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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23221/2022 del 25/07/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La controversia riguarda l'impugnazione di cartelle di pagamento per IRAP, IVA e altre somme relative agli anni d'imposta 1998 e 1999, emesse a seguito di avvisi di accertamento divenuti definitivi per mancata impugnazione. I contribuenti avevano presentato istanza di condono ai sensi dell'art. 9 della l. n. 289/2002 e sostenevano che l'Ufficio, non avendo emesso un espresso diniego, avesse ingenerato un legittimo affidamento sull'accoglimento della domanda, con conseguente nullità degli avvisi successivamente notificati e delle cartelle. Con il ricorso per cassazione denunciavano: violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato e difetto di specificità dei motivi d'appello; omesso esame di un fatto decisivo relativo alla mancanza di diniego del condono; violazione delle norme sul condono e sullo Statuto del contribuente, assumendo che l'Amministrazione avrebbe dovuto comunicare preventivamente il rigetto della domanda di definizione prima di emettere gli atti impositivi e di riscossione.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi perché, in tema di condono fiscale, salvo previsione espressa, l'Ufficio non è tenuto a emettere un provvedimento espresso di diniego quando reputi invalida l'istanza, potendo la cartella di pagamento valere come implicito diniego. Inoltre, nel caso concreto, i contribuenti non avevano i presupposti per fruire del condono ex art. 9 l. n. 289/2002, avendo già ricevuto la notifica del verbale di constatazione; una volta notificati gli avvisi di accertamento, avrebbero dovuto impugnarli per far valere le proprie ragioni. La Corte ha escluso anche un errore scusabile o una situazione di obiettiva incertezza idonea a fondare la tutela dell'affidamento, perché la disciplina sul condono era chiara nell'escludere tale fattispecie. I ricorrenti sono stati condannati in solido alle spese di legittimità e, richiamato l'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002, è stato dato atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 9 l. 27 dicembre 2002, n. 289

    La disposizione sul condono non era applicabile al caso concreto, perché i contribuenti avevano già ricevuto la notifica del verbale di constatazione prima della domanda; dunque mancavano i presupposti per la definizione agevolata.

  • art. 15 l. 27 dicembre 2002, n. 289

    Richiamato dai contribuenti quale base della domanda di definizione bonaria, ma non ritenuto idoneo a fondare il diritto invocato nel caso concreto.

  • art. 10 l. 27 luglio 2000, n. 212

    "I rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede"

    La tutela dell'affidamento opera solo se vi sia un'apparente legittimità dell'azione amministrativa, la buona fede del contribuente e specifiche circostanze concrete; non ricorre quando la disciplina applicabile esclude chiaramente il beneficio richiesto.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato nei motivi, ma ritenuto non violato dalla sentenza di merito.

  • art. 434 c.p.c.

    Richiamato nei motivi per contestare la specificità dell'appello dell'Ufficio, ma non ritenuto violato.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    Usato come parametro dei motivi di ricorso per violazione di legge.

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    Usato come parametro per denunciare omesso esame di fatto decisivo.

  • art. 375, ultimo comma, c.p.c.

    Citato per la trattazione camerale del ricorso.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Citato per la trattazione camerale del ricorso.

  • art. 3, comma 6, d.l. n. 119/2018

    Norma richiamata per la richiesta di sospensione del processo in pendenza di adesione alla rottamazione ter.

  • art. 3, comma 14, d.l. n. 119/2018

    In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento delle rate, la definizione non produce effetti.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Richiamato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • In materia di condono fiscale, l'Amministrazione non è tenuta a notificare un espresso provvedimento di diniego quando ritenga l'istanza invalida, salvo che la legge preveda diversamente: la cartella di pagamento può integrare un implicito diniego impugnabile.
  • La tutela del legittimo affidamento del contribuente presuppone un comportamento amministrativo apparentemente coerente e favorevole, la buona fede del contribuente e circostanze concrete specifiche; non è configurabile quando la disciplina del beneficio è chiara e il contribuente conosce o può conoscere l'inesistenza dei presupposti per accedervi.
  • Se, dopo la notifica degli avvisi di accertamento, il contribuente ritiene di avere diritto al condono o di contestare la validità dell'azione impositiva, deve impugnare tempestivamente gli atti per far valere tutte le proprie ragioni; la mancata impugnazione rende l'accertamento definitivo.
  • La pendenza di una domanda di definizione agevolata non impedisce di per sé la formazione del titolo impositivo e della riscossione quando mancano i presupposti di legge per il condono o la definizione non si perfezioni per mancato pagamento delle rate.

Come è indicizzato

MaterieCondonoContenzioso tributarioRiscossioneImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiBuona fede e correttezzaTutela del legittimo affidamentoOnere della prova

Testo integrale

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