Cassazione Penale, Sentenza n. 16981/2025 del 07/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorsi contestavano vari profili della sentenza di appello: (i) la mancata applicazione della diminuzione di pena per il rito abbreviato condizionato e il rigetto della richiesta di acquisizione della consulenza tecnica di parte (Ceci); (ii) l'omesso esame e la sottovalutazione della consulenza tecnica di parte (Ceci) che, secondo la difesa, avrebbe inciso sulla quantificazione del profitto e sulla sussistenza del dolo; (iii) l'erronea configurazione del reato di peculato con riferimento ai ritardi nei versamenti (sostenendo che il mero ritardo non integra automaticamente l'appropriazione senza prova dell'interversione del titolo) e alla determinazione delle somme ascritte come appropriate; (iv) la deducibile compensazione di crediti vantati dalla concessionaria (Censum) rispetto alle somme da riversare al Comune.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi in parte fondati. Ha respinto i motivi relativi alla mancata valutazione formale della consulenza di parte e al rito abbreviato condizionato (ritenendo infondati o generici tali censure). Ha invece accolto i motivi che criticavano la configurazione del peculato con riferimento ai versamenti tardivi relativi al periodo 2008-2010 e ai versamenti effettuati tramite Fineurogest, dichiarando per tali condotte l'annullamento senza rinvio perché il fatto non sussiste. Invece è stata confermata la condanna per peculato relativamente all'omesso riversamento delle somme per il 2011 fino al primo trimestre 2012, nella misura di euro 1.115.084,30, con conseguente mantenimento della condanna principale e dei profili di dolo e interversione del titolo comprovati per tale periodo. Sono state disposte le necessarie revisioni della misura delle circostanze attenuanti e delle pene accessorie (anche in considerazione dell'applicabilità ratione temporis dell'art. 317‑bis c.p.). La Corte ha altresì richiamato rilevanza della documentazione contabile e delle relazioni del collegio dei revisori nel valutare l'elemento materiale e psicologico del reato.
Norme richiamate
La Corte richiama che il reato di peculato richiede, oltre all'appropriazione di denaro pubblico, la prova dell'interversione del titolo di possesso e del dolo; il mero ritardo nel versamento non è automaticamente sufficiente a integrare il reato.
art. 438, commi relativi al giudizio abbreviato
La richiesta di rito abbreviato condizionato può essere riproposta in dibattimento, ma la 'rinnovazione' deve essere identica alla richiesta originaria; non è ammesso modificarne le condizioni per aggirare le preclusioni procedurali.
Disciplina la riduzione della pena nel rito abbreviato: la Corte ricorda limiti e condizioni per l'applicazione della diminuzione quando il rito avrebbe dovuto essere ammesso.
art. 22 capitolato speciale
art. 22 del capitolato speciale allegato al contratto
Stabiliva il termine convenzionale entro il quale le somme riscosse dovevano essere versate (entro il 20 del mese successivo al trimestre), ma la Corte ha affermato che il rispetto del termine contrattuale da solo non determina automaticamente l'interversione del titolo ai fini del peculato.
art. 52, comma 1, d.lgs. n. 446/1997
art. 52, comma 1, d.lgs. n. 446/1997
Conferisce ai Comuni poteri regolamentari sulle entrate, ivi compresa la disciplina procedimentale (liquidazione, accertamento, riscossione), valorizzando la natura pubblicistica della riscossione e la possibilità di prevedere termini e modalità di versamento convenzionali.
Stabilisce che gli incaricati della riscossione versano le somme riscosse nei termini e modi fissati; rilevante per individuare il momento finale dell'entrata e il ruolo delle previsioni convenzionali nella valutazione della condotta del concessionario.
artt. 157 e 161 cod. pen.
Richiamati in relazione al termine di prescrizione del delitto di peculato (fissato nel caso concreto in anni dodici e mesi sei) e al computo degli effetti delle sospensioni.
Richiamata con riguardo all'applicabilità, ratione temporis, delle disposizioni sulle pene accessorie; la Corte ha disposto la revisione delle pene accessorie in relazione alla pena che sarà effettivamente irrogata.
art. 1246, n. 3 cod. civ.
La Corte ha ricordato che alcune somme (riscosse per conto dell'ente) sono impignorabili e ciò ostacola lo ius retentionis del concessionario; questo contribuisce a escludere la compensazione che la difesa invocava a giustificazione del mancato riversamento.
R.D. 827/1924, art. 226
Richiamato come norma richiamata nella giurisprudenza sulla natura dell'atto di versamento come fase finale dell'entrata; utile per individuare responsabilità del concessionario.
Massime di principio
- Il mero ritardo nei versamenti effettuati da un concessionario della riscossione non integra automaticamente il reato di peculato: è necessaria prova dell'interversione del titolo di possesso, ossia che il concessionario abbia agito "uti dominus" e abbia sottratto le somme alla disponibilità dell'ente per un lasso di tempo e con modalità che denotino un comportamento appropriativo.
- Nella valutazione della sussistenza del peculato per somme riscosse, contano non solo i termini contrattuali di versamento, ma anche il comportamento dell'ente pubblico (es. diffide, sanzioni, esercizio dei poteri contrattuali) e le clausole contrattuali che regolano rimedi e penalità: la condotta dell'amministrazione può incidere sulla valutazione dell'interversione del titolo.
- Crediti potenziali o non liquidi vantati dal concessionario (es. aggio su future attività di accertamento) difficilmente giustificano il trattenimento delle somme riscosse a titolo di compensazione, salvo chiara base negoziale o normativa che consenta espressamente tale compensazione.
- Le consulenze tecniche di parte devono essere puntualmente dedotte e il loro ambito valutato: tuttavia, l'esistenza di una consulenza non impedisce alla Corte di valorizzare coerentemente gli altri elementi probatori (documentazione contabile, relazioni dei revisori, fatture) se la consulenza non dimostra fatti tali da escludere l'elemento soggettivo del reato.
- La richiesta di rito abbreviato condizionato riproposta in dibattimento deve riprodurre identicamente le condizioni originarie; modifiche della condizione (diverso contenuto o diverso consulente con quesiti differenti) possono essere ritenute improponibili e quindi non produrre gli effetti premiali prospettati.
- In casi complessi di rapporti dare/avere tra ente e concessionario, l'accertamento analitico della provenienza delle singole somme e della relativa imputazione è importante: quantificare il profitto illecito richiede rigore contabile, ma la prova indiziaria e la documentazione ufficiale (rendiconti, fatture, reversali, relazioni dei revisori) possono essere sufficienti a dimostrare l'appropriazione quando qualificano chiaramente le somme come tributarie e non compensabili.
- Quando la Corte di legittimità annulla in parte per "fatto non sussiste" le condotte contestate, la decisione può prevalere sulla declaratoria di prescrizione; ciò comporta l'annullamento definitivo di quelle posizioni, pur mantenendo eventuali condanne relative ad altri periodi/condotte provate.
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