Cassazione Penale, Sentenza n. 29543/2025 del 18/08/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza del Tribunale di Lecce del 17/07/2024 che li aveva condannati per deposito incontrollato di rifiuti (art.256, comma 2, d.lgs. n.152/2006), occupazione abusiva di suolo demaniale (art.1161 cod. nav.) e deturpamento delle bellezze naturali (art.734 cod. pen.), contestando in particolare: carenza o illogicità della motivazione sulla responsabilità soggettiva (ruolo e poteri nei Consorzi di bonifica); qualificazione del materiale (posidonia mista a sabbia) come "rifiuto" piuttosto che come deposito temporaneo/"sottoprodotto" o biomassa gestibile in situ; natura temporanea vs pluriennale del deposito; prescrizione; omissioni processuali (rifiuto o revoca prove, mancata valutazione di benefici come messa alla prova, speciale tenuità e sospensione condizionale della pena). Alcuni difensori hanno inoltre dedotto violazioni procedurali e la mancata motivazione sui benefici richiesti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato la maggior parte dei ricorsi, ritenendoli infondati, ma ha accolto limitatamente alcune censure: ha annullato la sentenza, con rinvio al Tribunale di Lecce, per i profili relativi al reato di cui all'art. 734 cod. pen. con riferimento a Caputo Vito, Corti Giuseppe e Lannocca Edoardo (nuovo giudizio in diversa persona fisica); ha annullato, con rinvio, la sentenza per omissione di motivazione in ordine alla richiesta di concessione dei "doppi benefici" (sospensione condizionale della pena e non menzione) nei confronti di Lannocca Edoardo, Corti Giuseppe e Borzillo Alfredo. Per il resto (in particolare le condanne per deposito incontrollato di rifiuti e l'art.1161 cod. nav.) i ricorsi sono stati rigettati e la sentenza di merito è stata dichiarata irrevocabile quanto a quelle affermazioni di responsabilità. In sostanza: parziale accoglimento con rinvio su specifici punti, conferma delle responsabilità ambientali e delle sanzioni pecuniarie nella restante parte.
Norme richiamate
d.lgs. n. 152/2006, art. 256, comma 2
Il deposito incontrollato di rifiuti è stato ritenuto applicabile: la Corte conferma che il materiale accumulato (posidonia mista a sabbia) può qualificarsi come rifiuto e che il reato può avere natura permanente quando il deposito è funzionale a successive attività di gestione non ultimate.
d.lgs. n. 152/2006, art. 183, lett. n)
La deroga che esclude l'ambito dei rifiuti per materiali naturali derivanti da eventi atmosferici opera solo se le operazioni (prelievo, raggruppamento, deposito preliminare) sono effettuate "nel tempo tecnico strettamente necessario" e nel medesimo sito; l'onere della prova per dimostrare l'operatività della deroga grava su chi la invoca.
La posidonia spiaggiata può essere gestita con modalità che la escludono dalla disciplina dei rifiuti in presenza delle condizioni previste; tuttavia in mancanza di tali condizioni ricade nella normativa sui rifiuti.
Per il reato di deturpamento delle bellezze naturali è necessario l'effettivo deturpamento o distruzione delle bellezze protette: non basta la mera esecuzione di opere o la presenza di modificazioni, occorre motivazione sul concreto pregiudizio estetico/ambientale.
codice della navigazione, art. 1161
L'occupazione abusiva di suolo demaniale richiede la consapevolezza dell'illegittimità (elemento di arbitrarietà); la Corte ha ritenuto integrati profili di responsabilità per la prolungata presenza dei depositi in area demaniale.
d.lgs. n. 50/2016, art. 163
La disciplina degli interventi in somma urgenza permette ordini di esecuzione immediata da parte del responsabile del procedimento/tecnico e successiva perizia giustificativa: ciò non esclude, secondo la Corte, la responsabilità degli organi apicali che ratificano o approvano spese e lavori se la pratica sistematica ha generato depositi incontrollati.
d.lgs. n. 205/2010, art. 39, comma 11
laddove sussistano univoci elementi che facciano ritenere la loro presenza sulla battigia direttamente dipendente da mareggiate o altre cause comunque naturali, è consentito l’interramento in sito della posidonia e delle meduse spiaggiate purché ciò avvenga senza trasporto né trattamento
La norma è una specifica deroga per la posidonia spiaggiata: va applicata solo se dimostrati i presupposti; l'onere probatorio è a carico di chi ne invoca l'operatività.
legge regionale Puglia n. 17/2015 (linee guida BVS)
Linee guida regionali che indicano opzioni gestionali (mantenimento in sito, spostamento in situ, interramento, trasferimento ad impianti) ma devono coordinarsi con la disciplina nazionale sui rifiuti; sono strumenti interpretativi e operativi, non deroghe automatiche alla normativa statale.
legge 17 maggio 2022, n. 60 ("SalvaMare"), art. 5
Le biomasse vegetali, derivanti da piante marine o alghe, depositate naturalmente sul lido del mare e sull’arenile possono essere gestite con le modalità di cui al presente articolo.
La normativa più recente disciplina modalità di gestione (mantenimento, reimmissione, vagliatura, recupero degli "accumuli antropici"); non si applica retroattivamente ai fatti già avvenuti, ma fornisce indirizzi interpretativi per casi analoghi successivi.
d.lgs. n. 267/2000, art. 2 (TUEL)
Le norme del TUEL non si applicano ai consorzi di bonifica qualificati come enti pubblici economici; pertanto l'inquadramento dei poteri e responsabilità degli organi del Consorzio discende da altri testi (statuto, legge regionale).
La messa alla prova richiede condotte volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato; l'impossibilità di rimuovere le conseguenze non è, di per sé, causa automatica per negare l'ammissione se l'imputato non ha compiuto gli accertabili comportamenti riparatori.
La causa di non punibilità per particolare tenuità può essere implicitamente esclusa dal giudice anche tramite motivazione indiretta (es. entità della pena e gravità dei fatti indicano che il giudice non ha ritenuto la tenuità).
Massime di principio
- La qualificazione di materiale come "rifiuto" o come "biomassa/accumulo naturale" dipende da condizioni oggettive: l'onere di provare l'operatività delle deroga (in situ, tempo tecnico strettamente necessario, vagliatura ecc.) è a carico di chi la invoca.
- Il deposito di materiali organici può integrare un reato permanente se il deposito è funzionale a successive fasi di gestione non completate: quantità, sistematicità e persistenza nel tempo sono indici decisivi.
- Il ruolo apicale in un ente pubblico economico (es. direttore generale, commissario) non esclude responsabilità penale quando l'adozione o la ratifica di atti e la funzione di controllo contribuiscono a una prassi gestionale che produce illeciti; non è necessario che il dirigente abbia svolto materialmente la parte tecnica.
- Per il reato di deturpamento delle bellezze naturali (art.734) è necessario argomentare l'effettivo danno o deturpamento: la mera presenza di lavori o accumuli in area vincolata non basta senza motivazione sul pregiudizio concreto.
- In sede di Cassazione il sindacato è limitato: non è ammesso chiedere una rivalutazione meramente alternativa delle prove; le deduzioni di travisamento richiedono l'allegazione integrale degli atti processuali rilevanti e dimostrare che l'errore incide in modo decisivo sulla logica motivazionale.
- Il giudice di merito deve espressamente motivare sulle richieste di benefici (messa alla prova, sospensione condizionale, non menzione); l'omissione può determinare annullamento e rinvio sul punto.
- Le circolari ministeriali e le linee guida regionali forniscono indirizzi operativi utili ma non sostituiscono la verifica del rispetto delle norme statali sui rifiuti; la loro applicazione va coordinata con la legge e provata nel caso concreto.
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