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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29220/2026 del 31/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

La vicenda riguarda il tentativo di esportazione all’estero, tramite tre furgoni fermati al valico di Tarvisio, di una collezione di strumenti ad arco antichi attribuita al defunto Maestro Vazquez, già custodita in diversi luoghi in Italia e diretta in Austria. Il GIP aveva assolto gli imputati perché il fatto non costituisce reato, ma aveva disposto la confisca della collezione con assegnazione al Ministero della Cultura. I ricorrenti hanno censurato: a) la ricostruzione dei fatti e la motivazione sulla qualificazione della collezione come bene culturale di eccezionale interesse, lamentando travisamento della prova, adesione acritica alla perizia e mancata considerazione delle consulenze difensive; b) l’erronea applicazione degli artt. 10 e 65 del Codice dei beni culturali e dell’art. 518-undecies c.p., sostenendo che mancassero i requisiti oggettivi della culturalità e dell’esecuzione ultradecennale/superiore a settant’anni per tutti i beni, oltre che il necessario provvedimento autorizzativo; c) l’illegittimità della confisca su beni privati assolti per difetto di dolo; d) con motivo nuovo, l’incidenza della modifica normativa che avrebbe innalzato la soglia di valore per l’uscita dei beni. La difesa ha anche prospettato questione di legittimità costituzionale dell’art. 443 c.p.p. per la pretesa impossibilità di appellare il proscioglimento con confisca nel rito abbreviato.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso nel resto, ritenendo manifestamente infondati e in parte fattuali i motivi che contestavano la valutazione delle prove e la qualificazione della collezione come bene culturale di eccezionale interesse. Ha invece accolto il ricorso limitatamente alla confisca: ha confermato che la misura è astrattamente obbligatoria per l’illecita esportazione di beni culturali, anche in caso di proscioglimento per difetto di dolo, ma ha precisato che, quando i beni appartengono a soggetti privati, il giudice deve verificare la proporzionalità della misura alla luce dell’art. 1 Prot. 1 CEDU e del principio di bilanciamento tra interesse pubblico al recupero del bene e diritto di proprietà privata. Per questo la sentenza è stata annullata con rinvio al Tribunale di Udine limitatamente al punto della confisca, affinché svolga tale giudizio di proporzionalità e, se del caso, istruttoria integrativa.

Norme richiamate

  • artt. 110, 56, 518-undecies c.p.

    La contestazione riguardava il concorso di persone nel tentativo di esportazione illecita di beni culturali all’estero.

  • art. 518-duodevicies c.p.

    La confisca dei beni oggetto di illecita esportazione è prevista obbligatoriamente, salvo che appartengano a persona estranea al reato; la Corte precisa però che, per beni di proprietà privata, occorre il controllo di proporzionalità convenzionale.

  • art. 10 d.lgs. 42/2004

    comma 3, lett. d) ed e), comma 5

    Definisce i beni culturali rilevanti: nel caso, la collezione è stata ritenuta di eccezionale interesse culturale e di interesse storico-relazionale particolarmente importante.

  • art. 65 d.lgs. 42/2004

    comma 3, lett. a), comma 4, lett. b)

    Regola l’uscita definitiva dei beni dal territorio nazionale; per beni culturali di proprietà privata con valore e anzianità rilevanti può essere necessaria l’autorizzazione all’esportazione.

  • art. 13 d.lgs. 42/2004

    Richiamato per chiarire che la rilevanza penale non richiede la previa formale dichiarazione di bene culturale.

  • art. 12 d.lgs. 42/2004

    Richiamato nel quadro della verifica dell’interesse culturale per talune categorie di beni.

  • art. 174 d.lgs. 42/2004

    Norma previgente alla riforma del 2022; la Corte ribadisce la continuità normativa tra la vecchia fattispecie e l’attuale art. 518-undecies c.p.

  • art. 443 c.p.p.

    La questione di legittimità costituzionale è stata dichiarata irrilevante nel giudizio di legittimità, perché la Corte era investita di ricorso per cassazione e non di appello.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamato per l’enunciazione sintetica dei motivi di ricorso.

  • art. 125, comma 3, c.p.p.

    Invocato per il vizio di motivazione della sentenza impugnata.

  • art. 178, lett. c), c.p.p.

    Invocato per dedurre una nullità processuale legata alla motivazione/partecipazione difensiva.

  • art. 23 l. 87/1953

    Usato per affermare il requisito della rilevanza della questione di legittimità costituzionale.

  • art. 1 Prot. 1 CEDU

    La confisca di beni di proprietà privata richiede un giudizio di proporzionalità tra sacrificio del diritto di proprietà e interesse pubblico al recupero del bene culturale.

  • art. 7 CEDU

    Richiamato dalla difesa e affrontato indirettamente nel distinguere la natura non punitiva, ma recuperatoria, della confisca.

  • art. 3 Cost.

    Richiamato nella censura costituzionale contro la disciplina dell’impugnazione e contro la confisca su beni privati.

  • art. 24, comma 2, Cost.

    Richiamato nella censura costituzionale relativa al diritto di difesa e all’accesso all’impugnazione.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato nella censura costituzionale relativa al giusto processo.

  • art. 2, comma 4, c.p.

    Invocato dalla difesa nei motivi nuovi per la successione di leggi penali e l’eventuale applicazione della disciplina più favorevole.

  • art. 5, comma 1, lett. a), l. 40/2026

    Richiamato nei motivi nuovi per l’innalzamento della soglia di valore rilevante ai fini dell’autorizzazione all’esportazione.

Massime di principio

  • Ai fini dell’integrazione del delitto di esportazione illecita di beni culturali non è necessaria una previa formale dichiarazione amministrativa di interesse culturale: è sufficiente che il bene presenti oggettivamente interesse culturale ai sensi della normativa di settore.
  • La valutazione della natura culturale di una collezione può fondarsi non solo sulle caratteristiche dei singoli beni, ma anche sul valore complessivo dell’ensemble, sulla sua composizione unitaria e sul contesto storico-artistico in cui esso si inserisce.
  • In sede di legittimità è inammissibile la censura che, sotto il pretesto del vizio di motivazione o del travisamento della prova, miri in realtà a una nuova e diversa valutazione del compendio probatorio.
  • La confisca dei beni oggetto di illecita esportazione è misura recuperatoria e, come tale, può essere disposta anche in caso di proscioglimento per difetto di dolo; tuttavia, se i beni appartengono a privati, il giudice deve verificare in concreto la proporzionalità dell’ablazione rispetto all’interesse pubblico al recupero del bene culturale.
  • Il giudizio di proporzionalità richiesto dalla CEDU impone di considerare, tra l’altro, la tempestività dell’intervento pubblico, l’eventuale inerzia dell’amministrazione, la conoscibilità della natura culturale del bene da parte del proprietario e l’eventuale pendenza o meno della dichiarazione di interesse culturale.
  • La questione di legittimità costituzionale è scrutinabile solo se la norma censurata debba essere effettivamente applicata nel giudizio a quo; se il procedimento è devoluto a un mezzo di impugnazione diverso, la questione può essere dichiarata irrilevante.
  • Le fonti amministrative secondarie o circolari richiamate dalle parti non possono derogare alla disciplina primaria e, se coerenti con essa, hanno valore meramente esplicativo.

Come è indicizzato

MaterieUso di atto falsoImpugnazioni
RamiReati contro la fede pubblicaProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della provaNullità processualeConfisca

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