Cassazione Penale, Sentenza n. 41426/2024 del 12/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per cassazione avverso la conferma della sentenza di condanna (Tribunale e Corte d'appello) per reati edilizi, paesaggistici, ambientali e violazioni di sigilli. Tre principali censure: 1) nullità della sentenza per mancata presenza del difensore fiduciario e per il mancato rinvio dell'udienza dell'11/01/2023 (violazione del diritto di difesa), con reclamo sulla nomina del difensore sostitutivo e sulla mancata concessione di un termine a difesa o di un rinvio per la discussione; 2) nullità per mancata ammissione della perizia ai sensi dell'art. 507 c.p.p. e mancata considerazione di una precedente sentenza irrevocabile (assoluzione) che, secondo il ricorrente, avrebbe provato la conclusione dei lavori prima del 28/08/2019 e la necessità di ripristino a seguito di incendio; 3) contraddittorietà e vizio della motivazione in relazione a tutti i capi d'imputazione (sussistenza degli interventi, natura e entità delle opere, carattere dei rifiuti, violazione dei sigilli), con la tesi difensiva che gli interventi fossero esclusivamente di messa in sicurezza e manutenzione, non edilizi e non ampliativi.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto infondati i motivi: 1) sull'assenza del difensore fiduciario e sul mancato rinvio, richiamando la giurisprudenza secondo cui il difensore nominato ai sensi dell'art. 97, comma 4, c.p.p. non ha diritto automatico a termine ex art. 108 c.p.p. e che il rinvio per preparazione della discussione non è un diritto soggettivo delle parti ma una facoltà del giudice; 2) sulla mancata perizia, ritenendo che la documentazione già acquisita (fotografie e atti) fosse idonea e che la mancata perizia non costituisce motivo di cassazione quando non si tratti di prova decisiva a discarico; la sentenza di assoluzione precedente non risultava decisiva alla luce delle prove contrarie (accertamenti, sequestri e fotografie) riportate in sentenza; 3) sulle critiche alla motivazione, valutando che le censure erano in gran parte ricostruzioni di merito non sindacabili in Cassazione e che la motivazione dei giudici di merito era ampia, logica e fondata su elementi documentali e testimoniali. Esiti accessori: conferma della condanna di merito (pena originaria: 3 anni e 9 mesi di reclusione e multa di 3.600 euro), dichiarazione di inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende e alla rifusione in favore della parte civile Comune di Milano di euro 1.850, oltre accessori di legge.
Norme richiamate
D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico edilizia); art. 44, comma 1, lett. b), art. 71, art. 72
Norme del codice edilizio utilizzate per contestare interventi edilizi abusivi e per la valutazione della necessità di titolo abilitativo (permesso di costruire vs SCIA/CILA); la Corte ha ritenuto che gli interventi richiedessero permesso di costruire e non fossero coperti dalla SCIA/CILA in relazione alle aumentate volumetrie e al cambio di destinazione d'uso.
D. lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali); art. 181
Norma richiamata per vincoli e tutela dei beni soggetti a vincolo storico/architettonico; la Corte ha valutato la presenza e l'effetto dei vincoli e ritenuto fondate le contestazioni quando ricostruite dalle prove.
D. lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico ambientale); art. 256, comma 2
Richiamata in relazione a illeciti ambientali/gestione illecita di rifiuti (deposito incontrollato); la Corte ha ritenuto che emergessero elementi probatori sufficienti per affermare la responsabilità.
Codice penale; art. 349 (violazione di sigilli)
Articolo utilizzato per contestare l'esecuzione di opere nell'area sottoposta a sequestro; la Corte ha ritenuto provata l'esecuzione di lavori nonostante i sigilli.
Codice di procedura penale; art. 97, comma 4
Consente la nomina di un difensore d'ufficio/sostitutivo in caso di assenza del difensore di fiducia. La Corte ha interpretato che il difensore nominato ai sensi di questo articolo non acquisisce il diritto al termine a difesa previsto dall'art. 108 c.p.p.
Codice di procedura penale; art. 108
Regola il termine per la difesa quando il difensore viene sostituito per rinuncia, revoca, incompatibilità o abbandono; la Corte ha confermato che tale termine non spetta al difensore nominato ex art.97, comma 4.
Codice di procedura penale; art. 507
Disciplina l'ammissione di consulenze tecniche d'ufficio: la Corte ha ritenuto che la richiesta generica non giustificasse automaticamente la perizia e che i giudici del merito abbiano discrezionalità nella decisione.
Codice di procedura penale; art. 606, comma 1, lett. d)
Limita i motivi di ricorso in Cassazione, escludendo la valutazione di fatto; la Corte ha ritenuto inammissibili le censure che chiedevano riesame probatorio o censuravano valutazioni di merito.
Codice di procedura penale; art. 495, comma 2
Riferimento nell'ambito della prova a discarico decisiva: la Corte ha rilevato che la perizia non rientra nelle prove decisive a discarico richiamate da quella norma.
Codice di procedura penale; art. 523, comma 1
Prevede l'immediata consequenzialità tra chiusura dell'assunzione delle prove e conclusioni; utile a giustificare la decisione del giudice di non concedere un rinvio per sole esigenze di preparazione alla discussione.
Codice di procedura penale; art. 530, comma 2
Richiamato in relazione alla sentenza di assoluzione intervenuta in altro procedimento per taluni reati; la Corte ha valutato il peso di tale sentenza nel contesto probatorio complessivo e l'ha ritenuta non decisiva rispetto agli altri elementi di prova.
Codice di procedura penale; art. 616
Norma richiamata per l'onere delle spese e per il versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso non imputabile a colpa grave.
Massime di principio
- La nomina di un difensore sostitutivo ai sensi dell'art. 97, comma 4, c.p.p. non attribuisce automaticamente il diritto al termine ex art. 108 c.p.p.; il diritto al termine è riservato al difensore nominato in modo stabile per rinuncia, revoca, incompatibilità o abbandono.
- La discrezionalità del giudice sulle misure istruttorie (es. ammissione o meno di una perizia ex art.507 c.p.p.) non è sindacabile in Cassazione se la richiesta è generica e il giudice motiva sulla sufficienza della documentazione acquisita.
- La Cassazione non riesamina questioni di merito o la valutazione delle prove: le doglianze che si limitano a riproporre valutazioni fattuali o a chiedere una diversa valutazione probatoria sono generalmente inammissibili ai sensi dell'art.606 c.p.p.
- Una sentenza favorevole in altro procedimento (anche se irrevocabile) non è automaticamente capace di ribaltare una decisione di condanna se nel caso concreto sussistono elementi probatori contrari, e il giudice di merito ha valutato tali elementi.
- Il rifiuto del giudice di concedere un rinvio esclusivamente per preparare le conclusioni, dopo la chiusura dell'istruttoria, rientra nella normale discrezionalità e non costituisce di per sé violazione del diritto di difesa.
- La mancata richiesta o la formulazione generica del quesito peritale rende meno cogente l'obbligo di disporre consulenza tecnica: per ottenere la perizia è necessario indicare profili specifici di accertamento.
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