Cassazione Civile, Ordinanza n. 25259/2023 del 25/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (utente)
La controversia
Tre utenti avevano agito contro il gestore del servizio idrico integrato chiedendo la restituzione delle somme versate negli ultimi dieci anni a titolo di quota tariffaria per il servizio di depurazione. I giudici di merito avevano accertato che, nel Comune interessato, il servizio di depurazione era stato svolto in modo inidoneo o comunque non conforme al modello legale, poiché l’impianto operava con un trattamento soltanto primario e non con il trattamento secondario o equivalente richiesto dalla disciplina applicabile. La società ricorrente ha proposto sette motivi: ha contestato, anzitutto, l’interpretazione delle norme ambientali sul contenuto dell’obbligazione di depurazione e la qualificazione del servizio come inesattamente adempiuto; ha poi censurato la ritenuta non debenza della quota tariffaria, sostenendo che la tariffa remunera l’intero servizio d’ambito e che il rapporto sarebbe informato anche a una componente solidaristica e al principio del full cost recovery; ha dedotto inoltre errori sull’onere della prova e sull’omesso esame di documenti relativi a progettazione e realizzazione di nuovi impianti; ha infine contestato la propria legittimazione passiva per le somme versate prima del subentro nel ramo d’azienda e l’eccezione di prescrizione quinquennale.
La decisione
La Corte ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi con cui si negava che il servizio di depurazione dovesse consistere in un trattamento secondario o equivalente, chiarendo che il gestore non può liberarsi eseguendo un trattamento qualitativamente inferiore a quello imposto dalla legge e che la quota di tariffa di depurazione non è dovuta quando il servizio sia mancante o assolutamente insufficiente per causa non imputabile all’utente. Ha escluso che la disciplina sul full cost recovery e sulla prestazione d’ambito imponesse il pagamento della quota di depurazione anche in presenza di inadempimento qualitativamente rilevante, rilevando anche difetti di allegazione e prova sulle circostanze dedotte dalla società. Ha poi confermato che il cessionario del ramo d’azienda risponde delle posizioni contrattuali pendenti e del conseguente obbligo di rimborso, anche per somme versate prima del subentro, e ha ribadito che la ripetizione di canoni indebitamente versati non è soggetta alla prescrizione breve quinquennale, ma a quella ordinaria decennale decorrente dai singoli pagamenti. Nessuna statuizione sulle spese, perché gli intimati non si sono difesi.
Norme richiamate
artt. 74, 101, 105 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152
La disciplina ambientale è letta come impone al gestore, per il servizio di depurazione, un trattamento secondario o equivalente; il mero trattamento primario non integra esatto adempimento.
art. 2 D.M. 30 settembre 2009, n. 102
La definizione regolamentare non è idonea a sovvertire il contenuto dell’obbligazione di depurazione ricavato dal sistema legislativo.
art. 154 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152
La tariffa del servizio idrico integrato ha natura di corrispettivo e deve coprire i costi, ma ciò non elimina il principio di corrispettività rispetto alla concreta fruizione del servizio.
art. 155 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152
La quota di tariffa per fognatura e depurazione è dovuta solo in presenza dell’effettiva e corretta prestazione del servizio, secondo la disciplina risultante dalla declaratoria di illegittimità costituzionale.
art. 8-sexies d.l. 30 dicembre 2008, n. 208, conv. in L. 27 febbraio 2009, n. 13
Gli oneri per progettazione, realizzazione e completamento delle opere possono gravare sull’utenza, ma solo se siano allegati e provati i relativi presupposti, tra cui l’avvio delle procedure di affidamento.
art. 1460 c.c.
L’eccezione di inadempimento può essere utilizzata anche in via d’azione nei rapporti di utenza; va però valutata in concreto alla luce di causalità, proporzionalità e buona fede, e può giustificare la sospensione della controprestazione se l’inadempimento è non lieve o assolutamente insufficiente.
art. 1175 c.c.
È richiamato quale criterio di buona fede oggettiva e correttezza che impedisce al debitore di liberarsi con una prestazione qualitativamente inferiore a quella dovuta.
art. 1176 c.c.
È richiamato come criterio di diligenza, anche sotto il profilo della legalità, nella determinazione ed esecuzione della prestazione.
art. 2033 c.c.
La ripetizione dell’indebito non è il fondamento della domanda quando il rimborso deriva dal difetto funzionale della causa del contratto e dall’eccezione di inadempimento.
art. 2058 c.c.
È richiamato, ma dal testo emerge che il riferimento corretto è al subentro del cessionario nei contratti pendenti; la responsabilità si inserisce nella sorte del contratto trasferito, non nel mero debito isolato.
art. 2560 c.c.
Non si applica ai rapporti contrattuali pendenti al momento del trasferimento d’azienda, perché riguarda i debiti dell’azienda ceduta considerati in sé.
art. 2697 c.c.
L’onere di allegare e provare i presupposti dell’esatto adempimento o del diritto alla componente tariffaria grava sul gestore che li invoca.
art. 2948 c.c.
La ripetizione di canoni periodici indebitamente versati non ha natura periodica e segue la prescrizione ordinaria decennale, non quella quinquennale.
art. 360 c.p.c.
Sono richiamati come parametri dei motivi di ricorso, ma la Corte qualifica molte doglianze come inammissibili perché dirette a contestare valutazioni di fatto.
art. 380-bis.1 c.p.c.
Indica la trattazione in adunanza camerale.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
Viene dato atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.
L. 5 gennaio 1994, n. 36, art. 14, comma 1
È richiamata come disposizione dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui imponeva il pagamento della quota depurazione anche in assenza del servizio.
d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 155, comma 1, primo periodo
È dichiarato incostituzionale in via consequenziale nella parte in cui riproduceva il precetto illegittimo sulla debenza della quota di depurazione.
Massime di principio
- Nel contratto di utenza del servizio idrico integrato la tariffa ha natura di corrispettivo, ma la quota riferita alla depurazione è esigibile solo se il servizio sia effettivamente e correttamente reso; l’assenza o l’assoluta insufficienza della depurazione per causa non imputabile all’utente integra un difetto funzionale della causa e legittima il rifiuto della controprestazione.
- La disciplina del servizio di depurazione va ricostruita come criterio legale integrativo del contratto: il gestore non adempie esattamente se esegue un trattamento inferiore a quello richiesto dalla legge, e non può invocare la sola esistenza di un impianto o il mero svolgimento di un trattamento preliminare o primario.
- L’eccezione di inadempimento nei rapporti di somministrazione continuativa può essere fatta valere anche in via d’azione per ottenere la restituzione di quanto già pagato, purché la domanda sia coerente con il difetto di corrispettività del rapporto e non con una ordinaria ripetizione di indebito fondata sulla mancanza originaria dell’obbligazione.
- Nel giudizio di legittimità non è consentito trasformare in violazione di legge la critica alla valutazione di fatto compiuta dal giudice di merito sull’esattezza dell’adempimento, sulla rilevanza delle prove o sulla proporzionalità dell’inadempimento rispetto alla sospensione della controprestazione.
- Nel trasferimento di un ramo d’azienda, il cessionario subentra nei contratti pendenti stipulati per l’esercizio dell’azienda e risponde delle conseguenze restitutorie connesse a tali rapporti, anche se le somme controverse siano state materialmente percepite dal cedente prima del subentro.
- Il diritto al rimborso di canoni o quote indebitamente versati in esecuzione di prestazioni periodiche non ha, di regola, natura periodica: la prescrizione applicabile è quella ordinaria decennale, che decorre dai singoli pagamenti.
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