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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25262/2023 del 25/08/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (utente)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda di un'utente del servizio idrico integrato volta a ottenere la restituzione delle somme pagate, negli ultimi dieci anni, a titolo di quota tariffaria riferita al servizio di depurazione. Il giudice di pace aveva accolto la domanda, ritenendo che il gestore non avesse esattamente adempiuto all'obbligo di depurazione perché, nell'impianto del territorio interessato, le acque reflue erano sottoposte al solo trattamento primario e non al trattamento secondario o equivalente richiesto dalla disciplina di settore; il tribunale aveva confermato. La società gestore ha proposto ricorso per cassazione con sette motivi: 1) violazione delle norme del testo unico ambientale e del d.m. 30 settembre 2009, n. 102, sostenendo che il giudice di merito avesse erroneamente individuato il contenuto dell'obbligazione di depurazione e confuso il concetto di depurazione con quello di trattamento secondario o equivalente; 2), 3) e 5) violazione delle norme civilistiche e del d.lgs. n. 152/2006, deducendo che la tariffa del servizio idrico integrato costituisce corrispettivo di una prestazione d'ambito e che l'eccezione d'inadempimento non avrebbe potuto giustificare la totale sospensione del pagamento per il difetto di un solo impianto; contestava inoltre l'omessa considerazione del costo complessivo del servizio e degli investimenti programmati; 4) omesso esame di documenti e violazione dell'art. 8-sexies del d.l. n. 208/2008 e della legge regionale Liguria n. 29/2007, sostenendo che i documenti prodotti dimostrassero l'avvio delle procedure per il nuovo impianto e il diritto a remunerare i relativi oneri; 6) violazione delle norme sulla ripetizione dell'indebito e sulla cessione d'azienda, contestando la legittimazione passiva della società subentrante per le somme versate prima del subentro; 7) violazione dell'art. 2948 c.c., invocando la prescrizione quinquennale perché si trattava, a suo dire, di prestazioni periodiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo nella parte ammissibile: il servizio di depurazione, quale prestazione contrattuale del gestore, deve essere eseguito mediante trattamento secondario o equivalente secondo il d.lgs. n. 152/2006, e il mero trattamento primario non integra esatto adempimento; la mancata emanazione dei provvedimenti regionali non autorizza a erogare un servizio qualitativamente inferiore. Ha inoltre affermato che, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 335/2008 e della giurisprudenza di legittimità, la quota tariffaria di depurazione non è dovuta non solo quando l'impianto manchi o sia inattivo, ma anche quando il servizio sia assolutamente insufficiente o qualitativamente inidoneo. I motivi centrali di censura sul sinallagma, sul full cost recovery e sulla pretesa debenza comunque della tariffa sono stati ritenuti in parte infondati e in parte inammissibili perché diretti in realtà a sollecitare una nuova valutazione di merito e perché il giudice di appello aveva correttamente rilevato la mancanza di allegazione e prova dei fatti posti a base del diritto al corrispettivo e degli investimenti tariffabili. Il quarto motivo è stato dichiarato inammissibile perché il fatto storico dell'avvio delle procedure era stato comunque esaminato, e l'omesso esame di singoli documenti non è sindacabile se il fatto è stato considerato; inoltre, il giudice di merito aveva valutato i documenti ma li aveva ritenuti inidonei a colmare il difetto di allegazione. Il sesto motivo è stato rigettato perché, in caso di subentro in un contratto di utenza ancora in corso, la società subentrante risponde delle obbligazioni restitutorie collegate all'inesatto adempimento del rapporto, pur non essendo stata materialmente percettrice delle somme. Il settimo motivo è stato rigettato perché il diritto al rimborso di quote tariffarie indebitamente versate non è un diritto periodico, ma un credito restitutorio unitario soggetto alla prescrizione decennale, non a quella quinquennale.

Norme richiamate

  • art. 74 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Definisce il trattamento secondario come trattamento biologico con sedimentazione ulteriore rispetto a quella primaria; rileva per determinare il contenuto della prestazione di depurazione.

  • art. 101 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Richiamato quale norma del sistema sugli scarichi, non idonea a escludere l'obbligo di un trattamento conforme ai valori-limite e alle regole di settore.

  • art. 105, comma 3, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Impone che le acque reflue urbane siano sottoposte, prima dello scarico, a trattamento secondario o equivalente; la mera mancanza di provvedimenti regionali non consente un servizio depurativo inferiore.

  • art. 154 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Disciplina la tariffa del servizio idrico integrato come corrispettivo complessivo del servizio, tenendo conto della qualità della risorsa e del servizio fornito e della copertura integrale dei costi.

  • art. 155 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Regola specificamente le quote tariffarie riferite a fognatura e depurazione; dopo la declaratoria di incostituzionalità, il pagamento è dovuto solo in presenza dell'effettiva prestazione del servizio.

  • art. 1175 c.c.

    Usata come criterio legale di determinazione della prestazione e per escludere che il debitore possa liberarsi con un adempimento qualitativamente inferiore a quello dovuto.

  • art. 1176 c.c.

    La diligenza, intesa anche come legalità dell'adempimento, impedisce di considerare esatto un servizio inferiore a quello richiesto dalla legge.

  • art. 1218 c.c.

    Richiamato nei motivi, ma la Corte ribadisce che l'inesatto adempimento del gestore fonda la sospensione del pagamento e il rimborso della quota di depurazione.

  • art. 1374 c.c.

    Richiamato nei motivi in tema di integrazione del contratto con la disciplina legale.

  • art. 1375 c.c.

    La buona fede nell'esecuzione del contratto impedisce di pretendere la tariffa per un servizio qualitativamente inadeguato.

  • art. 1453 c.c.

    Richiamato nei motivi; la Corte distingue la valutazione della gravità dell'inadempimento nel contesto dell'eccezione ex art. 1460 c.c.

  • art. 1460 c.c.

    Fondamento dell'eccezione di inadempimento, esperibile anche per sospendere il pagamento della quota tariffaria quando la controprestazione sia inesattamente eseguita in modo non lieve.

  • art. 147 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Richiamato tra le norme del servizio idrico integrato, senza incidere sulla ratio decisoria oltre il richiamo al sistema.

  • art. 149 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Richiamato tra le norme del servizio idrico integrato, senza incidere sulla ratio decisoria oltre il richiamo al sistema.

  • art. 1559 c.c.

    Richiamato per la qualificazione del rapporto come somministrazione/contratto di utenza sinallagmatico.

  • art. 2033 c.c.

    La ripetizione delle somme versate è ammessa nella misura in cui il pagamento sia correlato al difetto di controprestazione nel rapporto di utenza.

  • art. 2058 c.c.

    La Corte lo indica come disciplina della successione dell'acquirente nei contratti stipulati per l'esercizio dell'azienda, applicabile ai rapporti pendenti.

  • art. 2560 c.c.

    Esclusa la sua applicazione perché concerne i debiti d'azienda considerati isolatamente, non i rapporti contrattuali in corso subentrati ex art. 2558 c.c.

  • art. 2697 c.c.

    Il gestore, per ottenere la tariffa o gli oneri tariffari invocati, deve allegare e provare i fatti costitutivi del proprio diritto; l'utente aveva invece provato l'inesatto adempimento del servizio di depurazione.

  • art. 2948 c.c.

    La prescrizione quinquennale non si applica al rimborso di quote tariffarie indebitamente versate, che segue il termine decennale ordinario.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Norma processuale richiamata per la trattazione camerale del ricorso.

  • art. 360 c.p.c.

    Norma di riferimento per i motivi di ricorso per cassazione dedotti per violazione di legge e omesso esame di fatti decisivi.

  • art. 113 c.p.c.

    Richiamato nel motivo che denunciava la pretesa violazione del principio iura novit curia.

  • art. 8-sexies d.l. 25 settembre 2008, n. 208, conv. in l. 13/2009

    Gli oneri di progettazione, realizzazione e completamento delle opere sono esigibili solo se risultano avviate le procedure di affidamento e se il relativo fatto costitutivo è allegato e provato.

  • art. 4 l.r. Liguria 7 dicembre 2007, n. 29

    Richiamato dalla ricorrente, ma non ritenuto decisivo; la Corte conferma che il diritto agli oneri tariffari richiede comunque l'allegazione e la prova dei presupposti previsti dalla disciplina statale.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Presuppone, in caso di rigetto del ricorso, il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 27 l. 11 marzo 1953, n. 87

    Richiamato come base della declaratoria consequenziale di illegittimità costituzionale.

  • art. 14, comma 1, l. 5 gennaio 1994, n. 36

    Dichiarato incostituzionale nella parte in cui imponeva il pagamento della quota depurazione anche in assenza del servizio.

  • art. 155, comma 1, primo periodo, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Dichiarato incostituzionale in via consequenziale nella parte in cui prevedeva il pagamento della quota di depurazione anche in assenza di impianti o con impianti inattivi.

Massime di principio

  • Nel contratto di utenza del servizio idrico integrato, la quota tariffaria riferita alla depurazione ha natura di corrispettivo e non è esigibile se il gestore non rende la prestazione dovuta in modo conforme alla legge e al sinallagma contrattuale.
  • La declaratoria di incostituzionalità della disciplina che imponeva il pagamento della quota di depurazione anche in assenza del servizio si estende, per identità di ratio, ai casi in cui il servizio sia assolutamente insufficiente o qualitativamente difforme rispetto al livello legalmente imposto.
  • L'eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. può giustificare la sospensione del pagamento della controprestazione anche nei contratti di durata, purché l'inadempimento della controparte non sia di lieve entità e la valutazione sia coerente con buona fede e proporzionalità.
  • Nel giudizio di legittimità non è censurabile, sotto veste di violazione di legge, la mera contestazione della ricostruzione dei fatti o della valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito, se la doglianza mira in sostanza a ottenere un nuovo apprezzamento del merito.
  • L'omesso esame di un documento non è di per sé motivo accoltabile se il fatto storico rilevante è stato comunque considerato dal giudice di merito; il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. riguarda il fatto decisivo, non la singola fonte probatoria.
  • In caso di trasferimento di ramo d'azienda, il cessionario subentra nei contratti in corso stipulati per l'esercizio dell'azienda e può essere chiamato a rispondere delle obbligazioni restitutorie connesse a quei rapporti pendenti, anche se non è stato il materiale percettore delle somme.
  • Il diritto al rimborso di somme indebitamente versate in relazione a una prestazione periodica non ha natura periodica e soggiace alla prescrizione ordinaria decennale, decorrente dai singoli pagamenti.

Come è indicizzato

MaterieMandatoInadempimentoMoraCompensazioneProveImpugnazioni
RamiContrattiObbligazioniProcesso civileEsecuzioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della provaNullitàRisoluzione del contrattoLitisconsorzio necessario

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