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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19348/2023 del 07/07/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un verbale di accertamento dell’Ispettorato del lavoro, notificato nel 2009, con cui erano state contestate alla società diverse infrazioni in materia di assunzioni obbligatorie e adempimenti connessi alla legge n. 68 del 1999, con conseguente irrogazione di sanzioni amministrative per euro 103.344,98. La società aveva proposto azione di accertamento negativo delle violazioni, sostenendo di aver versato le somme richieste con riserva di ripetizione e di avere interesse a ottenere l’accertamento dell’insussistenza delle infrazioni per recuperare quanto pagato. Con il ricorso per cassazione ha dedotto: 1) violazione dell’art. 100 c.p.c. e dell’art. 24 Cost., assumendo che la domanda non mirasse all’impugnazione del verbale in sé ma all’accertamento negativo delle infrazioni e alla ripetizione dell’indebito; 2) omessa pronuncia e violazione dell’art. 2969 c.c., sostenendo che la prova delle violazioni spettasse all’amministrazione e che comunque mancasse la prova del ritardo in alcuni adempimenti; 3) omessa pronuncia e violazione di norme regionali e statali che, secondo la ricorrente, esoneravano la società, a capitale interamente pubblico, dagli obblighi di assunzione anche obbligatoria.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo ritenendolo infondato, con conseguente preclusione dell’esame dei motivi successivi. Ha affermato che, pur formalmente proposta come azione di accertamento negativo, la domanda sostanzialmente investiva un verbale ispettivo che era atto meramente procedimentale e non immediatamente impugnabile, perché non produceva di per sé effetti lesivi sulla sfera giuridica della società. L’interesse ad agire nasce solo con l’ordinanza-ingiunzione, cioè quando l’amministrazione determina e irroga la sanzione all’esito del procedimento. Poiché mancava un atto definitivo lesivo, è stata confermata l’inammissibilità già dichiarata nei gradi di merito. Il ricorso è stato quindi integralmente rigettato; nessuna statuizione sulle spese, per mancata costituzione dell’amministrazione intimata. È stato inoltre dato atto dell’obbligo di versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Il verbale ispettivo di accertamento, anche se notificato con preannuncio di sanzioni, è atto endoprocedimentale e non è autonomamente impugnabile se non incide ancora in modo definitivo sulla sfera giuridica del destinatario.
  • L’interesse ad agire in accertamento negativo contro una pretesa sanzionatoria sorge solo con il provvedimento conclusivo che irroga la sanzione, non con il mero atto di contestazione o di accertamento.
  • La qualificazione sostanziale della domanda prevale sulla sua veste formale: se l’azione mira in concreto a paralizzare un verbale presupposto di future sanzioni, essa resta soggetta ai limiti di impugnabilità propri dell’atto impugnato.
  • Quando il primo motivo di ricorso è respinto perché manca l’interesse ad agire o l’atto impugnato non è autonomamente lesivo, restano assorbite le ulteriori censure che presuppongono l’esame del merito della pretesa amministrativa.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProve
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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