Cassazione Civile, Sentenza n. 22347/2020 del 15/10/2020
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione da parte dell'Agenzia delle Entrate della sentenza della CTR di Emilia-Romagna che, in tema di accertamento induttivo ai fini IRPEF per l'anno 1999, aveva annullato la ripresa a tassazione di parte della differenza tra prezzo di vendita dichiarato e maggiore somma incassata per la vendita di un immobile (contestata come provento di reato/appropriazione indebita). L'Amministrazione contestava che la CTR avesse erroneamente richiesto una "prova certa" della percezione del maggior reddito, escludendo la possibilità di utilizzare le risultanze del processo penale e omettendo di valutare fatti decisivi (testimonianze, comparazioni di prezzi, elementi istruttori) che avrebbero potuto portare a una rideterminazione della pretesa tributaria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ritenendo che la CTR avesse aggravato l'onere probatorio imposto all'Ufficio e avesse errato nel negare a priori valore probatorio alle risultanze del processo penale. Ha altresì ritenuto che la CTR avesse omesso l'esame di fatti decisivi e che, data la natura del processo tributario come giudizio di merito, la CTR avrebbe dovuto, se del caso, rideterminare la pretesa tributaria nei limiti delle somme effettivamente provate (la Corte indica la possibilità di quantificazione, sulla base degli elementi penali, con la formula indicativa riportata). Per questi motivi la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Commissione tributaria regionale dell'Emilia-Romagna in diversa composizione per nuovo esame (dando atto del giudicato interno sulla somma di lire 70.000.000 e sulla non trasmissibilità delle sanzioni agli eredi). La Corte ha inoltre demandato alla CTR di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
legge n. 537/1993, art. 14, comma 4
Richiamata a sostegno del quadro normativo sull'accertamento induttivo; la Corte considera errata l'interpretazione della CTR che imponeva un "quid pluris" non previsto dalle norme sull'accertamento presuntivo
d.P.R. n. 600/1973, art. 38, comma 3
L'incompletezza, la falsità e l'inesattezza dei dati indicati nella dichiarazione, salvo quanto stabilito dall'art. 39, possono essere desunte dalla dichiarazione stessa, dal confronto con le dichiarazioni relative agli anni precedenti e dai dati e dalle notizie di cui all'articolo precedente anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti
La Corte afferma che l'art. 38 consente all'Ufficio di fondare accertamenti su presunzioni semplici purché gravi, precise e concordanti; le risultanze del processo penale possono costituire elementi presuntivi valutabili nel contenzioso tributario
codice civile, artt. 2697, 2727, 2729
Riferiti in relazione all'onere della prova; la Corte censura l'erronea applicazione da parte della CTR del regime probatorio che ha aggravato indebitamente l'onere a carico dell'Amministrazione
codice di procedura civile, art. 360, primo comma, nn. 3 e 5
Articoli invocati come ragione di cassazione per violazione di norme e insufficiente motivazione/omesso esame di fatti decisivi: la Corte ritiene fondate le doglianze di vizio di diritto e motivazione avanzate dall'Agenzia
d.lgs. n. 546/1992, artt. 2 e 35, comma 3
Richiamati in relazione alla natura del processo tributario come giudizio di impugnazione-merito e al potere del giudice tributario di rideterminare la pretesa dell'Ufficio nei limiti delle prove disponibili
codice di procedura civile, artt. 112, 115 e 277
Norme processuali sulla valutazione e utilizzazione delle prove; la Corte ricorda che la sentenza penale irrevocabile resta elemento di prova libero ed autonomamente valutabile nel giudizio tributario
Massime di principio
- Una sentenza penale irrevocabile relativa a fatti attinenti può essere assunta come elemento di prova nel giudizio tributario, ma non è prova automatica e assoluta: va valutata insieme ad altre risultanze e presunzioni
- L'Ufficio può fondare accertamenti induttivi su presunzioni semplici purché siano gravi, precise e concordanti (art. 38 DPR 600/1973); non è richiesto che la prova della percezione del reddito sia "certa" in senso formale oltre le presunzioni ammesse dalla norma
- Il giudice tributario in sede di merito può e deve rideterminare la pretesa tributaria nei limiti della prova acquisita, anziché annullare integralmente l'accertamento quando parte della pretesa risulti effettivamente provata
- L'omissione dell'esame di fatti decisivi o una motivazione insufficiente costituiscono motivo di cassazione e determina il rinvio per nuovo esame
- Le sanzioni tributarie non sono trasmissibili agli eredi; talvolta l'Ufficio rinuncia all'irrogazione delle sanzioni nei confronti degli eredi, ma ciò non elimina la possibilità di accertamento del maggior reddito
- Nelle controversie che coinvolgono proventi illeciti o appropriazione indebita, la quantificazione del reddito imponibile può avvalersi degli elementi probatori emersi nel processo penale (comparazioni di prezzi, dichiarazioni di testimoni, elementi economici) per formare presunzioni idonee a sostenere l'accertamento
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