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Cassazione Civile, Ordinanza n. 04222/2024 del 15/02/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La controversia nasce dall'impugnazione di un avviso di liquidazione emesso per la registrazione di un contratto di cessione volontaria di beni immobili stipulato nell'ambito di una procedura espropriativa per la realizzazione della TAV. L'Ufficio aveva tassato con aliquota del 3% l'indennità aggiuntiva spettante al proprietario-coltivatore diretto e altre voci indennitarie (anticipazioni colturali, frutti pendenti, deprezzamento del reliquato, demolizione di manufatti/soprassuoli, indennità di occupazione), oltre a richiedere l'imposta di bollo. I ricorrenti sostenevano che tali somme non facessero parte del prezzo di cessione e dovessero essere tassate come quietanze con aliquota dello 0,50%, con esenzione da bollo; contestavano inoltre la pretesa dell'Ufficio sulla verifica dell'autoliquidazione, deducevano ultrapetizione sulla questione dell'art. 3-ter d.lgs. 463/1997 e censuravano la regolazione delle spese.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'indennità aggiuntiva e le altre indennità collegate all'espropriazione abbiano natura patrimoniale, perché compensano specifici pregiudizi economici derivanti dall'ablazione o dall'occupazione del bene, e che quindi, in assenza di una disciplina speciale, siano soggette all'aliquota residuale del 3% prevista dall'art. 9 della Tariffa, Parte Prima, allegata al d.P.R. 131/1986, non già all'aliquota dello 0,50% per le quietanze. Ha confermato l'assoggettamento a bollo per difetto dei presupposti dell'esenzione, limitata agli atti relativi a procedure promosse dallo Stato o da enti pubblici in senso proprio. Ha dichiarato inammissibile il quarto motivo per difetto di interesse, e ha respinto anche le doglianze sulle spese, sia quanto alla mancata compensazione sia quanto alla debenza delle spese quando l'Amministrazione si difenda tramite propri funzionari. Sono state poste a carico dei ricorrenti le spese del giudizio di legittimità e l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nella cessione volontaria disposta nell'ambito di una procedura espropriativa, le somme corrisposte a titolo di indennità ulteriori rispetto al prezzo della cessione vanno qualificate in base alla loro funzione economico-patrimoniale e non in base alla mera circostanza che siano oggetto di dichiarazione di ricezione nell'atto.
  • Le indennità che compensano perdite patrimoniali o pregiudizi economici conseguenti all'espropriazione o all'occupazione legittima integrano prestazioni a contenuto patrimoniale e, in mancanza di specifica disciplina, scontano l'aliquota residuale prevista per gli atti diversi aventi contenuto patrimoniale.
  • L'aliquota propria delle quietanze non si applica quando la dichiarazione di pagamento è solo accessoria rispetto a un atto principale che già contiene la prestazione economicamente rilevante.
  • L'esenzione dall'imposta di bollo prevista per gli atti relativi a procedure espropriative deve essere interpretata restrittivamente e non può essere estesa in via analogica a soggetti diversi dallo Stato o dagli enti pubblici espressamente contemplati.
  • Nel processo civile e tributario la censura di ultrapetizione o di violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato è inammissibile se il deducente non dimostra un concreto interesse ad impugnare la statuizione contestata.
  • La decisione sulla compensazione delle spese di lite rientra nella discrezionalità del giudice di merito, salvo il divieto di porre le spese a carico della parte totalmente vittoriosa.
  • Nel giudizio tributario le spese possono essere poste a carico della parte soccombente anche se l'Amministrazione si è difesa tramite propri funzionari.

Come è indicizzato

MaterieRiscossioneContenzioso tributarioSpese di liteImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaNullitàGiudicato

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