Cassazione Civile, Ordinanza n. 22929/2023 del 27/07/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (spedizioniere)
La controversia
La lite riguarda un avviso di rettifica doganale con cui l'Ufficio ha recuperato maggiori dazi e IVA all'importazione in relazione ad alcune importazioni di merce effettuate per conto di una società importatrice nel periodo gennaio-febbraio 2012. L'Amministrazione ha ritenuto che, nel valore in dogana dichiarato, dovessero essere incluse le royalties pagate ai licenzianti titolari dei marchi dei prodotti importati, perché il loro pagamento costituiva condizione di vendita ai sensi della disciplina doganale unionale. La società di spedizione ha proposto ricorso per cassazione con otto motivi: (1) omessa pronuncia sulla censura di difetto di motivazione dell'avviso; (2) motivazione apparente della sentenza d'appello sul medesimo profilo; (3) violazione delle norme su motivazione degli atti tributari per mancata specifica indicazione delle clausole contrattuali rilevanti; (4) motivazione apparente sulla sussistenza della condizione di vendita e sul controllo del licenziante; (5) violazione delle norme doganali e civilistiche di interpretazione contrattuale, sostenendo che le clausole prevedessero solo controllo di qualità e non un potere di orientamento o coercizione sui produttori; (6) contestazione del metodo di calcolo basato su una percentuale media ponderata anziché sul valore di transazione; (7) omessa pronuncia sulla duplicazione dell'IVA, già assolta con reverse charge sulle royalties; (8) violazione delle norme IVA, riproponendo la medesima censura sulla non debenza della maggiore IVA all'importazione al rappresentante indiretto. La Corte ha ritenuto infondati i primi, secondi, quarti e quinto motivo, ha dichiarato inammissibile il terzo e il sesto, e ha accolto il settimo e l'ottavo limitatamente alla non esigibilità dell'IVA all'importazione nei confronti del rappresentante indiretto.
La decisione
La Corte ha cassato la sentenza impugnata solo nei limiti dell'accoglimento dei motivi relativi all'IVA all'importazione (settimo e ottavo), ha rigettato o dichiarato inammissibili gli altri motivi, e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ha deciso nel merito accogliendo in pari misura l'originario ricorso della società contribuente limitatamente alla pretesa IVA. Le spese di tutti i gradi sono state compensate in ragione del consolidarsi in corso di causa dell'orientamento giurisprudenziale.
Norme richiamate
La mancata decisione espressa su un motivo non integra omessa pronuncia quando la statuizione adottata sia incompatibile con la censura e ne comporti il rigetto implicito.
La motivazione è nulla solo se meramente apparente, cioè non idonea a rendere percepibile il fondamento della decisione.
Richiamato insieme alle norme sulla motivazione per valutare la sufficienza argomentativa della sentenza tributaria.
d.lgs. n. 546 del 1992, artt. 1, comma 2, e 36
La sentenza tributaria deve contenere motivazione sufficiente, ma nel caso concreto tale requisito è stato ritenuto rispettato.
La motivazione dell'atto impositivo deve consentire la comprensione delle ragioni della pretesa; nel caso concreto la censura è stata ritenuta inammissibile per difetto di specificità.
art. 11, comma 5, d.lgs. n. 374 del 1990
Norma sulla motivazione degli atti doganali richiamata per contestare la sufficienza motivazionale dell'avviso di rettifica.
artt. 29, 30, 31, 32 CDC
Il valore in dogana coincide di regola con il valore di transazione; i diritti di licenza vanno aggiunti solo se ricorrono i presupposti previsti dalla disciplina doganale.
art. 32, par. 1, lett. c) CDC
Le royalties si aggiungono al valore in dogana se non incluse nel prezzo, se riferite alle merci e se il loro pagamento è condizione della vendita.
artt. 143, 157, 159, 160 DAC
Le norme di attuazione chiariscono il concetto di legame, di controllo e le condizioni specifiche per l'inclusione dei diritti di licenza nel valore doganale, specie quando il beneficiario è soggetto diverso dal venditore.
allegato 23 DAC
Il controllo rilevante può consistere in un potere, di diritto o di fatto, di costrizione o di orientamento su un'altra persona.
Richiamati per sostenere l'erronea interpretazione delle clausole contrattuali; la Corte ha però ritenuto corretta l'interpretazione data dal giudice di merito.
art. 360, comma 1, nn. 3 e 4, c.p.c.
Le censure sono state ricondotte ai vizi di violazione di legge e nullità della sentenza, ma solo quelle sull'IVA all'importazione sono state accolte.
Poiché non occorrevano ulteriori accertamenti di fatto, la Corte ha deciso nel merito dopo la cassazione parziale.
art. 77, § 3, CDU
La responsabilità del dichiarante/rappresentante indiretto riguarda l'obbligazione doganale e non si estende, in difetto di previsione interna, all'IVA all'importazione.
art. 5 CDU
L'obbligazione doganale è distinta dall'IVA all'importazione, che non rientra nei dazi all'importazione ai fini della responsabilità del rappresentante indiretto.
d.P.R. n. 633 del 1972, artt. 1, 3, 6, 7, 7-ter, 23 e 25
Rammentate dalla ricorrente per sostenere la non debenza o la diversa imputazione dell'IVA all'importazione; il Collegio ha accolto la censura nei limiti dell'esclusione della responsabilità del rappresentante indiretto.
Massime di principio
- Nel giudizio di impugnazione, non ricorre omessa pronuncia se la decisione adottata è logicamente incompatibile con la censura non esaminata espressamente, perché ciò implica un rigetto implicito del motivo.
- La motivazione è solo apparente quando, pur esistente graficamente, non consente di comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice; non basta il mero dissenso della parte sulla ricostruzione dei fatti o sull'interpretazione delle clausole.
- In materia di valore doganale, le royalties non incluse nel prezzo devono essere aggiunte solo se riferite alle merci e se il loro pagamento costituisce condizione della vendita, ossia se il venditore non sarebbe disposto a vendere senza tale pagamento.
- Quando il beneficiario delle royalties è diverso dal venditore, la condizione di vendita può desumersi dall'esistenza di un legame e di un potere di controllo o orientamento, anche di fatto, sul venditore o sull'acquirente; il controllo può emergere dalla combinazione di più indicatori contrattuali, non necessariamente da uno solo.
- Il mero controllo di qualità, di per sé, non è sufficiente; occorre un controllo sull'attività produttiva e distributiva idoneo a incidere sulla disponibilità del venditore a concludere la vendita.
- Nel giudizio tributario, chi contesta la motivazione di un avviso di accertamento deve riportare nel ricorso i passaggi essenziali dell'atto che si assumono erroneamente interpretati o pretermessi, altrimenti la censura è inammissibile per difetto di specificità.
- La responsabilità del rappresentante indiretto dell'importatore per l'IVA all'importazione non può essere affermata in via automatica sulla base della disciplina doganale, perché tale IVA non rientra nell'obbligazione doganale; in assenza di specifica previsione interna, il debito IVA grava sull'importatore.
- Se la questione riguarda la compatibilità tra diritto interno e diritto unionale, il giudice può rilevarla anche d'ufficio, nei limiti in cui la soluzione discenda da un orientamento consolidato o da una sopravvenienza rilevante.
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