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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37936/2024 del 16/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza di appello che aveva confermato la condanna per opere abusive realizzate su terreno sottoposto a vincolo paesaggistico e ambientale. I motivi di ricorso in Cassazione sono: 1) violazione delle norme processuali relative al termine a comparire in appello (art. 601 co. 3 c.p.p.), sostenendo che il termine fosse di 40 giorni; 2) errato diniego della speciale causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. per presunta non abitualità e esiguità dell'intervento (anche per la pendenza di istanze di condono e permessi); 3) mancato riconoscimento della prescrizione dei reati, contestando la data di cessazione della permanenza del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza di condanna di merito. Motivazioni principali: 1) la modifica del termine processuale (40 giorni) non era applicabile al caso, perché la nuova disciplina si applica agli atti proposti dal 1° luglio 2024; pertanto il termine originario di 20 giorni era stato rispettato; 2) il diniego dell'applicazione della causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. è congruamente motivato: la pluralità e la gravità delle violazioni (urbanistiche, paesaggistiche, antisismiche e relative al conglomerato cementizio) e l'entità delle opere non consentono di ritenere la fattispecie di particolare tenuità; la presenza di domande di condono o permessi, ancorché invocate, non elide la gravità delle condotte realizzate in difformità; 3) la contestazione sulla prescrizione è infondata: i reati urbanistici/paesaggistici sono di natura permanente e la cessazione della permanenza non è stata provata in modo diverso da quanto indicato dai giudici di merito; correttamente è stato assunto come dies a quo la data del sequestro (12/11/2019) e la prescrizione non è nel frattempo maturata. La ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 380 del 2001 (Testo unico dell'edilizia), art. 44 lett. c)

    La Corte conferma l'imputazione per violazioni delle norme edilizie indicate nell'art. 44 lett. c) come integranti reati edilizi posti a fondamento della condanna

  • d.lvo n. 42 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), art. 181 comma 1

    La realizzazione di opere in zona sottoposta a vincolo paesaggistico senza autorizzazione integra il reato paesaggistico; la Corte ha ritenuto che la mancanza di nulla osta paesaggistico aggravasse la gravità dell'offesa

  • Legge n. 394 del 1991 (Istituzione dei parchi), artt. 13 e 30

    È stata contestata l'assenza del preventivo nulla osta dell'Ente Parco; la Corte ha ritenuto significativa tale omissione ai fini della gravità dell'offesa

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, art. 34 (modifica art. 601 c.p.p.)

    La Corte ricorda che la modifica che fissa il termine a 40 giorni è applicabile solo agli atti d'impugnazione proposti dal 1° luglio 2024; quindi non rilevante per l'appello in esame

  • codice di procedura penale, art. 606

    art. 606 co. 1 lett. b), c), e) c.p.p.

    Norma richiamata per la struttura dei motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto i motivi dedotti infondati o generici ai sensi delle predette disposizioni

  • codice penale, art. 131-bis

    La causa di non punibilità richiede congiuntamente 'particolare tenuità dell'offesa' e 'non abitualità del comportamento'; la Corte ha escluso la tenuità a causa della pluralità e gravità delle violazioni, rendendo superflua la valutazione della non abitualità

  • codice penale, art. 133

    Richiamato come criterio per valutare l'esiguità del danno e le modalità della condotta ai fini della particolare tenuità; la Corte ha applicato i criteri dell'art. 133 per escludere la tenuità

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. U. e Sez. 3 precedenti)

    es. Sez. U. n. 13681 del 25/2/2016; Sez. 3 n. 19111 del 10/03/2016; altre citate nella motivazione

    La Corte si è uniformata al principio consolidato secondo cui la violazione concomitante di più disposizioni urbanistico-paesaggistiche e antisismiche e l'entità delle opere esclude la particolare tenuità dell'offesa

Massime di principio

  • La speciale causa di non punibilità ex art. 131-bis c.p. richiede congiuntamente la particolare tenuità dell'offesa e la non abitualità del comportamento: la presenza di più violazioni (urbanistiche, paesaggistiche, antisismiche) e l'entità delle opere rendono difficilmente riconoscibile tale causa
  • Nei reati urbanistici e paesaggistici la fattispecie ha natura permanente: la prescrizione decorre dalla cessazione dell'attività edilizia abusiva; spetta alla difesa allegare e provare fatti idonei a dimostrare una data di cessazione anteriore rispetto a quella assunta dal giudice
  • La pendenza di istanze di condono o l'esistenza di permessi non regolarizzati non è di per sé sufficiente a escludere la gravità dell'offesa se le opere risultano realizzate in difformità e senza le autorizzazioni richieste
  • Le modifiche procedurali (es. termini a comparire) introdotte da norme recenti si applicano solo quando esplicitamente previste per gli atti proposti dopo la data di efficacia indicata dalla norma; è necessario verificare la tempestività soggettiva dell'impugnazione rispetto alla nuova disciplina
  • Quando si discute della cessazione della permanenza (e quindi del dies a quo della prescrizione) la documentazione sullo stato dei lavori, sequestri, provvedimenti amministrativi e acquisizioni probatorie è determinante: motivazioni generiche o non supportate da elementi probatori saranno rigettate

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