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Cassazione Civile, Ordinanza n. 36544/2023 del 29/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (utente)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda di due utenti del servizio idrico integrato di ripetizione delle somme pagate a titolo di quota tariffaria per il servizio di depurazione delle acque reflue. I giudici di merito avevano ritenuto che la quota non fosse dovuta perché il servizio non era stato reso in modo conforme, in particolare perché non era stata garantita la depurazione secondaria. Il gestore ha proposto ricorso per cassazione con sei motivi: (1) ha denunciato la violazione del D.Lgs. 152/2006 e del D.M. 30.9.2009 n. 102, sostenendo che la nozione di depurazione non coincidesse necessariamente con il trattamento secondario o equivalente e che anche un trattamento meccanico con sedimentazione primaria fosse sufficiente a far sorgere il diritto al corrispettivo; (2) (in connessione con il terzo e il quinto) ha censurato la sentenza per avere escluso la debenza della quota depurazione e per avere ricostruito in modo errato il sinallagma del contratto di utenza, sostenendo che la tariffa fosse corrispettivo di una prestazione d’ambito e che il malfunzionamento del solo depuratore di riferimento non potesse giustificare la restituzione dell’intera quota; (4) ha dedotto omesso esame di documenti e violazione della normativa regionale e dell’art. 8-sexies D.L. 208/2008, affermando che il giudice avesse trascurato la documentazione relativa a un nuovo impianto e che dovesse comunque essere remunerata, tramite tariffa, l’attività di progettazione e realizzazione; (6) ha sostenuto che alla ripetizione dell’indebito dovesse applicarsi la prescrizione quinquennale dell’art. 2948 c.c. e non quella decennale.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che dal D.Lgs. 152/2006 emerge l’obbligo di sottoporre le acque reflue urbane a trattamento secondario o equivalente e che, in assenza di provvedimenti regionali integrativi, il gestore non può limitarsi a un trattamento inferiore con sola sedimentazione primaria; tale insufficienza integra un inadempimento contrattuale e comporta il difetto della controprestazione. Ha ritenuto infondati anche i motivi connessi sul sinallagma e sulla tariffa d’ambito, richiamando la natura contrattuale del rapporto di utenza e precisando che la quota di depurazione non è dovuta quando il servizio è mancato o è stato reso in modo qualitativamente o quantitativamente difforme da quello imposto dalla legge, mentre il richiamo al full cost recovery non può neutralizzare l’accertato inadempimento. Il quarto motivo è stato dichiarato inammissibile perché non confrontato con la ratio decidendi, fondata sul difetto di allegazione e prova dei presupposti applicativi dell’art. 8-sexies D.L. 208/2008. Il sesto motivo è stato respinto perché corretto l’assunto secondo cui la restituzione di somme pagate in passato non costituisce credito periodico e soggiace alla prescrizione ordinaria decennale. Non sono state liquidate spese per mancata difesa degli intimati; è stata inoltre disposta l’applicazione del contributo unificato aggiuntivo ex art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 74 D.Lgs. 152/2006

    Non definisce in modo autosufficiente il trattamento secondario; va letto insieme alle altre disposizioni del testo unico ambientale.

  • art. 101 D.Lgs. 152/2006

    Richiamato dalla ricorrente nel primo motivo, ma non ritenuto decisivo dalla Corte.

  • art. 105 D.Lgs. 152/2006

    Impone il trattamento secondario o equivalente delle acque reflue urbane prima dello scarico; in mancanza di parametri regionali integrativi non consente al gestore di arrestarsi a un trattamento primario.

  • art. 154 D.Lgs. 152/2006

    Disciplina la tariffa quale corrispettivo complessivo del servizio idrico integrato, ma non incide sulla regola specifica della debenza della quota depurazione quando il servizio non sia stato correttamente eseguito.

  • art. 155 D.Lgs. 152/2006

    Regola le quote tariffarie relative a fognatura e depurazione; è la norma applicata per valutare l’esigibilità della specifica quota di depurazione.

  • art. 2 D.M. 30 settembre 2009, n. 102

    Richiamato dalla ricorrente come fonte della nozione di impianto di depurazione, ma non ritenuto idoneo a superare il quadro del testo unico ambientale.

  • art. 1174 c.c.

    La Corte richiama l’interesse del creditore quale elemento della prestazione e della sua esatta esecuzione.

  • art. 1175 c.c.

    La buona fede oggettiva impone al debitore di non eseguire una prestazione qualitativamente o quantitativamente inferiore a quella dovuta.

  • art. 1176 c.c.

    La diligenza esigibile esclude che il debitore si liberi con un adempimento inferiore a quello imposto dalla legge.

  • art. 1218 c.c.

    Richiamato come parametro della responsabilità per inesatto adempimento del gestore.

  • art. 1374 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente, senza assumere un ruolo decisivo nella ratio della decisione.

  • art. 1375 c.c.

    Richiamato come clausola di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto.

  • art. 1453 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente nel quadro delle censure sulla tutela sinallagmatica.

  • art. 1559 c.c.

    Richiamato per l’inquadramento del rapporto di utenza come contratto di somministrazione.

  • art. 2033 c.c.

    Richiamato in relazione alla domanda di ripetizione dell’indebito delle somme pagate.

  • art. 141 D.Lgs. 152/2006

    Richiamato dalla ricorrente in relazione all’assetto del servizio idrico integrato.

  • art. 147 D.Lgs. 152/2006

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere la natura d’ambito del servizio.

  • art. 149 D.Lgs. 152/2006

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere la prestazione d’ambito e la tariffa unica.

  • art. 8-sexies D.L. 208/2008

    La sua applicazione richiede allegazione e prova dei presupposti; la Corte rileva che tali presupposti non erano stati tempestivamente dedotti e dimostrati.

  • art. 4 L.R. Liguria 29/2007

    Richiamato dalla ricorrente come disposizione programmatica in materia di trattamento appropriato degli scarichi.

  • art. 2948 c.c.

    La prescrizione quinquennale riguarda le prestazioni periodiche, non il diritto alla ripetizione di somme indebitamente pagate in passato.

  • art. 113 c.p.c.

    Il principio iura novit curia non è violato quando il giudice decide sulla base del difetto di allegazione e prova dei fatti costitutivi della pretesa o dell’eccezione.

  • art. 2697 c.c.

    Il ricorrente non ha fornito prova dei fatti necessari a sostenere l’applicazione delle norme invocate, e il giudice può rilevare il difetto di prova.

  • art. 360 c.p.c.

    Richiamato quale vizio di violazione di legge nei motivi secondo, terzo, quinto e sesto.

  • art. 360 c.p.c.

    Richiamato per l’omesso esame di documenti nel quarto motivo.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    La causa è stata trattata in adunanza camerale secondo tale rito.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002

    È stato disposto il raddoppio del contributo unificato, ricorrendone i presupposti.

  • sentenza Corte costituzionale n. 335/2008

    Ha affermato la natura contrattuale-corrispettiva della quota depurazione e l’illegittimità del suo pagamento in assenza del relativo servizio.

Massime di principio

  • Nel rapporto tra gestore del servizio idrico integrato e utente, la tariffa per la depurazione ha natura di corrispettivo contrattuale: la quota è dovuta solo se il servizio di depurazione è effettivamente reso in modo conforme alla legge e al contratto.
  • L’assenza del servizio di depurazione, o la sua esecuzione in forma qualitativamente o quantitativamente inferiore a quella legalmente imposta, determina il venir meno della corrispettività e rende non esigibile la relativa quota tariffaria.
  • In materia di servizi pubblici regolati da contratto di utenza, il gestore non può liberarsi invocando la natura d’ambito della tariffa o il principio di full cost recovery quando risulti accertato un inesatto adempimento rispetto alla prestazione dovuta all’utente.
  • Quando la decisione di merito si fonda sul difetto di allegazione e prova di circostanze fattuali decisive, il ricorso per cassazione è inammissibile se non si confronta con tale ratio decidendi e si limita a invocare una diversa qualificazione giuridica dei fatti.
  • La prescrizione quinquennale dell’art. 2948 c.c. riguarda i crediti periodici, non l’azione di ripetizione di somme indebitamente versate in passato, che resta soggetta alla prescrizione ordinaria.
  • Il principio iura novit curia non esonera la parte dall’onere di allegare tempestivamente i fatti costitutivi o i presupposti applicativi della disciplina invocata.

Come è indicizzato

MaterieConto correnteInadempimentoRicorso per cassazione
RamiBancario e finanziarioObbligazioniProcesso civileContratti
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della prova

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