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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40466/2025 del 16/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'imputato era stato condannato in primo grado e in appello per il reato di appropriazione indebita aggravata relativo a un autoveicolo Iveco Magirus. Il ricorso per Cassazione deduceva: (i) carenza o mera apparenza della motivazione e contraddittorietà della sentenza d'appello; (ii) inesistenza della condotta tipica ai sensi dell'art. 646 c.p. perché il rapporto contrattuale sarebbe stato un noleggio con patto di riscatto o una vendita con riserva di proprietà, sicché al più poteva sorgere una responsabilità civile; (iii) mancanza del dolo richiesto per l'appropriazione indebita, essendovi stata buona fede e attività di tutela in sede civile; (iv) violazione del principio della prova oltre ogni ragionevole dubbio ai sensi dell'art. 533 c.p.p., con presunta svalutazione delle prove documentali a favore del ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi sono stati ritenuti reiterativi e manifestamente infondati. Ha ritenuto sufficientemente motivata la decisione della Corte territoriale, che ha escluso la rilevanza civilistica dell'inadempimento del ricorrente alla luce delle modalità dei pagamenti parziali, dell'inottemperanza alle richieste di restituzione, della irreperibilità dell'imputato e della richiesta urgente di sequestro giudiziario da parte della proprietaria. Sul punto del dolo e dell'interversione del possesso la Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata: la fattispecie di appropriazione indebita sussiste quando il compratore, prima di aver pagato interamente il prezzo, si comporti come proprietario (uti dominus) o altrimenti contrasti il riservato dominio del venditore; nella specie la condotta del Lanza è stata ritenuta idonea a dimostrare tale interversione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a euro tremila alla Cassa delle ammende; è stata rigettata la richiesta di liquidazione delle spese in favore delle parti civili.

Norme richiamate

  • art. 611, comma 1‑bis c.p.p.

    Norma sulla trattazione con contraddittorio cartolare; richiamata per giustificare il rito camerale adottato nella trattazione del ricorso.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Limiti alla motivazione e alla lunghezza dei motivi nel ricorso per Cassazione; il ricorso era redatto nei limiti richiesti e i motivi sono stati comunque giudicati infondati.

  • art. 646 c.p.

    Regola il reato di appropriazione indebita: richiede l'interversione del possesso con dolo di volere tenere la cosa come propria. La Corte ha ritenuto che, pur in presenza di pattuizioni contrattuali (vendita con riserva di proprietà o locazione finanziaria), la condotta del compratore può integrare il reato se emergono atti incompatibili con il riservato dominio e la volontà di trattenere il bene uti dominus.

  • art. 533 c.p.p.

    Stabilisce il criterio della condanna solo oltre ogni ragionevole dubbio; la Corte di Cassazione ha ricordato che, pur applicando tale principio, il sindacato di legittimità sulla motivazione è circoscritto: una ricostruzione alternativa non invalida la sentenza se il giudice di merito l'ha esaminata e motivatamente esclusa.

  • legge 20 febbraio 2006, n. 46

    Richiamata per l'introduzione del criterio "oltre ogni ragionevole dubbio" nell'art. 533 c.p.p.; la Corte precisa che ciò non amplia il sindacato di legittimità oltre i limiti già previsti.

  • art. 616 c.p.p.

    Norme sulle statuizioni conseguenti all'inammissibilità del ricorso; applicata per condannare il ricorrente alle spese processuali e ad altre sanzioni pecuniarie.

  • art. 702 c.p.c.

    Richiamato in riferimento alla circostanza che la proprietaria aveva promosso azione civile d'urgenza; la Corte ha ritenuto tale azione non incompatibile con la statuizione penale e non idonea a dimostrare l'assenza di dolo.

Massime di principio

  • In controversie su beni consegnati in forza di contratti con riserva di proprietà o finanziamento, la mera mancata restituzione non è automaticamente penale: occorre valutare se il comportamento dell'acquirente sia idoneo a dimostrare un'interversione del possesso (atti che dimostrino la volontà di comportarsi da proprietario).
  • Il diritto di ritenzione sul bene altrui scrimina solo se il credito vantato è liquido ed esigibile; spese non provate o contestazioni non formali non giustificano la ritenzione scriminante.
  • In sede di legittimità il sindacato sulla motivazione è limitato: la presenza di ricostruzioni alternative non invalida la sentenza se il giudice di merito ha valutato e motivatamente escluso tali alternative.
  • Per far valere l'assenza del dolo in casi di appropriazione è necessario fornire elementi concreti e non solo ipotesi plausibili: atti processuali, comportamenti documentabili e il contesto contrattuale devono sostenere la buona fede del possessore.
  • La decisione di non liquidare le spese in favore della parte civile può essere presa quando la parte civile non abbia formulato un contributo argomentativo effettivo nella fase di legittimità svolta per iscritto.

Testo integrale

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