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Cassazione Civile, Ordinanza n. 20837/2026 del 19/06/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

Un ex socio di una società di persone ha impugnato una cartella di pagamento per IVA e IRAP relative agli anni d'imposta 1998 e 1999, notificata nel 2012 per oltre 454 mila euro. La cartella traeva origine da avvisi di accertamento notificati alla società, poi cancellata dal Registro delle imprese. Il contribuente aveva già ottenuto in primo grado l'annullamento della cartella, ma l'appello dell'Ufficio era stato dichiarato inammissibile e poi, su ricorso dell'Amministrazione, la Corte di cassazione aveva cassato con rinvio. Nel giudizio di rinvio la Corte di giustizia tributaria aveva accolto l'appello dell'Ufficio, ritenendo che l'estinzione della società non impedisse la traslazione del debito ai soci. Il ricorso per cassazione articolava cinque motivi: (1) inammissibilità dell'appello originario dell'Ufficio per genericità e mancata integrazione del contraddittorio; (2) nullità/inesistenza degli atti presupposti notificati alla sola società estinta e difetto di prova sulla percezione di utili in liquidazione, oltre alla dedotta esistenza di giudicati favorevoli ostativi alla riscossione; (3) violazione dell'onere della prova a carico dell'Ufficio; (4) motivazione apparente o inesistente della sentenza di rinvio; (5) violazione delle regole sulle prove e del principio di non contestazione. Il ricorrente richiamava anche l'adesione al condono tombale ex art. 9 L. 289/2002, ma la Corte ha ritenuto la questione preclusa perché avrebbe dovuto essere fatta valere nel precedente giudizio di legittimità e non nel giudizio di rinvio.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili i motivi che pretendevano di rimettere in discussione questioni già coperte dal vincolo della precedente sentenza rescindente n. 12809/2021, in particolare la specificità dell'appello, la legittimità della riscossione nei confronti del socio e le questioni sul contraddittorio. Ha inoltre ritenuto infondata la censura sulla motivazione, poiché la sentenza impugnata esponeva chiaramente la ratio decidendi, fondata sul fenomeno successorio che, per le società di persone, trasferisce ai soci l'obbligazione tributaria della società estinta. La doglianza sull'onere probatorio relativo alle somme percepite in liquidazione è stata respinta, poiché quel requisito riguarda le società di capitali e non le società di persone. È stata anche esclusa la dimostrazione di giudicati esterni favorevoli, mancando la prova del passaggio in giudicato delle sentenze invocate e trattandosi in parte di decisioni interne alla stessa sequenza processuale. Il quinto motivo è stato dichiarato inammissibile perché volto a una rivalutazione del merito probatorio. Nulla sulle spese. È stato disposto l'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 9 L. 289/2002

    L'adesione al condono, se già dedotta prima della sentenza rescindente, non può essere utilmente riproposta nel giudizio di rinvio, perché estranea al perimetro devolutivo del rinvio.

  • art. 342 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente per contestare la specificità dell'appello, ma la questione era già coperta da giudicato interno formatosi con la precedente sentenza di cassazione.

  • artt. 53, 56, 57 e 23 d.lgs. 546/1992

    Richiamati per sostenere l'inammissibilità dell'appello e la necessaria riproposizione delle eccezioni; la Corte ha ritenuto preclusa la loro rivalutazione nel giudizio di rinvio.

  • art. 14 d.lgs. 546/1992

    Richiamato per il dedotto difetto di integrazione del contraddittorio; la Corte ha escluso che nel rinvio si potesse tornare a discutere del litisconsorzio necessario già superato dalla sentenza rescindente.

  • art. 2495 c.c.

    La Corte distingue tra società di capitali e società di persone: il secondo comma, relativo alla responsabilità nei limiti di quanto riscosso in base al bilancio finale di liquidazione, non si applica alle società di persone.

  • art. 75 c.p.c.

    Richiamato per dedurre il difetto di capacità processuale degli atti notificati alla società estinta; la censura è stata ritenuta preclusa/infondata in ragione dell'effetto successorio verso i soci.

  • art. 7, comma 5-bis, d.lgs. 546/1992

    Invocato in tema di prova; la Corte ha ritenuto che, per le società di persone, non grava sul Fisco la prova della percezione di somme di liquidazione da parte del socio.

  • art. 2697 c.c.

    Invocato sul riparto dell'onere della prova; la Corte ha affermato che l'onere di provare la percezione di somme in liquidazione rileva solo per le società di capitali e non per i soci illimitatamente responsabili di società di persone.

  • art. 7, comma 5-bis, d.lgs. 546/1992

    Richiamato anche per l'onere probatorio dell'Ufficio circa la legittimità della pretesa; la censura è stata assorbita o respinta perché non pertinente al regime delle società di persone.

  • art. 132 c.p.c.

    La motivazione non era apparente o inesistente, perché la sentenza esponeva il percorso processuale e la ragione giuridica della decisione.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    Richiamato insieme all'art. 132 c.p.c. per il vizio motivazionale; la Corte ha escluso il superamento del minimo costituzionale della motivazione.

  • art. 36 d.lgs. 546/1992

    La sentenza tributaria impugnata è stata ritenuta sufficientemente motivata ai sensi della disciplina del processo tributario.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato per la pretesa violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; la censura è stata dichiarata inammissibile per mancato confronto con la statuizione impugnata.

  • art. 115 c.p.c.

    La violazione non può essere usata per ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio; il motivo è stato dichiarato inammissibile.

  • art. 116 c.p.c.

    La deduzione di violazione dell'art. 116 c.p.c. è inammissibile se mira solo a contestare l'apprezzamento delle prove compiuto dal giudice di merito.

  • art. 167 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente per il principio di non contestazione; la censura è stata ritenuta inammissibile perché sollecitava una rivalutazione del merito.

  • art. 394 c.p.c.

    Nel giudizio di rinvio il giudice deve attenersi non solo al principio di diritto, ma anche alle premesse logico-giuridiche della sentenza rescindente, senza riaprire questioni precluse.

  • art. 13 d.P.R. 115/2002

    comma 1-quater; comma 1-bis

    Disposto l'obbligo dell'ulteriore contributo unificato, se dovuto, in conseguenza del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Nel giudizio di rinvio il giudice e le parti sono vincolati non solo al principio di diritto enunciato nella sentenza rescindente, ma anche alle premesse logico-giuridiche che ne costituiscono il necessario presupposto; non possono quindi essere riproposte questioni già coperte da giudicato interno o comunque estranee al perimetro del rinvio.
  • L'estinzione di una società di persone non estingue l'obbligazione tributaria sociale, ma ne determina la traslazione in capo ai soci, i quali rispondono secondo il medesimo regime di responsabilità vigente in costanza di società.
  • Per le società di persone non opera, per la responsabilità dei soci verso i debiti sociali, il meccanismo di cui all'art. 2495, secondo comma, c.c. relativo ai limiti derivanti da somme riscosse in sede di liquidazione, meccanismo invece rilevante per le società di capitali.
  • L'eccezione di esistenza di giudicati esterni favorevoli è idonea solo se il giudicato contrastante sia provato in modo certo, anche mediante attestazione del passaggio in giudicato della decisione invocata; in difetto, non può paralizzare la pretesa tributaria.
  • La deduzione di violazioni degli artt. 115 e 116 c.p.c. non può essere utilizzata come strumento surrettizio per chiedere alla Corte di cassazione una nuova valutazione del materiale probatorio, riservata al giudice di merito.
  • La motivazione è apparente solo quando manchi del tutto il percorso argomentativo o esso sia meramente incomprensibile; una motivazione concisa ma logicamente intellegibile soddisfa il minimo costituzionale richiesto dal controllo di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProveContenzioso tributarioAccertamento
RamiProcesso civileObbligazioniTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della provaLitisconsorzio necessario

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