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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10901/2025 del 25/04/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (contribuente)

La controversia

Una compagnia assicurativa aveva presentato un interpello disapplicativo ai sensi dell'art. 167, commi 5 e 8-ter, TUIR, per ottenere la disapplicazione della disciplina CFC in relazione alla partecipazione detenuta in una società irlandese (Lawrence RE), sostenendo che questa svolgesse effettiva attività commerciale nel Paese di insediamento e non fosse una costruzione artificiosa volta a ottenere un indebito vantaggio fiscale. La Direzione centrale dell'Agenzia delle Entrate aveva dichiarato inammissibile l'istanza, osservando che le ambiguità sulla concreta attività svolta dalla controllata richiedevano un'indagine di fatto non esperibile in sede di interpello. La contribuente aveva impugnato il provvedimento; la CTP aveva respinto, mentre la CTR aveva dichiarato inammissibile l'originario ricorso ritenendo non autonomamente impugnabile il diniego. Con il ricorso per cassazione la società ha dedotto, con due motivi sostanzialmente sovrapponibili, la nullità della sentenza e la violazione delle norme sul processo tributario e sull'art. 167 TUIR, sostenendo che il diniego all'interpello disapplicativo fosse atto impugnabile in via autonoma davanti al giudice tributario.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondati i due motivi, esaminati congiuntamente, affermando che la risposta dell'Amministrazione all'interpello disapplicativo CFC ha natura provvedimentale e incide immediatamente sulla sfera giuridica del contribuente, sicché è autonomamente impugnabile. Ha inoltre osservato che il provvedimento, pur formalmente definito di inammissibilità, era sostanzialmente un diniego nel merito della disapplicazione, fondato sulla ritenuta insussistenza dei presupposti richiesti dall'art. 167, comma 8-ter, TUIR. Di conseguenza ha cassato la sentenza della CTR e ha rinviato alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, in diversa composizione, per un nuovo esame della controversia e per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 167 TUIR

    Il contribuente può chiedere preventivamente la disapplicazione della disciplina CFC; la risposta negativa dell'Amministrazione su interpello disapplicativo ha natura provvedimentale e può essere impugnata autonomamente.

  • art. 11 L. 27 luglio 2000, n. 212

    L'interpello disapplicativo è proposto secondo le modalità dell'art. 11 dello Statuto del contribuente; la tutela dell'affidamento nel sistema tributario rileva anche in questo contesto.

  • art. 19 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

    L'elenco degli atti impugnabili va interpretato in modo estensivo fino a ricomprendere gli atti con cui l'Amministrazione manifesta una compiuta pretesa tributaria incidendo sulla sfera del contribuente.

  • art. 2 D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

    Richiamato come norma sul processo tributario per censurare la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

  • art. 100 c.p.c.

    Richiamato dalla ricorrente a sostegno dell'interesse ad agire/impugnare l'atto.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Censura proposta come violazione di legge.

  • art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.

    Censura proposta come nullità della sentenza per error in procedendo.

  • art. 24 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente a tutela del diritto di difesa e di accesso al giudice.

  • art. 53 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente in tema di capacità contributiva e corretto rapporto tributario.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente in relazione ai principi di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione.

  • art. 384, comma 2, c.p.c.

    Norma applicata per la cassazione con rinvio al giudice di merito.

  • art. 62, comma 2, D.Lgs. n. 546 del 1992

    Richiamato per il rinvio al giudice tributario di secondo grado e per le spese.

  • art. 385, comma 3, c.p.c.

    Richiamato per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità nel rinvio.

  • art. 13 D.L. n. 78 del 2009

    comma 1, lettere a), b) e c)

    Ha modificato il testo dell'art. 167 TUIR applicabile ratione temporis.

  • art. 37-bis D.P.R. n. 600 del 1973

    Richiamato in via analogica dalla giurisprudenza precedente sulla impugnabilità del diniego di disapplicazione di norme antielusive.

  • art. 6 D.Lgs. n. 156 del 2015

    Richiamato come conferma normativa successiva della ricorribilità unitaria della risposta all'interpello disapplicativo con l'atto impositivo.

  • art. 2, comma 4, lettera e), D.Lgs. n. 219 del 2023

    Citato come norma che ha abrogato il richiamo precedente al D.Lgs. n. 156 del 2015.

  • art. 10 L. n. 212 del 2000

    Richiamato a fondamento generale del principio di tutela dell'affidamento nel diritto tributario.

Massime di principio

  • La risposta dell'Amministrazione a un interpello disapplicativo in materia antielusiva non è un semplice parere, ma un atto provvedimentale idoneo a incidere immediatamente sulla posizione giuridica del contribuente e, quindi, autonomamente impugnabile davanti al giudice tributario.
  • Ai fini dell'impugnabilità, non rileva la sola formula adoperata dall'ufficio (ad esempio, 'inammissibilità'), ma il contenuto sostanziale dell'atto: se l'Amministrazione respinge la richiesta per ritenuta insussistenza dei presupposti di legge, l'atto va qualificato come diniego definitivo.
  • L'elenco degli atti impugnabili nel processo tributario va interpretato estensivamente quando l'atto dell'ente impositore porta a conoscenza del contribuente una precisa e attuale pretesa fiscale o una determinazione destinata a orientarne la condotta dichiarativa.
  • Il contribuente che riceve una risposta negativa all'interpello disapplicativo conserva comunque la possibilità di contestare la pretesa in sede giurisdizionale anche avverso l'eventuale successivo atto impositivo; tuttavia, la risposta negativa è di per sé già lesiva e può essere impugnata subito.
  • La risposta positiva all'interpello disapplicativo vincola l'Amministrazione per effetto della tutela dell'affidamento, mentre quella negativa non vincola il contribuente ma è comunque immediatamente sindacabile.
  • In materia CFC, l'interpello preventivo richiesto dall'art. 167 TUIR serve a verificare se ricorrano i presupposti di disapplicazione della disciplina antielusiva; se l'ufficio nega la disapplicazione perché ritiene non provata l'effettiva attività estera o l'assenza di costruzione artificiosa, il diniego è sostanzialmente definitivo.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della provaTutela del legittimo affidamento

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