Cassazione Civile, Sentenza n. 12806/2021 del 13/05/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava una cartella di pagamento notificata in qualità di socio solidalmente obbligato per debiti IVA della societa' di persone MTM snc dei F.lli Iuorio, riferita a un avviso di accertamento per l'anno 1999. Contestava: 1) insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza di merito e omesso esame di fatti decisivi; 2) violazioni degli artt. 2945 e 2969 c.c. e della legge 241/1990 (prescrizione e decorrenze/procedimenti); 3) applicazione erronea della legge n. 289/2002 (condono tombale) e sua efficacia estintiva; 4) violazione dell'art. 14 del D.lgs. 546/1992 (irregolarita' o nullita' degli atti impositivi) per mancata notifica dell'accertamento al socio; 5) nullita' della sentenza di appello per mancata esposizione concisa dei fatti e dei motivi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la cartella era fondata sulla sentenza della CTR di Napoli n. 226/2009 gia' passata in giudicato nel 2009 e che la cancellazione della societa' dal registro delle imprese non estingue l'obbligo tributario dei soci illimitatamente responsabili per debiti sorti anteriormente. Ha escluso l'applicabilita' del 'condono tombale' (art. 9 L. 289/2002) in relazione all'IVA, richiamando la pronuncia della Corte di Giustizia UE C-132/06 e consolidata giurisprudenza di legittimita'. Ha affermato che non sussiste litisconsorzio necessario tra societa' e soci per l'IVA; la notifica effettuata alla societa' non impedisce l'iscrizione a ruolo e l'azione nei confronti dei soci. Ha dichiarato inammissibile la doglianza relativa al presunto giudicato esterno per mancata autosufficienza nella rappresentazione degli atti e rigettato la censura sulla mancata esposizione concisa della sentenza di appello. Il ricorrente e' stato condannato alle spese processuali e al versamento dell'ulteriore contributo unificato ove dovuto.
Norme richiamate
art. 360 c.p.c. (comma 1, nn. 3, 4, 5)
La Corte richiama la portata limitata del motivo ex n.5 quale vizio relativo all'omesso esame di un fatto controverso e decisivo in senso storico-naturalistico; non consente una rinnovata valutazione dei fatti in sede di legittimita'.
La cancellazione della societa' dal registro delle imprese produce l'effetto di estinzione della societa' (a decorrere dalle norme di riforma), ma non impedisce che una pretesa fiscale sorta anteriormente sia azionata nei confronti dei soci illimitatamente responsabili.
legge n. 289 del 27/12/2002, art. 9 (condono tombale)
Il condono di cui all'art. 9 non e' applicabile all'IVA nella parte in cui consente la definizione agevolata senza dichiarazioni, in quanto contrastante con la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE e con la necessita' di emersione dell'evasione; quindi non estingue l'obbligo IVA contestato.
La censura fondata su vizi formali relativi alla notifica dell'accertamento non rileva quando il legislatore e la giurisprudenza consentono che la pretesa tributaria relativa alla societa' sia rivolta anche ai soci illimitatamente responsabili.
Richiamati nei motivi del ricorrente in relazione a questioni di decadenza/prescrizione e di iscrizione a ruolo; la Corte non ha ritenuto fondate le censure atteso che la pretesa era gia' sorta e giudicata anteriormente alla cancellazione societaria.
Citata dal ricorrente in relazione a principi di trasparenza e procedimento amministrativo; la Corte non ha ritenuto che la sua violazione incidesse sul giudizio di merito in modo decisivo.
art. 36 comma 2 D.lgs. 546/1992, art. 112 c.p.c., art. 118 disp. att. c.p.c.
Richiamati in ordine alla presunta violazione della precedente giurisprudenza o di regole processuali di formazione del giudicato; la Corte ha ritenuto infondate o inammissibili le relative doglianze per mancata autosufficienza e perche' non integravano i vizi denunciati in cassazione.
Sentenza Corte di Giustizia UE C-132/06 (17 luglio 2008)
Principio secondo cui la definizione agevolata prevista dalla normativa nazionale non puo' produrre una quasi-esenzione IVA in contrasto con il diritto comunitario; usata per escludere l'applicabilita' del condono tombale all'IVA.
Massime di principio
- La cancellazione o l'estinzione di una societa' non impedisce che tributi sorti anteriormente vengano iscritti a ruolo e richiesti ai soci illimitatamente responsabili.
- Il condono tombale (art. 9 L. 289/2002) non estingue debiti IVA quando la normativa nazionale contrasta con il diritto comunitario; pertanto le istanze di condono non sempre efficacemente estinguono pretese IVA.
- La notifica dell'accertamento solo alla societa' non esclude la successiva azione verso i soci coobbligati per debiti tributari della societa', dato che non sussiste litisconsorzio necessario per l'IVA.
- In cassazione i motivi ex art. 360 c.p.c. sono circoscritti: il vizio per omesso esame di fatto riguarda fatti determinati e decisivi, non una diversa rivalutazione degli elementi probatori.
- Le doglianze fondate su presunti giudicati esterni o mancanze procedurali devono essere documentate e autosufficienti nel ricorso in cassazione; la mancata indicazione di quando e come le eccezioni erano state formulate in grado di merito ne pregiudica l'ammissibilita'.
- La giurisprudenza consolidata puo' essere richiamata per consolidare l'interpretazione di norme tributarie: le decisioni nazionali ed europee prevalgono sull'applicazione di norme nazionali che contrasterebbero il diritto comunitario.
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