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Cassazione Civile, Ordinanza n. 18071/2026 del 05/06/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (contribuente)

La controversia

A seguito di un avviso di recupero, l'Amministrazione finanziaria contestava a una società l'indebito utilizzo in compensazione orizzontale di un credito IVA relativo al secondo e terzo trimestre 2017, per complessivi euro 19.673,38, con irrogazione delle sanzioni. Il recupero si fondava sul rilievo che il visto di conformità era stato apposto da un professionista che, alla data rilevante, risultava cancellato dall'elenco dei soggetti abilitati. In primo grado la società aveva ottenuto l'annullamento dell'atto, sostenendo la sostanziale spettanza del credito e la natura meramente formale della violazione, oltre alla propria buona fede; in appello l'Ufficio otteneva la riforma della decisione. In Cassazione la società deduceva: 1) nullità della sentenza di appello per motivazione apparente ex art. 111 Cost. e art. 36 d.lgs. 546/1992, perché la Corte territoriale si sarebbe limitata ad affermare che 'la norma è chiara' senza spiegare il percorso logico-giuridico seguito; 2) violazione degli artt. 17 e 35 d.lgs. 241/1997, dell'art. 10, comma 3, l. 212/2000 e dell'art. 6, comma 5-bis, d.lgs. 472/1997, sostenendo che l'assenza o invalidità del visto di conformità integra una violazione solo formale, non sanzionabile e non idonea a precludere la compensazione del credito se il credito è sostanzialmente spettante; 3) violazione dell'art. 111 Cost., dell'art. 36 d.lgs. 546/1992 e dell'art. 100 c.p.c. per asserita violazione del giudicato interno, poiché la fondatezza del credito sarebbe stata già riconosciuta in primo grado e non impugnata.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo, ritenendo la motivazione della sentenza di appello solo apparente e quindi nulla. Ha affermato che la decisione impugnata non esponeva in modo chiaro, logico ed esaustivo le ragioni dell'accoglimento dell'appello e del mantenimento dell'atto di recupero, poiché si limitava a formule apodittiche ('la norma è chiara') e a considerazioni sulla buona fede della contribuente, senza individuare la norma applicata né spiegare il ragionamento decisorio. Il secondo e il terzo motivo sono stati dichiarati assorbiti. La sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria della Lombardia in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La motivazione è apparente, e la sentenza è nulla, quando è solo graficamente presente ma non consente di comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice, lasciando l'interprete a mere congetture.
  • Nel giudizio di cassazione il vizio motivazionale è denunciabile solo nei limiti del 'minimo costituzionale': rilevano soltanto la mancanza assoluta di motivi, la motivazione apparente, il contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili o la motivazione obiettivamente incomprensibile.
  • In materia tributaria, il giudice non può limitarsi a formule apodittiche o a richiami generici alla 'chiarezza della norma': deve indicare la norma applicata, la disciplina desunta e il ragionamento che conduce alla decisione.
  • Quando l'appello verte sulla corretta applicazione della disciplina della compensazione e del visto di conformità, la questione della buona fede del contribuente non è di per sé idonea a colmare un deficit motivazionale, se non è spiegato il nesso tra quel dato e la regola giuridica ritenuta decisiva.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContenzioso tributario
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaTutela del legittimo affidamentoBuona fede e correttezza

Testo integrale

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