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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 21187/2024 del 29/07/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione in Cassazione della sentenza della CTR Marche che aveva ritenuto superata la presunzione di attribuzione agli soci degli utili extracontabili di una società a ristretta base sociale. L'Agenzia delle Entrate denunciava la violazione delle regole sulle presunzioni e sull'onere della prova, sostenendo che la CTR aveva errato nel considerare decisive circostanze quali l'assenza di rapporti di parentela, i contrasti tra soci e la mancata approvazione dei bilanci, omettendo invece di valutare fatti rilevanti (in particolare la qualità di socio amministratore del Di Domenico nell'anno 2005 e la sua partecipazione all'assemblea con l'approvazione del bilancio 2005).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso (violazione delle regole del ragionamento presuntivo e dell'onere della prova), ritenendo che la CTR avesse valorizzato elementi indiziari irrilevanti e omesso di considerare circostanze significative. La Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte tributaria regionale delle Marche, in diversa composizione, per nuovo esame, ponendo a carico della parte soccombente le spese del presente giudizio.

Norme richiamate

  • d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, primo comma, lett. d)

    art. 39, primo comma, lett. d)

    Legittima la presunzione di attribuzione "pro quota" ai soci degli utili extracontabili nelle societa' di capitali a ristretta base partecipativa, con inversione dell'onere della prova a carico del contribuente; il socio deve dimostrare che i maggiori ricavi non sono stati realizzati dalla societa', o che non sono stati distribuiti ma accantonati/reinvestiti, o che se ne sia appropriato altro soggetto.

  • d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38

    Richiamato nel quadro delle norme fiscali che regolano accertamento e presunzioni; contribuisce al contesto normativo che legittima gli accertamenti basati su presunzioni nelle societa' a ristretta base.

  • d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 41-bis

    Norma di contesto richiamata dall'Amministrazione per il quadro degli accertamenti fiscali; non modificativa del principio sulla presunzione di cui all'art. 39.

  • d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 47

    Non applicabile nel caso di utili extracontabili: l'art. 47 riguarda la tassazione degli utili distribuiti con delibere formali d'assemblea e non si estende alle somme non rilevate in bilancio oggetto di accertamento extracontabile.

  • codice di procedura civile, art. 360, primo comma, n. 3

    art. 360, primo comma, n. 3

    Fondamento della censura in Cassazione per violazione di norme di diritto nella motivazione e nell'applicazione delle regole probatorie e presuntive; ritenuto ammissibile e fondato nel caso concreto.

  • codice di procedura civile, art. 360, primo comma, n. 5

    art. 360, primo comma, n. 5

    Richiamato in relazione all'omesso esame di fatto decisivo; comunque assorbito dalla decisione favorevole al primo motivo.

  • codice di procedura civile, artt. 115 e 116

    Norme sul potere istruttorio e sui mezzi di prova; richiamate in relazione alla corretta valutazione probatoria e all'onere della prova.

  • codice civile, art. 2697

    Regola l'onere della prova: richiamata per ribadire che l'onere può essere invertito dalla normativa fiscale (presunzione di cui all'art. 39) e che il contribuente deve fornire la prova liberatoria.

  • codice civile, artt. 2727 e 2729

    Norme relative ai mezzi di prova e alla perizia; richiamate per indicare che anche la prova presuntiva e gli elementi indiziari possono essere utilizzati dal contribuente per superare la presunzione.

  • codice di procedura penale, artt. 444, secondo comma, e 654

    art. 444, secondo comma; art. 654

    Richiami normativi relativi a profili di prova e contestazioni penali menzionati nel dossier processuale; utilizzati a corredo delle contestazioni di fatto relative ai rapporti societari.

Massime di principio

  • La presunzione di attribuzione pro quota degli utili extracontabili prevista dall'art. 39 DPR 600/1973 opera automaticamente per le societa' di capitali a ristretta base partecipativa e inverte l'onere della prova a carico del socio.
  • Il socio che contesta l'attribuzione deve provare, anche mediante presunzioni, che i maggiori ricavi non sono stati realizzati dalla societa', oppure che non sono stati distribuiti (ma accantonati o reinvestiti), o che altro soggetto se ne sia appropriato; non e' sufficiente limitarsi a dichiarare la propria estraneita' alla gestione.
  • Il giudice di merito e' tenuto a valutare analiticamente tutti gli elementi indiziari (scartando quelli irrelevanti) e poi a compiere una valutazione complessiva e concordante degli indizi per verificare se costituiscano prova presuntiva valida.
  • Fatti sopravvenuti o successivi all'esercizio in cui si presume la distribuzione (es. liti tra soci o mancata approvazione di bilanci in epoca successiva) hanno scarso rilievo nel superamento della presunzione, salvo che non siano direttamente collegati all'anno di imposta contestato.
  • Le regole del TUIR sull'imposizione degli utili formalmente distribuiti (art. 47) non si applicano agli utili extracontabili non rilevati in bilancio; pertanto occorre attenersi al regime probatorio dettato dall'art. 39 DPR 600/1973 e alla giurisprudenza consolidata.

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