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Cassazione Civile, Ordinanza n. 07835/2026 del 31/03/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La lite nasce da un avviso di accertamento IVA per l’anno 2016 emesso nei confronti della società poi fallita, relativo al recupero della differenza d’imposta su un acquisto immobiliare del 7 gennaio 2009: l’immobile, accatastato come fabbricato strumentale D/7, era stato fatturato con aliquota IVA del 10% mentre l’Amministrazione riteneva dovesse applicarsi il 22%. In primo grado e in appello era stata accolta la doglianza della contribuente sulla violazione del contraddittorio endoprocedimentale. L’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, denunciando la violazione dell’art. 41 CDFUE e dell’art. 12, comma 7, L. 212/2000: secondo la ricorrente, la Corte tributaria aveva erroneamente ritenuto invalido l’avviso per mancata instaurazione del contraddittorio dopo la chiusura dell’istruttoria, senza considerare che una reale interlocuzione era già avvenuta in fase amministrativa mediante memoria difensiva depositata dal fallimento. La parte contribuente ha resistito con controricorso e ha proposto ricorso incidentale su spese processuali, poi assorbito/inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse dopo l’accoglimento del principale.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso principale dell’Agenzia delle Entrate, ritenendo fondato il motivo sulla non necessità che il contraddittorio endoprocedimentale nei controlli IVA a tavolino sia instaurato solo a procedimento istruttorio concluso. Ha affermato che, nel regime previgente al 18 gennaio 2024, per gli accertamenti IVA continua a operare il principio del contraddittorio secondo buona fede e collaborazione, che può svolgersi anche prima della chiusura dell’istruttoria; nel caso concreto il contraddittorio era comunque stato effettivamente attuato mediante memoria scritta e allegati della contribuente. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Toscana in diversa composizione, per ulteriore esame e per la liquidazione delle spese. Il ricorso incidentale è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Norma processuale richiamata come parametro del motivo di ricorso per cassazione per violazione di legge.

  • art. 41 CDFUE

    Riconosce il diritto a essere ascoltati prima dell’adozione di un provvedimento individuale pregiudizievole, ma non impone che il contraddittorio sia instaurato solo dopo la conclusione della fase istruttoria.

  • art. 12, comma 7, L. 212/2000

    Nel regime anteriore alla riforma non si applica agli accertamenti IVA a tavolino; opera nei casi espressamente previsti di accesso, ispezione o verifica.

  • art. 6-bis L. 212/2000

    Richiamato come norma sopravvenuta, non applicabile ratione temporis, ma utile per la ricostruzione sistematica; introduce il contraddittorio generalizzato per gli atti autonomamente impugnabili.

  • art. 1, comma 2-bis, L. 241/1990

    Evocato quale espressione dei principi di collaborazione e buona fede che devono governare il procedimento amministrativo.

  • art. 100 c.p.c.

    Usato per dichiarare inammissibile il ricorso incidentale per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 132 c.p.c.

    Richiamato nel ricorso incidentale in relazione alla dedotta carenza di motivazione sulla compensazione delle spese.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato nel ricorso incidentale a sostegno della censura di motivazione della decisione sulle spese.

  • art. 92 c.p.c.

    Norma evocata nel ricorso incidentale sulla regolazione delle spese processuali.

  • art. 15 d.lgs. 546/1992

    Richiamato nel ricorso incidentale in tema di spese nel processo tributario.

  • D.M. 55/2014

    Richiamato nel ricorso incidentale come parametro per la liquidazione degli onorari.

  • art. 13, commi 1-bis e 1-quater, d.P.R. 115/2002

    Evocato per escludere, in presenza di sopravvenuta carenza di interesse, l’obbligo di versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Massime di principio

  • Negli accertamenti IVA a tavolino, nel regime previgente alla riforma del 2023, il contraddittorio endoprocedimentale non deve necessariamente essere instaurato solo dopo la chiusura dell’istruttoria: può svolgersi anche durante la fase istruttoria, purché sia effettivo e leale.
  • L’art. 41 CDFUE garantisce il diritto di essere ascoltati prima dell’adozione del provvedimento lesivo, ma non impone una scansione temporale rigida del contraddittorio tale da escludere interlocuzioni antecedenti alla conclusione dell’attività istruttoria.
  • Nei tributi armonizzati, la violazione del contraddittorio rileva solo se il contribuente deduce in concreto le difese che avrebbe potuto svolgere e non si limita a contestazioni meramente pretestuose.
  • Quando il contribuente abbia già depositato memorie e allegazioni nella fase amministrativa, il contraddittorio deve considerarsi pienamente instaurato se l’interlocuzione ha consentito un confronto trasparente sui fatti e sulle ragioni della pretesa.
  • La sopravvenuta definizione della questione principale può rendere inammissibili per difetto di interesse le impugnazioni incidentali che investano soltanto il regolamento delle spese di lite.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioSpese di liteRicorso per cassazione
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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