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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14037/2025 del 09/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che confermava il sequestro preventivo di più immobili, incluso quello nella disponibilità del ricorrente, disposti dal GIP. Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 321 c.p.p. per difetto di motivazione nei riguardi del requisito del periculum in mora, sostenendo che il Tribunale non aveva spiegato come la libera disponibilità dell'immobile potesse aggravare o protrarre le conseguenze del reato in termini di aumento del carico urbanistico. Argomentava inoltre che tale pericolo era inesistente perché l'immobile era utilizzato dal ricorrente solo per pochi mesi estivi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito adeguata motivazione sul periculum in mora, richiamando il consolidato orientamento secondo cui, nei reati edilizi, l'ordine di sgombero e il sequestro possono essere giustificati dall'aggravio del "carico urbanistico" che l'immobile comporta (aumento del traffico veicolare, scarichi fognari, contaminazione ambientale e uso di accessori tipici dell'abitazione). Ha anche considerato rilevante il pericolo per la libera fruibilità dell'area demaniale derivante dall'occupazione abusiva. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e a versare, in via equitativa, la somma di euro 3000 alla cassa delle ammende, essendo assente colpa grave nella determinazione dell'inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 321 c.p.p.

    Richiede motivazione adeguata della misura cautelare; nel caso la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia motivato sufficientemente la sussistenza del periculum in mora.

  • artt. 44, 93, 95 d.P.R. n. 380/2001

    Norme del testo unico dell'edilizia usate per contestare reati edilizi e costituenti la base normativa dei provvedimenti cautelari; la Corte si è riferita a tali contestazioni come fondamento del sequestro.

  • art. 1161 cod. nav.

    Richiamato fra le norme penali contestate; nel contesto serve come riferimento normativo alle responsabilità connesse all'occupazione di area demaniale marittima.

  • art. 633 c.p.

    Articolo citato tra i reati contestati; la sentenza lo indica come parte del compendio di illeciti che hanno giustificato il sequestro preventivo.

  • art. 639-bis c.p.

    Norma penale citata tra le contestazioni; rilevante nel contesto delle misure cautelari disposte per impedire la prosecuzione o l'aggravamento delle condotte illecite.

  • art. 181 d.lgs. n. 42/2004

    Norma sul vincolo paesaggistico citata tra le contestazioni; il costruire in area sottoposta a vincolo paesaggistico è tra i fatti che hanno giustificato il sequestro.

  • Sez. 3 n. 15637 del 13/03/2024 (P.M. c. Spiezia), Rv. 286173

    Giurisprudenza consolidata richiamata dalla Corte: ai fini del periculum in mora nei reati edilizi rileva l'aggravio del "carico urbanistico" anche quando l'opera è ultimata.

  • art. 616 c.p.p.

    Consente di condannare il ricorrente al pagamento delle spese per il ricorso inammissibile; applicata per la condanna alle spese processuali.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000 n. 186

    Richiamata per giustificare la determinazione equitativa dell'ammenda (3000 euro) quando il ricorso è inammissibile ma non presentato con colpa grave.

Massime di principio

  • Nei reati edilizi il periculum in mora può essere fondato sull'aggravio del "carico urbanistico" (traffico, fognature, contaminazione) anche se l'immobile è utilizzato solo stagionalmente: l'uso limitato riduce ma non elimina il pericolo.
  • La libera disponibilità dell'immobile deve essere valutata in termini di capacità di aggravare o protrarre le conseguenze del reato; il giudice deve motivare specificamente tale rapporto per conformarsi all'art. 321 c.p.p.
  • L'occupazione di aree demaniali (es. demanio marittimo) costituisce elemento rilevante e autonomo per giustificare misure cautelari quando limita la fruibilità pubblica.
  • La Cassazione richiede motivazione concreta e non solo affermazioni generiche: se il giudice di merito spiega l'impatto urbanistico e ambientale, la decisione sul sequestro tende a reggere il controllo di legittimità.
  • La proposizione di ricorsi manifestamente infondati può comportare condanna alle spese e, sebbene senza colpa grave, anche il pagamento di una somma a titolo di ammenda determinata in via equitativa.

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