Cassazione Civile, Ordinanza n. 24859/2021 del 15/09/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La contribuente impugnava un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2003, emesso a seguito di controllo incrociato, con il quale l'Ufficio aveva recuperato a tassazione ricavi ritenuti omessi per sette fatture di vendita emesse nei confronti di una società. La Commissione tributaria provinciale aveva respinto il ricorso e la decisione era stata confermata in appello. In cassazione la contribuente proponeva quattro motivi: 1) nullità della sentenza per difetto di contraddittorio e litisconsorzio necessario, sostenendo che dovesse partecipare al giudizio il coniuge/collaboratore familiare titolare del 49% degli utili; 2) violazione dell'art. 14 d.lgs. 546/1992 e dell'art. 5 TUIR per il medesimo profilo di litisconsorzio; 3) violazione dell'art. 5, comma 4, TUIR per avere l'accertamento imputato l'intero reddito dell'impresa familiare alla sola titolare, senza limitarsi alla sua quota del 51% e senza attribuire automaticamente al collaboratore la quota del 49%; 4) violazione del divieto di doppia imposizione ai fini IRPEF e IRAP, motivo dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza, perché non era stato riportato il passaggio dell'atto impositivo su cui si fondava.
La decisione
La Corte ha rigettato il primo, il secondo e il terzo motivo, ritenendo che l'impresa familiare conservi natura individuale e che i familiari collaboratori, non essendone contitolari, rilevino solo nei rapporti interni; perciò non sussiste litisconsorzio necessario nel giudizio avente ad oggetto l'accertamento del reddito dell'impresa familiare, né può pretendersi una ripartizione automatica del reddito accertato tra titolare e collaboratore ai fini dell'imposizione. Il quarto motivo è stato dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza. Di conseguenza il ricorso è stato integralmente respinto, con condanna della ricorrente alle spese e all'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
in relazione all'art. 360, comma 1 n. 3, c.p.c.
indica il vizio di violazione o falsa applicazione di legge dedotto con i motivi di ricorso.
art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.
in relazione all' art. 360, comma 1 n. 4, c.p.c.
è il parametro invocato per denunciare la nullità della sentenza per difetto di contraddittorio.
Violazione e falsa applicazione dell'art. 14 d. Igs. 546/92
è richiamato come norma sul litisconsorzio nel processo tributario, ma la Corte esclude che nella fattispecie vi sia un litisconsorzio necessario.
Violazione e falsa applicazione dell'art. 5 d. Igs. 546/92 e dell'art. 5 TUIR
viene interpretato nel senso che, nell'impresa familiare, il reddito è imputato al titolare secondo la natura individuale dell'impresa.
art. 5, comma 4, d.P.R. 917/1986
violazione e falsa applicazione dell'art. 5 comma 4 i DPR 917/86
la Corte ribadisce che la partecipazione agli utili del collaboratore non trasforma l'impresa familiare in un rapporto di contitolarità del reddito d'impresa ai fini dell'accertamento verso il titolare.
Violazione degli artt. 163 TUIR e 68 DPR 600/73
è invocato dalla ricorrente per il dedotto divieto di doppia imposizione, ma il motivo è stato dichiarato inammissibile.
Violazione degli artt. 163 TUIR e 68 DPR 600/73
è richiamato quale parametro del dedotto divieto di doppia imposizione, senza esame nel merito per difetto di autosufficienza.
ai fini della partecipazione eventualmente alla udienza di discussione ex art. 370 comma 1 c.p.c.
norma richiamata per la costituzione dell'Agenzia al solo fine di partecipare all'udienza.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002
Ai sensi dell'art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002
la Corte dà atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.
art. 13, comma 1-bis, d.P.R. 115/2002
a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13
richiamato in relazione all'ulteriore contributo unificato dovuto in caso di soccombenza.
Massime di principio
- Nell'impresa familiare, ai fini del contenzioso sull'accertamento del reddito, la struttura resta individuale e la posizione dei familiari collaboratori rileva solo nei rapporti interni; pertanto non sussiste litisconsorzio necessario con il collaboratore familiare.
- La partecipazione di un familiare agli utili dell'impresa familiare non comporta automaticamente la contitolarità del reddito d'impresa né impone che l'accertamento fiscale sia limitato alla sola quota del titolare.
- Nel giudizio di legittimità, il motivo che denunci il divieto di doppia imposizione deve essere autosufficiente e riportare gli elementi dell'atto impositivo su cui si fonda; in difetto, il motivo è inammissibile.
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