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Sentenza

Sentenza del 22/03/2023 n. 8245 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

la ricorrente contestava l'avviso di accertamento in rettifica per l'anno 2009 (importo originario ridotto a seguito di annullamento parziale), sostenendo che l'immobile fosse abitazione principale e quindi esente/agevolato. L'accertamento si fondava sulla circostanza che la ricorrente non avesse la residenza anagrafica nell'immobile. In sede di giudizio sono state sollevate anche censure processuali sulla ammissibilità di documenti e sulla tardività della costituzione in giudizio del Comune

La decisione

la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in cassazione. Ha ritenuto inammissibili o infondati i vari motivi sollevati: le doglianze processuali sono state giudicate insufficientemente specificate e dunque non verificabili (violazione del principio di autosufficienza del ricorso); le questioni di valutazione probatoria sono in massima parte inammissibili in cassazione perché attengono al merito e alla valutazione del giudice di merito; quanto ai profili procedurali (tardività della costituzione e del deposito documentale del Comune), la Corte ha richiamato il consolidato indirizzo secondo cui la mancata costituzione entro il termine previsto dal D.Lgs. n.546/1992 comporta soltanto la decadenza dal proporre eccezioni non rilevabili d'ufficio, mentre permane la possibilità per il resistente di contestare i fatti e di produrre documenti. Sostanzialmente la Corte ha confermato che la presunzione iuris tantum della residenza anagrafica (D.Lgs. n.504/1992, art.8 come modificato) permane e che la ricorrente non ha fornito prova idonea a superarla; pertanto l'esenzione/agevolazione non è stata riconosciuta. Condanna della ricorrente alle spese

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8 (come modificato dalla L. n. 296/2006, art. 1, comma 173)

    "Dalla imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo, intendendosi per tale, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, lire 200.000 rapportate al periodo dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione; ... Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente ... e i suoi familiari dimorano abitualmente."

    la norma istituisce una presunzione iuris tantum: per l'agevolazione si presume abitazione principale la residenza anagrafica, ma tale presunzione è superabile con prova contraria valutabile liberamente dal giudice di merito

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 23

    prevede il termine per la costituzione della parte resistente; la giurisprudenza interpretativa stabilisce che la costituzione oltre tale termine comporta la decadenza dalla facoltà di proporre eccezioni non rilevabili d'ufficio, ma non impedisce di negare i fatti e di produrre documenti

  • D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32

    disciplina i termini per il deposito documentale; il mancato rispetto del termine può rendere i documenti inammissibili, ma la valutazione della natura delle difese e del valore probatorio rimane compito del giudice di merito

  • art. 360 c.p.c.

    elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha richiamato i limiti di ammissibilità dei motivi di fatto e dei profili processuali generici non adeguatamente specificati

  • art. 342 c.p.c.

    richiamato nel contesto del principio che il ricorrente deve specificare le doglianze mossE rispetto alle deduzioni della controparte e ai motivi d'appello

  • art. 116 c.p.c.

    richiama il principio che il giudice deve decidere sulle questioni poste dalle parti; la Corte ha negato la possibilità di rimettere al primo grado in assenza delle ipotesi tassative previste dalla legge

  • art. 115 c.p.c.

    relativo alla valutazione e all'efficacia probatoria dei mezzi di prova; la Corte ha confermato che la valutazione probatoria è rimessa al giudice di merito e non sindacabile in cassazione se non per violazione del diritto

  • art. 2697 c.c.

    principio sulla ripartizione dell'onere della prova; la Corte ha ricordato che chi afferma di dimorare abitualmente in un immobile deve fornire prova adeguata per superare la presunzione anagrafica

  • D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13

    norma sul contributo unificato; la Corte ha disposto l'ulteriore versamento previsto in caso di rigetto

Massime di principio

  • Per l'agevolazione per abitazione principale ai fini ICI/IMU la residenza anagrafica costituisce presunzione iuris tantum: il contribuente che sostiene diversamente deve fornire prove specifiche e congrue della dimora abituale per superare tale presunzione
  • In materia fiscale i termini processuali (costituzione e deposito documenti) sono rilevanti: la tardiva costituzione può determinare la decadenza dal proporre eccezioni non rilevabili d'ufficio, ma non impedisce al resistente di contestare i fatti e di produrre documenti; la qualificazione delle produzioni come 'inammissibili' richiede specificazione e verifica da parte del ricorrente
  • Il ricorso per cassazione non è lo strumento per riesaminare il merito probatorio: vizi di valutazione delle prove da parte del giudice di merito sono inammissibili in cassazione salvo errori di diritto o di motivazione tali da incidere sulla regolarità giuridica della decisione
  • Il ricorso per cassazione deve rispettare il principio di autosufficienza: le doglianze devono essere specifiche e contenere gli elementi fattuali e processuali necessari per consentire la verifica; altrimenti sono dichiarate inammissibili
  • Se il vizio processuale denunciato in cassazione non ha prodotto un concreto pregiudizio al diritto di difesa, il motivo può essere inammissibile per difetto di interesse

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