Sentenza del 09/11/2021 n. 32595 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società impugnava l'avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2006 con cui l'Agenzia aveva rideterminato presuntivamente il reddito ai fini IRES e irrogato sanzioni applicando la disciplina sulle "società non operative" (L. 23 dicembre 1994, n. 724, art. 30). La ricorrente aveva chiesto, tramite interpello (art. 37-bis, D.P.R. n. 600/1973), la disapplicazione della norma per situazioni oggettive che avrebbero reso impossibile conseguire i ricavi minimi, richiesta però respinta dall'Amministrazione. In sede giudiziaria la società ha dedotto che l'immobile era gestito da terzi e quindi non era nella sua disponibilità, non potendo applicarsi il regime antielusivo, e ha inoltre sostenuto che l'applicazione degli studi di settore avrebbe mostrato la correttezza del reddito dichiarato.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno ritenuto che l'art. 30 L. n. 724/1994 si applica e costituisce una presunzione legale relativa che il contribuente può superare solo dimostrando l'impossibilità oggettiva di conseguire i ricavi minimi. L'istanza di disapplicazione era stata legittimamente respinta e la società non ha fornito prove sufficienti a dimostrare una situazione oggettiva e ineluttabile (ad es. la gestione da parte di terzi non è stata dimostrata come causa inevitabile dell'assenza di ricavi). È stato inoltre rilevato che per l'anno 2006 vigeva la versione del comma 4-bis che richiedeva situazioni "di carattere straordinario". Il vizio di motivazione prospettato è stato ritenuto inammissibile nei limiti del sindacato di legittimità; in ogni caso la valutazione delle prove compiuta dalla Corte regionale è apparsa congrua. La ricorrente è stata condannata alle spese processuali.
Norme richiamate
L. 23 dicembre 1994, n. 724, art. 30
Prevede la presunzione legale relativa della qualifica di "società non operativa" quando i ricavi risultano inferiori a un minimo presunto calcolato con coefficienti sugli asset; stabile il meccanismo del "test di operatività" e gli oneri probatori in capo al contribuente per superare la presunzione.
D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 35, comma 15 (conv. L. 4 agosto 2006, n. 248)
Ha introdotto il comma 4-bis all'art. 30 consentendo la presentazione dell'istanza di interpello per la disapplicazione della disciplina antielusiva in presenza di situazioni oggettive che rendono impossibile il raggiungimento dei ricavi minimi; per il 2006 la formulazione richiedeva "situazioni di carattere straordinario".
L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 109 lett. h
Ha modificato successivamente la formulazione del comma 4-bis eliminando la locuzione "di carattere straordinario" a partire dal 2007; tuttavia la modifica non è rilevante per il 2006.
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 37-bis, comma 8
Disciplina la procedura di interpello per chiedere la disapplicazione delle norme antielusive; l'istanza può essere respinta dall'Amministrazione se non provate le condizioni richieste.
art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e n. 5
Norme richiamate in tema di motivi di cassazione (violazione di legge e insufficiente motivazione); il ricorso per cassazione è stato valutato alla luce della riforma che restringe il sindacato sulla motivazione ai casi dell'omesso esame di fatto decisivo.
art. 111 Cost.
Richiamato in relazione al minimo costituzionale di motivazione richiesto per le decisioni giudiziarie; la verifica in cassazione è limitata al rispetto di questo minimo.
D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater
Prescrive l'ulteriore versamento eventuale del contributo unificato in caso di soccombenza del ricorrente.
Massime di principio
- La presunzione di "società non operativa" prevista dall'art. 30 L. n. 724/1994 è relativa: grava sul contribuente l'onere di provare l'esistenza di una impossibilità oggettiva a conseguire i ricavi minimi per ottenere la disapplicazione.
- La semplice gestione dell'immobile da parte di terzi non è di per sé prova sufficiente di una impossibilità ineluttabile; occorrono documenti e circostanze che dimostrino che la mancata produzione di ricavi non dipende da scelte volontarie del contribuente.
- Per l'anno 2006 la norma 4-bis richiedeva "situazioni di carattere straordinario": è quindi importante verificare la formulazione normativa applicabile all'anno d'imposta contestato perché condiziona la soglia di prova richiesta.
- L'istanza di interpello è uno strumento importante: il rigetto amministrativo può essere valorizzato in giudizio, ma la documentazione prodotta deve essere completa e convincente.
- In sede di cassazione il sindacato sulla motivazione è limitato: non si possono rimettere in discussione liberamente i fatti e le valutazioni probatorie compiute dal giudice di merito, salvo omesso esame di un fatto decisivo documentato negli atti.
- In casi simili è consigliabile raccogliere e conservare contratti di gestione, corrispondenza, fatture, documentazione che dimostri cause oggettive e impreviste (es. provvedimenti amministrativi, calamità, vincoli) che abbiano impedito l'utilizzo dell'asset e la percezione di ricavi.
- Se si invoca la compatibilità con gli studi di settore occorre non limitarsi ad affermazioni, ma quantificare e documentare la coerenza con i parametri di settore e spiegare perché tale parametro sia più idoneo del test patrimoniale.
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