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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23311/2023 del 31/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un'istanza di rimborso IRES presentata dalla società consolidante di un gruppo fiscale, per recuperare la maggiore imposta versata a seguito del disconoscimento, da parte dell'Amministrazione, della deducibilità di un c.d. premio di gestione corrisposto da una società partecipata a una società consolidata. La società contribuente aveva inizialmente ottenuto accoglimento in primo grado per asserita doppia imposizione economica, ma in appello la decisione era stata riformata con rigetto della pretesa di rimborso. In cassazione la ricorrente deduceva tre profili: 1) violazione della disciplina sulla simmetria fiscale e del divieto di doppia imposizione, sostenendo che la CTR avesse errato nel ritenere inapplicabili tali principi in presenza di violazioni fiscali; 2) nullità per omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c., per non avere la CTR esaminato il motivo relativo alla violazione dei principi di buona fede e legittimo affidamento; 3) violazione dello Statuto del contribuente, assumendo che l'accertamento con adesione concluso dalla società coinvolta nella verifica avrebbe ingenerato un affidamento tutelabile anche in capo alla consolidante, con conseguente illegittimità del diniego di rimborso.

La decisione

La Corte ha rigettato tutti e tre i motivi. Ha escluso la doppia imposizione, rilevando che il recupero a tassazione era avvenuto per difetto di inerenza del costo ai sensi dell'art. 109 TUIR e che i presupposti d'imposta dei soggetti coinvolti erano distinti; ha negato il vizio di omessa pronuncia, ritenendo che la CTR avesse comunque reso una statuizione implicita di rigetto incompatibile con la domanda della contribuente; ha infine escluso la violazione dell'art. 10 dello Statuto del contribuente, osservando che mancava un atto formale dell'Amministrazione cui la ricorrente si fosse conformata e che, in ogni caso, la norma può escludere sanzioni e interessi, non il tributo in sé. Il ricorso è stato quindi respinto e la ricorrente è stata condannata alle spese di legittimità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Il divieto di doppia imposizione non è violato quando la pretesa fiscale colpisce presupposti d'imposta distinti riferibili a soggetti giuridicamente diversi; la tassazione del costo indeducibile in capo a un soggetto e la tassazione del correlato componente positivo in capo ad altro soggetto non implicano automaticamente duplicazione d'imposta.
  • La deducibilità di un costo va negata quando l'Amministrazione dimostri il difetto di inerenza; in tal caso il recupero a tassazione è legittimo anche se la vicenda economica coinvolge rapporti infragruppo.
  • Il vizio di omessa pronuncia non sussiste se la sentenza impugnata contiene una decisione incompatibile con la domanda non esaminata espressamente: la statuizione può essere anche implicita, purché il percorso logico-giuridico sia incompatibile con l'accoglimento della pretesa.
  • L'art. 10 dello Statuto del contribuente tutela l'affidamento del contribuente, ma nei limiti propri della norma: in mancanza di un atto formale cui il contribuente si sia conformato, e comunque salvo il tributo dovuto, la norma non consente di ottenere la restituzione dell'imposta, potendo incidere semmai su sanzioni e interessi.
  • L'affidamento maturato da un soggetto che abbia partecipato a un diverso procedimento amministrativo non si estende automaticamente a un altro soggetto del gruppo che non sia parte di quel procedimento e non abbia ricevuto un espresso atto amministrativo su cui abbia fatto affidamento.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributario
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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