. si configura solo quando il giudice attribuisce l'onere della prova alla parte sbagliata; non ricorre, invece, quando il giudice si limita a valutare in modo non condiviso il materiale probatorio.
- La censura di falsa applicazione degli artt. 2727 e 2729 c.c. richiede di mostrare che il giudice abbia qualificato come gravi, precisi e concordanti indizi che non lo erano, o viceversa; non basta contrapporre una diversa lettura del compendio istruttorio.
- Il vizio motivazionale denunciabile in cassazione, nel regime dell'art. 360, n. 5, c.p.c. vigente, è circoscritto all'omesso esame di un fatto storico decisivo o, nei casi estremi, alla motivazione meramente apparente; non è consentito sollecitare una nuova valutazione delle prove.
- Non sussiste ultrapetizione quando il giudice decide su una questione rimasta nel perimetro delle difese svolte dalle parti nei precedenti gradi di giudizio.
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