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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 09193/2026 del 10/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La società ricorrente impugna l'ordinanza che confermava il sequestro probatorio disposto in relazione all'ipotesi di corruzione contestata a Rinaldo Lai. Il ricorso contiene tre motivi principali: (i) vizio per "ne bis in idem cautelare", sostenendo che un precedente sequestro probatorio era stato annullato dal Tribunale del riesame per mancata indicazione della condotta e che, in assenza di nuovi elementi, il sequestro non poteva essere rinnovato; (ii) contestazione della sussistenza del fumus commissi delicti e, in particolare, della qualificazione dell'amministratore di Acea Solar s.r.l. come "incaricato di pubblico servizio" e della riconducibilità della condotta nell'alveo della corruzione (si deduce che il vantaggio avrebbe beneficiato l'ente e non il soggetto, e che non vi è indicazione di una indebita maggiorazione del prezzo); (iii) nullità e illegittimità di un'estensione dell'imputazione in sede cautelare (il Tribunale avrebbe ritenuto configurabile la corruzione tra privati ex art. 2635 c.c., ipotesi che la difesa ritiene non applicabile e che comporterebbe una modifica dell'imputazione non consentita in sede di verifica del sequestro). La difesa ha altresì depositato memoria ex art. 611 c.p.p. riproponendo le stesse censure.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso in quanto fondato. Ha preliminarmente riconosciuto che il terzo avente diritto alla restituzione può, nel processo di riesame sul sequestro probatorio, dedurre anche l'insussistenza del fumus commissi delicti e delle esigenze istruttorie (motivazione costituzionalmente orientata per garantire effettiva tutela giurisdizionale del terzo). Esaminando il merito, la Corte ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo (l'annullamento precedente era per vizi formali inerenti la mancata descrizione della condotta, dunque il sequestro poteva essere reiterato senza nuovi elementi). Tuttavia il secondo motivo è stato ritenuto fondato: la Corte ha escluso che la produzione di energia elettrica da parte di Acea Solar s.r.l. integri un "pubblico servizio" ai sensi dell'art. 358 c.p., distinguendo tra attività di pubblico interesse e vero e proprio pubblico servizio; la produzione è attività liberalizzata e strumentale e non comporta trasferimento di poteri pubblicistici né obblighi di erogazione in condizioni di continuità, obbligatorietà e imparzialità tipici del servizio pubblico. Perciò l'amministratore di Acea Solar non poteva essere qualificato incaricato di pubblico servizio e viene meno l'astratta configurabilità del reato di corruzione ex art. 319 c.p. La Corte ha aggiunto che, anche a prescindere dalla qualificazione pubblicistica, la condotta descritta non rientra nella fattispecie corruttiva (il presunto vantaggio sarebbe ricaduto sull'ente e non sul soggetto) e non appare configurabile nemmeno la corruzione tra privati (art. 2635 c.c.), in mancanza degli elementi costitutivi richiesti. Conseguentemente la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e il decreto di sequestro probatorio, disponendone la restituzione del bene al terzo.

Norme richiamate

  • art. 319 cod. pen. (corruzione)

    La norma richiede che il pubblico agente ottenga un vantaggio indebito per sé o per altri; la Corte ha ritenuto che la condotta descritta (agevolazione dell'iter amministrativo a beneficio dell'ente) non si traduca in vantaggio personale del presunto corrotto, venendo così meno l'astratta configurabilità del reato.

  • art. 358 cod. pen. (incaricato di pubblico servizio)

    La Corte applica il criterio oggettivo-funzionale: la qualifica dipende dal regime giuridico e dal contenuto dell'attività (presenza di disciplina pubblicistica, finalità di erogazione alla collettività in condizioni di obbligatorietà, continuità e imparzialità). Ha escluso che la produzione di energia elettrica rientri in tale nozione, trattandosi di attività liberalizzata e non svolta in regime concessorio.

  • art. 2635 cod. civ. (corruzione tra privati)

    La norma presuppone violazioni degli obblighi inerenti alla funzione e nocumento alla società. La Corte ha ritenuto che, nel caso di specie, manchino gli elementi costitutivi necessari (non è dimostrato un atto contrari agli obblighi di fedeltà o un nocumento della società), quindi la fattispecie non è astrattamente configurabile.

  • d.lgs. 25 novembre 2024, n. 190 (semplificazione regimi autorizzativi per la produzione di energia elettrica)

    La Corte osserva che la disciplina speciale introduce misure di favore e riconosce la rilevanza pubblicistica dell'attività di produzione, ma ciò non equivale a trasformare tale attività in "pubblico servizio" ai fini penali: rilevanza pubblicistica è distinta da esercizio di servizio pubblico.

  • d.lgs. 16 marzo 1999, n. 79 (liberalizzazione del mercato elettrico)

    Viene richiamato il principio secondo cui la produzione di energia è un'attività libera mentre trasmissione e distribuzione sono attività riservate e gestite in regime concessorio; ciò rafforza la distinzione tra produzione (ambito privatistico) e servizio pubblico di distribuzione.

  • art. 611 cod. proc. pen. (memoria difensiva nel riesame)

    I difensori hanno depositato memoria ex art. 611 c.p.p.; la Corte la tiene in considerazione come strumento per richiamare motivi di impugnazione e deduzioni difensive.

Massime di principio

  • Il terzo avente diritto alla restituzione di un bene sottoposto a sequestro probatorio è legittimato, in sede di riesame, a dedurre anche l'insussistenza del fumus commissi delicti e delle esigenze istruttorie: limitare le sue deduzioni alla sola titolarità del bene priverebbe il ricorso di effettività e di tutela giurisdizionale.
  • Se un precedente sequestro è stato annullato per vizi formali che attengono alla mancanza di descrizione della condotta, il sequestro può essere reiterato senza che sia necessario l'apporto di nuovi elementi probatori, purché la nuova misura sia correttamente motivata.
  • Per riconoscere a una figura privata la qualifica di "incaricato di pubblico servizio" ai fini penali non basta la rilevanza pubblicistica dell'attività o la partecipazione pubblica nella compagine societaria: occorre che l'attività sia disciplinata da norme di diritto pubblico e strutturata per l'erogazione di un servizio alla collettività in condizioni di obbligatorietà, continuità e imparzialità.
  • La produzione di energia elettrica, essendo stata liberalizzata e disciplinata in regime autorizzatorio (non concessorio), è in genere da considerarsi attività di pubblico interesse ma non di per sé "pubblico servizio" ai fini della qualificazione penalistica dell'agente.
  • La configurabilità del reato di corruzione richiede che il vantaggio indebito ricada sul soggetto agente (o per altro in suo favore); l'agevolazione amministrativa che beneficia l'ente datore di beneficio, senza comprovato vantaggio personale dell'agente, è difficilmente inquadrabile come corruzione ex art. 319 c.p.
  • L'eventuale qualificazione della condotta come corruzione tra privati (art. 2635 c.c.) richiede elementi specifici quali violazione di obblighi di fedeltà o nocumento alla società; tali elementi devono risultare chiaramente deducibili per poter sostenere la configurabilità astratta del reato in sede cautelare.
  • In sede cautelare, le impugnazioni reali proposte da terzi devono essere valutate in modo da garantire un bilanciamento tra esigenze istruttorie e la tutela dei diritti di terzi che rischiano di subire la privazione del bene: il giudice deve motivare con attenzione la sussistenza del fumus quando il bene appartiene a terzi.

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