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Cassazione Civile, Ordinanza n. 15801/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

La società aveva impugnato il diniego tacito formatosi sulla sua istanza di rimborso di un credito IVA relativo all'anno 2004, credito indicato nella dichiarazione annuale e collegato a un modello VR inizialmente presentato ma poi revocato per errore materiale. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo che il diritto al rimborso non dipendesse in modo decisivo dalla reiterata presentazione del modello VR, ma dall'esposizione del credito nella dichiarazione annuale e che il relativo diritto fosse soggetto al termine ordinario decennale di prescrizione. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha dedotto violazione degli artt. 30 e 38-bis d.P.R. n. 633/1972 e dell'art. 21 d.lgs. n. 546/1992, sostenendo che la revoca del modello VR avesse fatto venire meno la richiesta di rimborso e che, in difetto di una nuova istanza entro il termine biennale di decadenza, il diritto fosse estinto; con il secondo ha dedotto vizio di motivazione ex art. 36 d.lgs. n. 546/1992, censurando l'affermazione della CTR secondo cui l'Amministrazione non era esente da responsabilità per l'errore della contribuente nella mancata ripresentazione del modello VR.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, ribadendo il principio secondo cui la domanda di rimborso del credito IVA è già formale esercizio del diritto quando il credito è esposto nella dichiarazione annuale nel relativo quadro, mentre il modello VR costituisce soltanto un adempimento prodromico e un presupposto di esigibilità del rimborso, non un elemento costitutivo della domanda; ne consegue che non opera la decadenza biennale invocata dall'Agenzia. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, perché anche un suo eventuale accoglimento non avrebbe potuto condurre alla cassazione della sentenza. La Corte ha quindi condannato l'Agenzia delle Entrate alle spese di legittimità e ha escluso il raddoppio del contributo unificato nei confronti di un'Amministrazione dello Stato; ha inoltre respinto la domanda di condanna per responsabilità aggravata ex art. 96, comma 3, c.p.c., in assenza di abuso del processo.

Norme richiamate

  • art. 30 d.P.R. n. 633/1972

    La disciplina del rimborso IVA non richiede che la domanda sia espressa solo mediante il modello ministeriale VR; la dichiarazione annuale con esposizione del credito vale come formale esercizio del diritto.

  • art. 38-bis d.P.R. n. 633/1972

    Il modello VR è considerato un adempimento prodromico e un presupposto di esigibilità del credito, non il fatto costitutivo della domanda di rimborso.

  • art. 21 d.lgs. n. 546/1992

    La decadenza biennale non si applica quando il credito IVA risulti già richiesto in dichiarazione annuale; il termine rilevante è quello ordinario di prescrizione.

  • art. 2946 c.c.

    Il credito esposto in dichiarazione e non contestato si prescrive nel termine ordinario decennale.

  • art. 36 d.lgs. n. 546/1992

    Il motivo di ricorso che denuncia un vizio di motivazione è inammissibile se, anche accolto, non potrebbe determinare la cassazione della sentenza per difetto di decisività.

  • art. 369 c.p.c.

    La mancata produzione della relata di notificazione della sentenza non determina improcedibilità se la relata risulta comunque agli atti o nella disponibilità del giudice.

  • art. 372 c.p.c.

    La produzione separata della relata di notifica è idonea a evitare l'improcedibilità del ricorso, purché nei limiti temporali previsti.

  • art. 96, comma 3, c.p.c.

    La condanna richiede una condotta oggettivamente qualificabile come abuso del processo; non basta la mera soccombenza.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Il raddoppio del contributo unificato non si applica alle Amministrazioni dello Stato, che versano mediante prenotazione a debito.

Massime di principio

  • Nel rimborso del credito IVA, l'indicazione del credito nella dichiarazione annuale può integrare di per sé la domanda di rimborso, sicché il modello VR svolge solo funzione sollecitatoria e di esigibilità del credito, non costitutiva del diritto.
  • Quando il contribuente ha esposto un credito d'imposta in dichiarazione, l'Amministrazione deve attivare i controlli previsti dall'ordinamento; l'eventuale omissione di ulteriori formalità non esclude il diritto al rimborso se il credito è già stato formalmente rappresentato.
  • La decadenza biennale prevista per domande di rimborso presentate in forme diverse non opera se la richiesta risulta già contenuta nella dichiarazione annuale; in tal caso si applica il termine ordinario di prescrizione decennale.
  • Nel giudizio di cassazione, un motivo è inammissibile per difetto di interesse quando la sua eventuale fondatezza non potrebbe comunque condurre alla cassazione della decisione impugnata.
  • La condanna per abuso del processo ex art. 96, comma 3, c.p.c. presuppone una condotta oggettivamente pretestuosa o abusiva, non essendo sufficiente la sola soccombenza della parte.
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  • ricorrente
  • Agenzia delle Entrate
  • resistente
  • società contribuente che aveva chiesto il rimborso dell'IVA
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  • amministrazione fiscale
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  • contribuente
  • motivo
  • La società aveva impugnato il diniego tacito formatosi sulla sua istanza di rimborso di un credito IVA relativo all'anno 2004, credito indicato nella dichiarazione annuale e collegato a un modello VR inizialmente presentato ma poi revocato per errore materiale. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo che il diritto al rimborso non dipendesse in modo decisivo dalla reiterata presentazione del modello VR, ma dall'esposizione del credito nella dichiarazione annuale e che il relativo diritto fosse soggetto al termine ordinario decennale di prescrizione. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha dedotto violazione degli artt. 30 e 38-bis d.P.R. n. 633/1972 e dell'art. 21 d.lgs. n. 546/1992, sostenendo che la revoca del modello VR avesse fatto venire meno la richiesta di rimborso e che, in difetto di una nuova istanza entro il termine biennale di decadenza, il diritto fosse estinto; con il secondo ha dedotto vizio di motivazione ex art. 36 d.lgs. n. 546/1992, censurando l'affermazione della CTR secondo cui l'Amministrazione non era esente da responsabilità per l'errore della contribuente nella mancata ripresentazione del modello VR.
  • risultato
  • La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, ribadendo il principio secondo cui la domanda di rimborso del credito IVA è già formale esercizio del diritto quando il credito è esposto nella dichiarazione annuale nel relativo quadro, mentre il modello VR costituisce soltanto un adempimento prodromico e un presupposto di esigibilità del rimborso, non un elemento costitutivo della domanda; ne consegue che non opera la decadenza biennale invocata dall'Agenzia. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, perché anche un suo eventuale accoglimento non avrebbe potuto condurre alla cassazione della sentenza. La Corte ha quindi condannato l'Agenzia delle Entrate alle spese di legittimità e ha escluso il raddoppio del contributo unificato nei confronti di un'Amministrazione dello Stato; ha inoltre respinto la domanda di condanna per responsabilità aggravata ex art. 96, comma 3, c.p.c., in assenza di abuso del processo.
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Come è indicizzato

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