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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27342/2023 del 26/09/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Il ricorrente aveva impugnato otto verbali di accertamento, per un importo complessivo di euro 759,04, relativi a transiti su una corsia preferenziale nel periodo maggio-luglio 2017. Sosteneva che il divieto di circolazione fosse stato ripristinato il 20 aprile 2017 dopo una sospensione, ma senza adeguata comunicazione all’utenza e senza segnaletica orizzontale e verticale sufficientemente visibile o aggiornata fino alla fine di luglio 2017. In cassazione ha dedotto: 1) violazione delle norme sul termine di costituzione e sulla decadenza dell’amministrazione, per avere il giudice ammesso documenti prodotti tardivamente dal Comune; 2) errata ripartizione dell’onere della prova e falsa applicazione delle norme sulle opposizioni a sanzioni amministrative, sostenendo che spettasse alla P.A. dimostrare la corretta percepibilità del divieto e della segnaletica, non al ricorrente dimostrare l’inidoneità dei cartelli; 3) violazione delle norme sulla motivazione e sull’art. 3 l. 689/1981, per non avere il giudice riconosciuto l’errore scusabile o la buona fede in ragione della asserita insufficienza della segnaletica e della presunta notorietà delle numerose infrazioni di altri utenti.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i primi due motivi, chiarendo che la controversia non riguardava la mera prova dell’infrazione, ma la dimostrazione di una situazione di fatto tale da impedire al conducente di percepire il ripristino della corsia preferenziale e la relativa segnaletica; rispetto a tale profilo, correttamente il giudice di merito aveva posto l’onere probatorio sull’opponente, mentre Roma Capitale aveva comunque prodotto documentazione idonea, incluse delibere di ripristino e comunicazioni all’utenza. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile, perché il richiamo al fatto notorio era inconferente e, comunque, la buona fede/errore scusabile in materia di illeciti amministrativi richiede un errore inevitabile, assistito da elementi positivi esterni e da prova a carico dell’opponente, prova che il giudice di merito ha ritenuto non raggiunta. Il ricorrente è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nell’opposizione a verbali per violazioni del codice della strada, quando la contestazione riguarda non la commissione materiale dell’infrazione ma la percepibilità concreta del divieto o della segnaletica, l’opponente deve provare l’inidoneità della segnaletica a rendere conoscibile il divieto.
  • La P.A., quale attrice in senso sostanziale nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, deve provare i fatti costitutivi della propria pretesa; tuttavia l’opponente deve provare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi che escludano la sua responsabilità.
  • La documentazione strettamente riferibile all’accertamento dell’illecito può essere prodotta dall’amministrazione anche secondo termini non perentori; diversa è la documentazione ulteriore concernente profili preventivi o di comunicazione, la cui ammissibilità dipende dalla concreta disciplina processuale applicabile e dalla natura delle contestazioni.
  • In materia di illeciti amministrativi, la buona fede o l’errore scusabile escludono la responsabilità solo se l’errore è inevitabile, sorretto da elementi positivi esterni e non evitabile con l’ordinaria diligenza.
  • Il fatto notorio non può essere invocato per trasferire sul piano della notorietà situazioni particolari o localizzate, se non quando si tratti di eventi generali e obiettivi comunemente noti.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniOpposizioni esecutive
RamiProcesso civileEsecuzioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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