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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22768/2023 del 27/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un'ordinanza-ingiunzione con cui la Provincia aveva applicato una sanzione amministrativa pecuniaria per violazione della disciplina sulle derivazioni di acqua pubblica: era stato accertato che un consorzio aveva consentito a una società industriale l'uso extra-irriguo dell'acqua prelevata da un canale, pur in assenza di un titolo concessorio che contemplasse tale uso. I destinatari della sanzione proponevano opposizione, poi appello, sostenendo: la nullità della sentenza di primo grado; l'inesistenza dell'illecito per difetto dell'elemento soggettivo; la carenza di legittimazione del consorzio subentrato, poiché la condotta sarebbe stata posta in essere dall'ente estinto; e, in subordine, l'eccessività della sanzione. In cassazione hanno dedotto, con il primo motivo, l'omesso esame di fatti decisivi (convenzione del 2002, subentro nella concessione, richiesta di regolarizzazione e successiva autorizzazione provvisoria) e, con il secondo, la violazione della legge n. 689/1981 e della legge regionale Piemonte n. 3/2009, sostenendo che la buona fede e l'affidamento nella liceità della condotta avrebbero escluso la colpa e giustificato quantomeno una riduzione della sanzione.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché formulato come vizio di omesso esame dei fatti, ma precluso dal regime della doppia conforme; ha inoltre osservato che i fatti invocati non erano stati ignorati dal giudice di merito, bensì valutati come irrilevanti. Ha dichiarato infondato il secondo motivo, affermando che nelle sanzioni amministrative è sufficiente la coscienza e volontà della condotta, mentre la colpa si presume fino a prova contraria, e che la buona fede opera solo se l'errore sul fatto sia inevitabile e l'autore abbia fatto tutto il possibile per conformarsi alla legge. La Corte ha condiviso la valutazione di merito secondo cui il consorzio era consapevole dell'uso extra-irriguo e della necessità di una specifica autorizzazione, aveva chiesto una sanatoria e una prosecuzione provvisoria, ma non aveva dimostrato un affidamento incolpevole né un tempestivo comportamento conformativo. Conseguentemente sono state poste a carico dei ricorrenti le spese del giudizio e l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, il vizio di omesso esame di fatti decisivi non è deducibile quando ricorra la doppia conforme, salvo che il ricorrente dimostri che le decisioni di primo e secondo grado si fondano su iter argomentativi realmente eterogenei.
  • La buona fede quale esimente della responsabilità amministrativa richiede un errore inevitabile sulla liceità della condotta e la prova che l'agente abbia fatto tutto il possibile per conformarsi al precetto; non basta un generico affidamento soggettivo nella legittimità dell'operato.
  • Per le sanzioni amministrative, ai fini dell'imputazione dell'illecito è sufficiente la coscienza e volontà della condotta, mentre la colpa si presume fino a prova contraria a carico dell'autore della violazione.
  • La valutazione circa la sussistenza della buona fede e della colpa in materia di sanzioni amministrative è essenzialmente apprezzamento di fatto del giudice di merito e non è rivalutabile in cassazione se non nei limiti del vizio motivazionale deducibile.
  • Quando l'uso di una derivazione idrica avvenga per finalità diverse da quelle contemplate nel titolo concessorio, la consapevolezza dell'uso extra-titolo e la mancata tempestiva regolarizzazione escludono l'invocabilità dell'affidamento incolpevole.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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