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Cassazione Civile, Ordinanza n. 37537/2021 del 30/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

La controversia riguarda una lavoratrice assunta più volte a tempo determinato presso un ente pubblico non economico operante nel settore autostradale siciliano. La Corte d'appello, riformando parzialmente il primo grado, aveva accolto la domanda risarcitoria della lavoratrice per abusiva reiterazione dei contratti a termine, rilevando la mancanza di forma scritta e la genericità delle causali, e aveva liquidato un indennizzo pari a dodici mensilità. Il consorzio ha proposto ricorso per cassazione deducendo un unico motivo: violazione dell'art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001 e dell'art. 2697 c.c., sostenendo che, trattandosi di contratti plurimi e distanti nel tempo, non si sarebbe potuta configurare una illegittima successione o reiterazione di rapporti. La lavoratrice ha resistito e proposto ricorso incidentale, lamentando che la Corte territoriale avesse fatto decorrere gli accessori del credito solo dalla pronuncia, mentre essi avrebbero dovuto decorrere dalla cessazione dell'ultimo contratto, o almeno dalla costituzione in mora, o comunque dal deposito del ricorso giudiziale, invocando gli artt. 2043, 1218, 1219, 1223 c.c. e 429 c.p.c.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato sia il ricorso principale sia il ricorso incidentale. Ha ritenuto infondato il motivo del consorzio, richiamando il proprio precedente specifico in materia di reiterazione abusiva di contratti a termine nel medesimo ente e confermando che, anche in presenza di intervalli temporali, può configurarsi una successione di contratti rilevante ai fini della tutela risarcitoria. Ha inoltre respinto il ricorso incidentale della lavoratrice, affermando che, nel pubblico impiego privatizzato, l'indennizzo forfettario previsto per la reiterazione abusiva ha natura costitutiva e innovativa dell'assetto sostanziale; di conseguenza, in mancanza di diversa previsione, gli accessori decorrono dal provvedimento giudiziale che applica la misura, non dalla cessazione del rapporto o dalla mora. Le spese di legittimità sono state compensate per metà e il consorzio è stato condannato a rifondere l'altra metà; è stato inoltre dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato da parte di entrambe le parti ricorrenti.

Norme richiamate

  • art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001

    Nel pubblico impiego privatizzato l'illegittima apposizione del termine non determina la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato; in caso di abusiva reiterazione di contratti a termine, opera una tutela risarcitoria/indennitaria di matrice eurounitaria.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato dal ricorrente principale per contestare il riparto dell'onere probatorio, ma il motivo è stato ritenuto infondato alla luce della qualificazione della fattispecie come reiterazione abusiva di contratti a termine.

  • art. 2043 c.c.

    Invocato dalla ricorrente incidentale per sostenere il diritto agli accessori del credito risarcitorio a decorrere da un momento anteriore alla pronuncia.

  • art. 1218 c.c.

    Invocato dalla ricorrente incidentale come base della pretesa sugli accessori e sul ritardo nell'adempimento.

  • art. 1219 c.c.

    Invocato dalla ricorrente incidentale per individuare la decorrenza degli interessi dalla mora.

  • art. 1223 c.c.

    Invocato dalla ricorrente incidentale in tema di integrale risarcimento del danno e accessori.

  • art. 429 c.p.c.

    Invocato dalla ricorrente incidentale per sostenere la decorrenza degli accessori sulle somme dovute al lavoratore.

  • art. 32, comma 5, l. 183/2010

    Richiamato quale parametro della misura risarcitoria forfettaria per l'abusiva reiterazione, applicabile in via analogica/conforme al diritto UE nel pubblico impiego privatizzato.

  • art. 28, comma 2, d.lgs. 81/2015

    Indicata come disposizione attualmente corrispondente alla misura indennitaria forfettaria per l'abusiva reiterazione dei contratti a termine.

  • art. 380 bis c.p.c.

    Richiamato per la trattazione camerale non partecipata del ricorso.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    Richiamato per l'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Nel pubblico impiego privatizzato, la reiterazione abusiva di contratti a tempo determinato può essere accertata anche quando i contratti siano intervallati nel tempo, se nel complesso risulta un uso reiterato della forma flessibile in violazione dei limiti legali o euro-unitari.
  • L'illegittima apposizione del termine nei rapporti di lavoro soggetti all'art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001 non comporta conversione a tempo indeterminato, ma una tutela risarcitoria/indennitaria di natura forfettaria e con funzione anche deterrente.
  • La misura risarcitoria prevista per l'abusiva reiterazione dei contratti a termine nel pubblico impiego ha natura costitutiva e innovativa dell'assetto sostanziale: in difetto di una diversa previsione, gli accessori del credito decorrono dalla pronuncia che applica la misura.
  • La valutazione del tempo intercorso tra la cessazione dei contratti e la decisione giudiziale può incidere sulla quantificazione dell'indennizzo, ma non sposta automaticamente la decorrenza degli accessori, salvo specifiche previsioni o diversi titoli di credito ulteriori provati dal lavoratore.
  • In presenza di reciproca soccombenza su questioni diverse ma con pari esito negativo dei ricorsi, la Corte può compensare integralmente o parzialmente le spese di legittimità.
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Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineRicorso per cassazione
RamiLavoroProcesso civile
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