Cassazione Civile, Ordinanza n. 08616/2025 del 01/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (ente riscossore)
La controversia
La società contribuente ha impugnato una cartella esattoriale relativa al mancato pagamento della TARSU/TIA 2013 emessa in favore del Comune. Dopo il rigetto del ricorso in primo grado e dell’appello in secondo grado, ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi: (1) ha lamentato la nullità della cartella per omessa indicazione del responsabile del procedimento, deducendo la violazione dell’art. 36, comma 4-ter, del D.L. n. 248/2007 conv. in L. n. 31/2008; (2) ha censurato la condanna alle spese in favore del Comune, sostenendo che quest’ultimo avesse depositato tardivamente la prova della notifica dell’atto prodromico e che ciò avrebbe dovuto comportare l’accoglimento della censura sull’omessa notifica; (3) ha contestato la condanna alle spese anche in favore dell’agente della riscossione, assumendo l’inesistenza della costituzione in giudizio di quest’ultimo perché effettuata a mezzo di avvocato del libero foro invece che con patrocinio dell’Avvocatura dello Stato.
La decisione
La Corte ha rigettato integralmente il ricorso. Il primo motivo è stato ritenuto infondato nella parte relativa al merito e inammissibile per difetto di specificità e per richiesta di nuova valutazione in fatto, oltre che perché la dedotta svista sulla prova avrebbe dovuto semmai essere veicolata come errore revocatorio. Il secondo motivo è stato respinto perché la ricorrente era comunque risultata soccombente nel giudizio di primo grado e il regolamento delle spese segue il principio di soccombenza, senza che fossero dedotti superamenti dei limiti tariffari o altre violazioni sindacabili in cassazione. Il terzo motivo è stato disatteso alla luce della disciplina che consente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, nei giudizi tributari, di stare in giudizio direttamente o mediante avvocati del libero foro, senza necessità di specifica delibera o formalità ulteriori. La Corte ha quindi condannato la ricorrente al pagamento delle spese di legittimità in favore di entrambi i controricorrenti e ha dato atto dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 36, comma 4-ter, D.L. n. 248/2007 conv. in L. n. 31/2008
l’eventuale vizio relativo all’indicazione del responsabile del procedimento non risultava fondato, poiché dalla sentenza impugnata emergeva che la cartella lo riportava; la diversa lettura della cartella proposta dalla ricorrente implicava una nuova valutazione in fatto non consentita in cassazione.
il motivo è stato ritenuto inammissibile per difetto di specificità, poiché la ricorrente non aveva trascritto in parte qua la cartella impugnata.
in presenza di doppia conforme, è precluso il sindacato sulla ricostruzione in fatto salvo che il ricorrente indichi specifici profili di divergenza tra le decisioni di merito.
il travisamento del contenuto oggettivo della prova, quando si risolva in una svista sul fatto probatorio in sé, trova rimedio nel giudizio di revocazione per errore di fatto.
art. 15, comma 1, d.lgs. n. 546/1992
le spese seguono il principio della soccombenza nel processo tributario, con possibilità di compensazione rimessa al giudice di merito nei limiti di legge.
art. 7, comma 1, L. n. 212/2000
richiamato dalla ricorrente a sostegno della censura sulla prova della notifica dell’atto prodromico, ma il motivo è stato respinto perché non incideva sul regolamento delle spese in presenza di soccombenza.
il sindacato di legittimità sulle spese è limitato al rispetto del divieto di porre le spese a carico della parte vittoriosa.
richiamato nel terzo motivo in tema di costituzione in giudizio del concessionario; la Corte ha ritenuto legittimo il patrocinio mediante avvocato del libero foro nei casi previsti dalla disciplina applicabile.
art. 43 r.d. n. 1611/1933
nel sistema richiamato dall’art. 1, comma 8, D.L. n. 193/2016, disciplina il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato e le ipotesi in cui l’ente può non avvalersene mediante delibera motivata.
art. 1, comma 8, D.L. n. 193/2016 conv. in L. n. 225/2016
prevede che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione possa avvalersi dell’Avvocatura dello Stato o, alternativamente, di avvocati del libero foro, secondo i criteri interni e nei limiti della disciplina speciale.
art. 4, D.Lgs. n. 50/2016
richiamato per la scelta di avvocati del libero foro nel rispetto dei principi dell’evidenza pubblica e dei criteri di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento e trasparenza.
art. 17, D.Lgs. n. 50/2016
richiamato nel sistema di selezione dei legali del libero foro per l’Agenzia.
art. 11, comma 2, d.lgs. n. 546/1992
per il contenzioso davanti alle commissioni tributarie l’agente della riscossione può stare in giudizio direttamente o tramite struttura territoriale sovraordinata.
art. 4-novies D.L. n. 34/2019 conv. in L. n. 58/2019
norma di interpretazione autentica: l’art. 43, quarto comma, r.d. n. 1611/1933 si applica solo ai casi in cui l’Agenzia intenda non avvalersi dell’Avvocatura dello Stato nei giudizi ad essa riservati su base convenzionale, non nei casi di indisponibilità dell’Avvocatura.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002
essendo il ricorso respinto, la Corte ha dato atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Massime di principio
- Nel processo tributario, la censura sulla mancata indicazione del responsabile del procedimento è inammissibile se richiede una nuova valutazione del contenuto della cartella o dei documenti di causa; in cassazione è necessario un motivo specifico e autosufficiente.
- Il travisamento del contenuto oggettivo della prova, quando consista in una svista sul fatto probatorio in sé e non in una valutazione logica della prova, deve essere fatto valere con revocazione per errore di fatto, non con ricorso per cassazione.
- In presenza di doppia conforme, il ricorso per cassazione non può limitarsi a riproporre una diversa lettura dei fatti senza indicare le divergenze tra le rationes decidendi dei due giudizi di merito.
- Il regolamento delle spese processuali è sindacabile in cassazione solo per violazione del principio secondo cui le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa; restano invece riservate al giudice di merito la compensazione e la quantificazione entro i limiti tariffari.
- L’Agenzia delle Entrate-Riscossione, nei giudizi tributari, può legittimamente stare in giudizio direttamente o avvalersi di avvocati del libero foro secondo la disciplina speciale e gli atti convenzionali applicabili, senza necessità di ulteriori delibere o formalità quando la controversia rientra nelle ipotesi previste.
- La validità della costituzione dell’agente della riscossione tramite avvocato del libero foro non è esclusa, di per sé, dalla mancata produzione in giudizio degli atti interni di autorizzazione, se la fattispecie rientra nelle ipotesi in cui tale forma di difesa è consentita dalla normativa e dalla convenzione.
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